LE ORIGINI DELLA VIA FLAMINIA – LA RELIQUIA CONTENENTE IL PREPUZIO DI N. S. GESU’ CRISTO

ll nome di Clarice Anguillara Colonna è legato alla curiosa vicenda del ritrovamento della reliquia contenente il prepuzio di N. S. Gesù Cristo.
Il fatto è raccontato dal Pansirolo nel suo libro nascosti ». Nel 1527 un soldato borbonico che aveva preso parte al sacco di Roma, operato dalle truppe di Carlo V condotte da Carlo, Duca di Borbone, nel partirsi da Roma portò via con sé la suddetta reliquia che era racchiusa in una scatola di
acciaio e che si conservava nel sancta sanctorum del Laterano. Pare che la Beatissima Vergine, per rivelazione di S. Brigida, conservo questa sacra carne che poi consegnò all’ Apostolo.
Glovanni; da questi passò per diverse mani finché andò a finire nel Sancta Sanctorum del Laterano. Il soldato fuggendo da Roma si fermò a Calcata, piccolo villaggio presso Faleria, e qui in una cantına, nascose, sotterrandola, la preziosa cassetta. Il soldato fuggì poi da Calcata ma per la strada, a 23 miglia distante da Roma, fu sorpreso e condotto a Roma dove poi, malato, fu ricoverato nell’ ospedale di S. Spirito, e, presso a morire, rivelò il fatto. Il Papa dell’epoca, Clemente VII, fece fare delle ricerche, ma invano. Solo dopo trent’anni fu rinvenuta e scavata dal parroco del luogo il quale la portò alla Signora Maddalena Strozzi, moglie di Flaminio Anguillara, là quale dimorava allora a Stabia. La Signora Maddalena si provò ad aprire la scatola, ma le si irrigidirono talmente le braccia che non vi riusci. Fu invitata ad eseguire l’operazione la figlia di lei Clarice, allora innocente giovanetta, che d’un subito l’apri tra lo stupore dei presenti. Si dice che dalla scatola aperta si sprigionò un soavissimo odore che riempi per due giorni tutta la casa. Il piccolo lembo di carne si era trasformata in una pallottolina grinzosa della grandezza e colore di un grosso cece rosso. Tolto dalla scatola d’acciaio, fu collocato in un vaso d argento e dopo due anni, il giorno delle Circoncisione, la reliquia fu riportata a Calcata ove, con torce accese, convennero molte donne devote, il sodalizio di S. Orsola e molti altri del vicino paese di Mazzano. Si racconta che stando in adorazione la Chiesa si di nebbia e di caligine e per lo spazio di quattro ore nonriericdero che stelle, facelle e fuochi volanti per la Chiesa stessa. Avvisato di ciò il papa Paolo IV, questi inviò sul luogo due Canonici lateranensi per riconoscere la reliquia; uno di essi volendola toccare per provare la consistenza, sotto la pressione si divise in due mentre il cielo si riempì di tuoni e di guizzanti fulmini che parve giunto il tremendo giorno dell’estremo Giudizio. La santa reliquia è ancora oggi conservata e venerata nel-la chiesa dei SS. Cornelio e Cipriano a Calcata. La giovanetta Clarice Anguillara è quella stessa che poi divenne moglie del secondo Sciarra Colonna e madre di Placidia, Giulia e Flaminia. La chiesa dei SS. Cornelio e Cipriano trovasi a sinistra appena entrati nel paese di Calcata; ha tre altari uno vicino all’altro, ed in quello maggiore, ornato di marmı pregevoli e di stucchi, fra due colonne di marmo è una nicchia, anch’essa Travestita di marmo e chiusa da due sportelli di bronzo dorato, in questa nicchia si conserva la reliquia del SS. Prepuzio racchiusa entro una piccola custodia in forma di vaso ovale, sormontata da una corona imperiale ricca di gemme preziose, e sorretta da due angeli. Il tutto è d’argento massiccio dorato. Nell’ interno della piccola urna, sotto un cristallo, si vede il Sacrosanto Prepuzio rosseggiante e diviso in due particelle come è stato sopra raccontato.

Calcata è un piccolo paese situato sopra una vasta rupe Circondata da altre rupi tutte di tufo e strapiombanti in una valle in fondo a cui scorre il fiume Treia. Il nome di Calcata è forse derivato dal fatto che deve essere in quel luogo esistita un’importante calcare, ossia fornace per fare la calce. E non si è lontani dal vero se si pensa che in quei dintorni, in seguito alle devastazioni ed invasioni barbariche, giacevano cumoli di macerie di pietre e marmi di città, castelli e ville distrutte. Pio II nei commentari la chiama Carcanum. Nel XIV secolo faceva parte del patrimonio dei Conti Anguillara, come è riportato da alcuni istrumenti tra i quali uno del 1363 in favore dei pupilli e vedova Francesca di Giovanni Anguillara, nel quale vi sono nominate le terre ed i castelli di Capranica, Stabia, Calcata, Vicarello, ecc. (l).In seguito alla morte del Conte Carlo Anguillara, figlio di Lorenzo e di Arfidia Sinibaldi, il feudo di Calcata passò in dominio della Casa Sinibaldi, e da questa a quella dei
Massimo, duchi di Rignano Flaminio, che ne hanno tuttora il possesso. Per andare a Calcata è necessario raggiungere Faleria dal-la stazione della ferrovia elettrica della Roma-Nord, e da Faleria, per una mulattiera scavata nel tufo, e lunga circa tre chilometri, fra rupi scogliose e burronı, si entra nel paese. Si può anche al presente ammirare la casa degli antichi baroni, oggi del Duca Massimo.

 

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