LA VIA FLAMINIA E LE SUE ORIGINI

(Ia Parte)

La via Flaminia esce da Porta del Popolo e dopo aver costeggiato i colli Parioli, fra caseggiati e ville, attraversa il Ponte Molle, quindi, seguendo il corso del Tevere si avvicina a Tor di Quinto. Poco dopo, varcato il Turia e il Cremera (oggi chiamato Valchetta) perviene a Prima Porta. Da qui abbandona il corso del Tevere, passa per Castelnuovo di Porto, per Rignano, costeggia le falde del Soratte e poco dopo l’osteria di Stabbia, varca il Treia e giunge a Civita Castellana. Anticamente, dopo Civita Castellana, si dirigeva di nuovo verso il Tevere che attrAversa su di un ponte, fra l’attuale Ponte Felice e Orte e del quale si vedono ancora le rovine chiamate volgarmente le pile d’Augusto; quindi proSegue per Otricoli, Narni, Terni andando a terminare a Rimini. Da qui, col nome di via Emilia, continua fino ad Aquilea.

PONTE MOLLE

Il nome “Flaminia” derivò da Caio Flamino Censore che la fece costruire nel V secolo di Roma. Il primo tratto della via Flaminia che possiamo limitarlo fra Roma e Castelnuovo di Porto, è forse il più interessante dal lato storico come lo provano i frequenti vestigi e ruderi di antiche costruzioni. Il Tevere ebbe anticamente presso Roma due ponti che venivano chiamati al plurale “Navalia”. Uno era fuori Porta Tergemina, oggi Porta San Paolo, di là del ponte Sublicio, nella località attualmente chiamata Marmorata per i residui di marmi coi quali l’ imperatore Antonino fece ornare il porto che prima era costruito con legnami. L’altro porto era vicino all’odierno Acqua Acetosa, incontro ai Prati ancora oggi chiamati Quintii, La torre Quintia, detta oggi Tor di Quinto, è costruita presso i detti prati che taluni credono fossero i quattro iugeri di terra che Quinzio Cincinnato arava quando fu nominato Dittatore nella guerra contro gli Equi. La torre è di forma quadrata, costruita sul nucleo di un antico sepolcro: per la sua posizione era di grande importanza strategica poiché, mentre dominava l’antica via Flaminia, era anche a guardia del Tevere.

PONTE MILVIO, RITROVO NOTTURNO

PONTE MOLLE

Al tempo di Tito già esisteva il Ponte Molle detto da Scauto “Milvio” ed era logico che il porto del Tevere fosse dopo il ponte affinchè gli archi di esso, specie quando il fiume era in piena, non fossero di impedimento al passaggio delle barche che da Perugia trasportavano a Roma grani, vino ed altri generi. Fra il porto dell’Acqua Acetosa e Ponte Molle sorse un borgo il quale divenne il ritrovo notturno di passatempi e piaceri. I frequentatori, fra i quali anche Nerone, vi si recavano per essere più liberi ai sollazzi e alle licenze, come afferma anche Tacito:

Pons Milvius in ero tempore celebris nocturnis illicebris erat, ventitabata; illuc Nero, quo solutions Urbem extra lasciviret”.

FLAMINIA
FLAMINIA

Procopio (storico greco) parlando di Ponte Milvio nell’occasione della venuta di Vitige Re dei Goti che pose l’assedio a Roma, non lo fu più distante di 14 stadi, che sarebbero stati 250 passi, dal porto. In quella circostanza Belisario per la difesa vi fece costruire una torre di cui si osservano ancora i vestigi. Il porto aveva un arsenale. Vitige, impadronendosi di Ponte Molle, armò molte barche per invadere Roma per la via del Tevere: da ciò si deve dedurre che, impadronendosi del porto e dell’arsenale, avesse comodità per prepararle. Dopo il ponte Molle la via Flaminia era chiamata strada Ravenniana, come mostra il Bosio: Flaminia via curn ad Pontem Milvium pervenit, vocator via Ravenniana quae ad Ravenniam ducit.

Dicendo Ravenna, non deve intedersi della città arcivescovale, che negli antichi itinerari non è mai nominata; tanto Porta Ravenniana, che era presso S. Pietro in Vaticano, quanto Via Ravenniana deve intendersi della Classe Ravenniana acquartierata a Monte la Guardia presso Castelnuovo di Porto e le Colonie di Ramiano e Ponzano.

il cammino della via flaminia

Dopo Tori di Quinto, l’antica Flaminia correva lungo il piano, come indicano gli avanzi di qualche sepolcro. L’attuale via attraversa il fosso Crescenzia, o Acquatraversa, e poco dopo quello dell’Inviolatella. Da qui si contempla uno dei più suggestivi e pittoreschi quadri della campagna romana. Mentre sulla sinistra l’occhio s’arresta dinanzi ad un alinea di rupi strapiombanti sulla strada, formate da tufi rossastri e da colossali rocce vulcaniche, sulla destra la vista scorre libera sulla verde distesa del piano, col magnifico aeroporto del Littorio e ammira il corso maestoso del Tevere che col suo capriccioso serpeggiamento ora s’avvicina e dora si allontana dalla via; più in giù, nello sfondo, in lontananza, i verdi e ridenti colli della Sabina ai quali fa superbamente spalliera il gruppo del Monte Gennaro.

LA TOMBA DELLA FAMIGLIA NASONI

Sul principio di questa linea di rupi, non molto lontano dal casale di Grotta Rossa, oggi ingrandito per altre costruzione aggiunte, si trova la così detta Valle del Vescovo, così chiamata perché in quei pressi affondò un Vescovo con la lettiga e i muli in conseguenza di un tratto di strada sprofondato e ripieno di fango per lo straripamento del Tevere. Nel 1674 in quei pressi fu scoperta una sepoltura scavata a scalpello nella roccia sulla base della rupe. Fu chiamata loca religiosa. Era fatta a volta ed intonacata ed ornata di stucchi con festoncini e cornici e con figure laureate e consolari. Di fronte vi era una nicchia con un’urna grande per il padrone e ad ogni lato tre loculi per i famigliari e i liberti, contenenti anch’essi casse di travertino con copertura di grosse tegole di terra cotta con entro ossa e ceneri. Il pavimento era tutto mosaico con quattro iscrizioni dalle quali rilevasi che quel sepolcro apparteneva ad una famiglia, i NASONI. C’è chi senz’altro l’attribuì alla famiglia di Ovidio Nasone il quale, come si sa, morì a Torni nel Ponto. Il sepolcro rimasto abbandonato, in balia dei viandanti, fu rovinato e poi distrutto vandalicamente per cavare la pietra.

LE ISCRIZIONI

Ecco le quattro iscrizioni che vi furono trovate e che Degli Effetti (=di Castelnuovo di Porto “Memorie di S.Nonnoso, abbate del Soratte – anno 1675 – Biblioteca Nazionale) trascrisse sul posto nel 1675 recandosi a Roma per la ricorrenza dell’anno santo:

1

D.M.

Q. NASONIUS. AMROSI

US. SIBI . ET . SUIS FECIT . LIBERTIS

LIBERTABUSQUE

NASONǢ . URBICE

CONIUGI . SUǢ . ET COL

LIBERTIS . SUIS . ET

POSTHIRISQUE . EOR

2

D.M.

AELIO . COGITATO . VETERANO . AUGG . N.N.

QUI . VIX . ANN . XXXX . MENSIB . X . DIEB . VIII .

ET MILITAB . ANNIS . XVIII . AUREL . IOVIN .

VETERANUS . ET LOLLIUS . COSTANTIN .

MILEX . COH . II . PRAETORIAE . ET ULPIUS

MARCELLANUS . EQUES . SINGULARIS . AUGG . N

BENEMERENTI . FECERUNT

3

P.O.M. EB ss

ROMA . NI . AE . VI . TALI

FI . LE . TI . FILIA ss

CONIU . GI MEREN . TI

CAE . SONIUS . PROBUS FEC .

4

D.M.

L . VOUSIO VALENTINO

FECIT SCANDRIA FORTUNATA

COIUX QUAE VIXIT CUM IVM ANN

NEMENT QUIVI XIT AN . XN . M . III .DIE

BUS V . BENEMERENTI FECIT

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