REGOLA NUMERO OTTO – TIPI DI FORZA ASTRALE

REGOLA NUMERO OTTO
TIPI DI FORZA ASTRALE

Si consiglia la lettura del commento di questa regola nel Trattato del Fuoco Cosmico. Pur
trovandolo alquanto complesso e ricco d’indicazioni occulte velate, sarà utile studiarlo, insieme
a tutto ciò che riguarda il “piano astrale”, per farsi un’idea generale della sua natura, nonché
della sua funzione di campo di battaglia dei sensi e di luogo dal quale si opera la magia. Il
desiderio intelligente e costruttivo del mago bianco, che agisce sotto la guida della propria anima
e si occupa quindi del lavoro di gruppo, è il potere motivante alla base di tutti i fenomeni
di magia. Quest’opera magica ha inizio nella vita stessa del mago, si estende al mondo del
piano astrale e, divenuta potente, da lì può cominciare a manifestarsi sul piano fisico e infine
sui piani superiori.
Ci soffermeremo quindi più a lungo su questa regola, poiché essa tratta del lavoro e
dell’attività dell’aspirante intelligente in questo momento. Per lo studente medio è la regola
più importante contenuta nel libro. Non può essere compresa se non esiste un contatto con
l’anima né la forza magica dell’anima può manifestarsi sul piano fisico fintanto che il significato
delle sue espressioni esoteriche non sia stato in qualche misura elaborato nell’esperienza
interiore del mago.
La maggior parte dei veri aspiranti si trova ora al punto intermedio ed essi hanno tre
probabilità: annegare, quindi escludere ogni ulteriore progresso in questa esistenza; stare fermi
e mantenere la posizione conquistata, oppure diventare veri ed efficienti praticanti di magia
bianca, basata sull’amore, animata dalla saggezza e applicata con intelligenza alle forme.
Divideremo dunque questa regola in diverse parti per studiarla più facilmente procedendo
un passo alla volta, per comprenderne l’applicazione alla vita normale del discepolo in prova e
giungere a una saggia comprensione delle sue ampie implicazioni.
Le suddivisioni sono tre:
l. La risposta degli elementali astrali e il flusso e riflusso delle acque che ne consegue.
2. Il pericolo rappresentato dal punto intermedio, la sua natura e le occasioni che offre.
3. Il luogo dove si compie l’opera magica.
Studieremo ora il primo punto riassunto nelle parole:
Gli Agnisurya rispondono al suono. Flusso e riflusso delle acque.”
La situazione può essere presentata con le concise affermazioni che seguono. Le regole già
studiate rivelano la verità riguardo al mago.
l. L’anima è entrata in comunicazione con il suo strumento nei tre mondi.
2. L’uomo sul piano fisico riconosce il contatto e la luce nella testa risplende, a volte riconosciuta
dall’aspirante, a volte non riconosciuta.
3. L’anima fa risuonare la sua nota. Si crea una forma pensiero, in consonanza con la meditazione
congiunta dell’anima e dell’uomo, suo strumento.
4. La forma pensiero, che incorpora la volontà dell’Ego o anima, cooperando con la
personalità assume una triplice forma, costituita di materia di tutti e tre i piani, vitalizzata
dall’attività e dalle emanazioni dei centri del cuore, della gola e ajna del mago
bianco – l’anima congiunta al suo strumento.
5. Gli involucri della personalità, ciascuno dotato di vita individuale propria, sentono che
stanno perdendo il loro potere e la battaglia tra le forze della materia e quelle
dell’anima si riaccende con violenza.
6. Questa battaglia deve essere combattuta sul piano astrale e dal suo esito dipende:
a. Se l’anima, in una data vita (poiché lo stadio critico appartiene a una data vita) sarà
il fattore dominante e da quel momento la personalità sarà al servizio dell’anima.
b. Se il piano astrale non sarà più il piano dell’illusione, ma diventerà il campo di servizio.
c. Se l’uomo potrà diventare un cooperatore attivo della Gerarchia, in grado di creare
con la sostanza mentale e utilizzarla, attuando così i propositi della Mente Universale, che sono improntati a un amore sconfinato e infinito e sono espressione della Vita Una.Questo è il punto cruciale di tutta la situazione e quando l’uomo è pervenuto al dominio delle forze che gli si oppongono è pronto per la seconda iniziazione che segna la liberazione dell’anima dalla prigione del corpo astrale. Da questo momento in poi l’anima userà il corpo astrale modellando il desiderio secondo il proposito divino.
È importante che l’aspirante sappia dove si trova e quale sia il suo problema particolare.
L’uomo medio sta imparando a dominare il corpo fisico e a organizzare la sua vita sul piano
fisico. Lo studente che si trova sul sentiero della prova impara una lezione analoga in relazione
al corpo astrale, al punto in cui è focalizzato e al suo lavoro. Lo studente sul sentiero del discepolato
accettato deve dimostrare di possedere tale dominio e cominciare a disciplinare la
natura mentale, funzionando quindi coscientemente nel corpo mentale. Il lavoro dell’iniziato e
dell’adepto scaturisce da questi conseguimenti, ma non è il caso di trattarne per il momento.
La battaglia si protrae per tutta una serie di vite, ma in una data esistenza giunge al punto
critico; la posizione finale è raggiunta e Arjuna trionfa nella lotta, ma soltanto cedendo a Krishna
le redini del governo, imparando a dominare la mente e con la rivelazione della forma di
Dio. Distinguendo fra l’anima e la forma e vedendo la perfezione della gloria che può irradiare
dalle forme “in cui Dio dimora”, egli impara a scegliere la via della luce e a vedere la propria
forma e tutte le forme come custodi della luce. Si accinge quindi con impegno a rendere il
corpo astrale un semplice riflettore di quella luce e, acquietando il desiderio e soggiogando gli
“Agnisurya” che costituiscono il suo corpo astrale e sono la sostanza vivente del piano astrale,
egli impara a operare su quel piano come adepto, a penetrarne l’illusione ed a vedere la vera
vita.
In senso simbolico, la sostanza del piano astrale è animata da tre tipi di forza divina che,
riuniti, producono la grande Illusione. Essi sono:
La forza del desiderio egoistico. Questa energia involutiva svolge una parte importante
nell’evoluzione, poiché l’egoismo è l’asilo nido delle anime infantili. Per questo motivo
l’aspirante rifiuta di esserne dominato.
La forza della paura. È il prodotto dell’ignoranza e agli stadi iniziali non deriva da un modo di
pensare scorretto. È fondamentalmente istintiva e predomina tanto nel regno animale privo
della facoltà mentale, quanto nel regno umano. In quello umano però, le facoltà mentali ne
aumentano fortemente il potere e, attraverso la memoria delle sofferenze e dei risentimenti del
passato e l’apprensione di quelli futuri, il potere della paura è immensamente aggravato dalla
forma pensiero delle nostre paure e fobie che noi stessi abbiamo costruito.
“L’energia segue il pensiero” e il potere di questa forma pensiero aumenta con l’attenzione
che le prestiamo, fino a dominarci completamente. Le persone di secondo raggio ne sono particolarmente vittime. Nella maggioranza dei casi essa costituisce il loro “Guardiano della Soglia”,
esattamente come ambizione e l’amore di potere, sostenuti da desiderio sfrenato e mancanza
di scrupoli sono il “Guardiano” dei tipi di primo raggio. Per quelli di terzo raggio, davanti
all’ingresso del Sentiero si erge la forma pensiero cristallizzata dei conseguimenti intellettuali
volti a scopi egoistici e della conoscenza messa al servizio di obiettivi della personalità
e, fintanto che non sarà spezzata e distrutta, lo dominerà e farà di lui un mago nero.
Sovente vi è stato detto che la paura è un’illusione, ma è un’affermazione che serve poco.
Si può ammetterla in via generale, ma è pur sempre estremamente difficile applicarla personalmente.
Le paure cui sono soggetti gli aspiranti (notate bene questa espressione) sono raramente
di natura egoistica, salvo nella misura in cui la sofferenza li porta a rifuggire ulteriori
avvenimenti infelici. Queste paure si nascondono sotto un apparente amore per i loro cari. Eppure
ogni aspirante dovrebbe porsi una domanda molto pratica: quante delle torturanti ore vissute
si riferivano a fatti reali ed eventi tangibili e quante soltanto a presentimenti illusori, dubbi
e apprensioni basate su ciò che non è mai accaduto? Ai miei fratelli vorrei raccomandare
due cose: meditare sulla verità nella vita quotidiana, usando come pensiero seme il concetto di
verità praticata e vissuta. A tal fine vorrei consigliare di imparare a memoria e usare la formu114
la o preghiera che segue, ogni volta che saranno assaliti da paure illusorie e vani presentimenti:
“La realtà governi ogni mio pensiero e la verità sia maestra della mia vita.”
Si ripeta continuamente questa formula quanto è necessario, costringendo la mente a
focalizzare l’attenzione sul significato di queste parole.
Vorrei inoltre consigliarvi di coltivare un sano buon senso e un atteggiamento mentale che
si rifiuti di perdere tempo ad alimentare paure illusorie.
La paura è spesso il principale ostacolo a un importante passo avanti che potrebbe essere
fatto in questa vita, ma che dovrà essere rimandato a un’altra se non verrà colta l’occasione
favorevole e se la natura della volontà non sarà fortemente stimolata.
L’aspirante di primo raggio che non riesce a superare il suo Guardiano potrebbe divenire un
“distruttore di Anime” e, finché non avrà imparato la sua lezione, essere condannato a lavorare
con le forze della materia e con le forme che tengono prigioniere tutte le anime. Questo è il significato occulto delle parole, male interpretate, morte e distruzione. Il grande prototipo di
questo tipo è Satana.
L’aspirante di secondo raggio, che costruisce il proprio Guardiano e si lascia dominare costantemente e sempre di più, diventa un “ingannatore di anime”. È il vero Anticristo che, con
un falso insegnamento, operando i cosiddetti miracoli, con l’ipnotismo e la suggestione di
massa getta un velo sul mondo e costringe gli uomini ad avanzare nella grande illusione. È interessante notare come l’opera di Satana, colui che imprigiona le anime, comincia a perdere il
suo potere, poiché il genere umano è sul punto di comprendere che la vera morte è
l’immersione nella forma e che la materia non è che una parte del Tutto divino. La forma pensiero
di questo “Guardiano della Soglia”, costruita dall’umanità per milioni di anni, sta per essere
distrutta. L’opera dell’Anticristo invece, comincia soltanto ora il suo periodo ascendente e
il predominio dell’illusione della ricchezza, dei possessi, dei falsi insegnamenti aumenterà ancora,
ma la durata dell’illusione sarà più breve di quella della distruzione, poiché ciascuno di
questi fattori è soggetto al proprio ciclo e ha il suo flusso e riflusso.
L’individuo di terzo raggio che non riesce a distruggere il proprio “Guardiano” diviene un
“manipolatore di anime” e usa la mente per distruggere il reale e frapporre un uomo e la realtà.
Si ricordi che nessuno di questi appellativi e nessuna di queste attività si riferisce all’anima sul
suo piano, ma soltanto alle anime umane in incarnazione sul piano fisico. È necessario insistere
su questo fatto, poiché sul loro piano, le anime di tutti gli uomini sono libere dall’illusione e
non possono essere distrutte, ingannate o manipolate. Solamente le “anime imprigionate”’sono
assoggettate alle attività delle forze del male e solo temporaneamente. Il primo gruppo opera
tramite i governi, la politica e i rapporti fra le nazioni ed è relativamente poco numeroso. Il
gruppo di secondo raggio, che illude e inganna, opera tramite gli organismi religiosi, l’abuso e
l’applicazione errata della devozione e delle arti. Questo gruppo è molto più numeroso del
primo.
Il terzo gruppo opera principalmente tramite le relazioni commerciali nel mondo degli affari
e l’uso del denaro, concretizzazione del prana o energia universale e simbolo esteriore del
flusso e riflusso universale. Questi pensieri non sono che indicazioni, in quanto trattano di tendenze
cosmiche.
La terza forza è l’attrazione sessuale. È un impulso proveniente dal piano fisico e il ripresentarsi
di un’energia involutiva sul Sentiero del Ritorno. In senso cosmico essa si manifesta
come forza d’attrazione fra spirito e materia; in senso spirituale si manifesta come attività
dell’anima che cerca di attrarre il sé inferiore alla piena realizzazione. In senso fisico è
l’impulso che tende ad unire maschio e femmina ai fini della procreazione. Quando l’uomo
non era che un animale, ciò non comportava peccato. Quando a quest’impulso si aggiunse il
desiderio emotivo, s’insinuò il peccato e lo scopo venne pervertito in soddisfazione del desiderio.
Ora che il genere umano è più mentale e la forza della mente si fa sentire nel corpo umano,
si è venuta a creare una situazione ancora più grave che potrà essere risolta senza pericolo
solo quando l’anima avrà assunto il dominio del suo triplice strumento.
Come è dimostrato da questa regola, ora l’umanità si trova a un punto intermedio. L’uomo
è trascinato dal desiderio egoistico e dall’ambizione, poiché in tutti noi vi sono caratteristiche
di primo raggio. È tormentato dalla paura (la propria, le paure della famiglia, della nazione e
della razza intera) poiché tutti noi oscilliamo al ritmo del secondo raggio. È dominato dal sesso
e dal denaro, che è un’altra manifestazione dell’energia della materia. Il suo problema è
quindi triplice, ma dispone di quanto occorre per risolverlo, il suo triplice strumento e la triplice
potenza della sua anima divina. Possiamo vincere la nostra inerzia mentale e cominciare ad
agire come anime che dominano il loro ambiente. L’anima è onnisciente e onnipotente.
FLUSSO E RIFLUSSO CICLICO
Consideriamo ora le parole “Le acque si alzano e si abbassano”. Con la comprensione della
Legge dei Cicli perverremo alla conoscenza delle leggi fondamentali dell’evoluzione e ci renderemo
conto dell’opera ritmica della creazione. Studiando i nostri stessi impulsi acquisteremo
inoltre equilibrio, poiché anch’essi hanno il loro flusso e riflusso e si manifestano con periodi
alterni di luce e d’oscurità.
Assistiamo quotidianamene all’evento simbolico del sorgere della chiara luce del giorno
nella parte del mondo in cui viviamo per tornare poi alla riposante oscurità della notte.
L’abitudine di questo fenomeno ci fa perdere di vista il suo significato simbolico e ci fa dimenticare
che secondo la grande legge, l’alternarsi dei periodi di luce e oscurità, di immersione
ed emersione, di progresso verso l’illuminazione e di apparente ricaduta nell’oscurità, caratterizza
la crescita di tutte le forme, contraddistingue lo sviluppo di razze e nazioni e costituisce
il problema dell’aspirante che si è raffigurato un cammino sempre illuminato credendo
di aver lasciato dietro di sé ogni luogo oscuro.
In queste istruzioni non mi è possibile trattare del flusso e riflusso della vita divina che si
manifesta nei vari regni della natura e attraverso la crescita evolutiva dell’umanità, grazie
all’esperienza vissuta nelle razze, nelle nazioni e nelle famiglie. Cerco tuttavia di elaborare
l’esperienza ciclica di un’anima in incarnazione, che indica l’apparente flusso e riflusso del
suo sviluppo.
Il ciclo principale d’ogni anima è quello della sua incarnazione e del suo ritorno, o rifluire,
al centro da cui venne. La comprensione di questo flusso e riflusso dipende dal punto di vista
da cui si considera. Esotericamente le anime si possono distinguere come “anime che cercano
la luce dell’esperienza”, quindi volte verso l’espressione fisica, e come “anime che cercano la
luce della comprensione” e si ritraggono quindi dalla sfera dell’attività umana per aprirsi la
strada verso la coscienza dell’anima e “dimorare nella luce eterna”. Senza comprenderne il vero
significato, gli psicologi hanno notato questi cicli definendo certe persone estroverse e altre
introverse. Questi due tipi indicano il flusso e riflusso nell’esperienza individuale e sono la
minuscola corrispondenza dei grandi cicli dell’anima. L’entrare e uscire dall’esistenza incarnata
rappresentano i cicli maggiori d’ogni anima individuale e lo studio dei tipi di pralaya di
cui trattano La Dottrina Segreta ed Il Trattato del Fuoco Cosmico sarebbe veramente importante
per lo studente.
Vi è pure un flusso e riflusso nell’esperienza dell’anima su ogni piano, che nei primi stadi
di sviluppo perdura per molte vite, generalmente con manifestazioni nettamente opposte. Uno
studio del flusso e riflusso delle razze potrà meglio chiarire questo fatto. All’epoca dei Lemuri
il “flusso” o ciclo di manifestazione verso l’esterno si svolse sul piano fisico e il “riflusso” riportò
l’aspetto vita direttamente all’anima, senza un flusso e riflusso secondario sul piano astrale
o mentale.
Più tardi la marea si abbatté sulle spiagge del piano astrale, includendo in misura minore il
piano fisico. Il flusso volse l’attenzione alla vita emotiva e nel ritorno al centro non tenne alcun
conto della vita mentale. Ciò raggiunse la punta massima all’epoca degli Atlantidei e vale
ancor oggi per molti. Ora il flusso e riflusso e sempre più inclusivo e comprende anche
l’esperienza mentale, e la vita dell’anima trascina tutti e tre gli aspetti; l’energia dell’anima
che si incarna li include tutti e questa forza ciclica perdurerà per molte vite e serie di vite.
L’aspirante comincia a comprendere ciò che sta accadendo e si risveglia in lui il desiderio di
dominare coscientemente questo flusso e riflusso o, in parole più semplici, di volgere le forze
dell’energia che emana nella direzione da lui scelta o ritrarla al proprio centro a volontà. Egli
cerca di porre fine a questo processo che lo trascina in incarnazione senza un proposito cosciente
da parte sua e si rifiuta di vedere la marea della sua vita finire nelle sfere emotive o
mentali dell’esistenza, per poi ritrarsi di nuovo senza l’intervento della sua volontà cosciente.
Egli si trova al punto intermedio e desidera governare i propri cicli, il “flusso e riflusso”, a sua
scelta. Aspira a incamminarsi nei luoghi oscuri dell’esistenza incarnata secondo un proposito
cosciente e, con proposito altrettanto cosciente, cercare di ritrarsi al proprio centro. Diviene
quindi un aspirante.
Nella sua vita cominciano a ripetersi i cicli precedenti. Egli è assalito da un’improvvisa
stimolazione della natura fisica e trascinato con violenza da antichi desideri e passioni. Questo
periodo può essere seguito da un ciclo in cui il corpo fisico è conscio del fatto che l’energia vitale
lo abbandona e risulta indebolito perché non è oggetto di attenzione. Questa è la causa
principale delle malattie e della mancanza di vitalità di molti servitori a noi cari. Il medesimo
processo può verificarsi nel corpo emotivo, con l’alternarsi di periodi di esaltazione e di massima
aspirazione ad altri di profonda depressione e mancanza d’interesse. Il flusso può estendersi
al corpo mentale determinando un ciclo d’intensa attività mentale. Studio costante, profonda
riflessione e indagine, uno stimolo mentale costante saranno le caratteristiche della mente
dell’aspirante. A questo potrà seguire un ciclo di avversione a qualsiasi studio in cui la mente
sembrerà rimanere completamente incolta ed inerte. Pensare diventa uno sforzo e la mente è
assalita da un profondo senso di futilità. L’aspirante giunge alla conclusione che essere è molto
meglio che fare. Si chiede “Possono queste secche ossa vivere?” e non ha alcun desiderio di
vederle rivitalizzate.
Tutti i veri ricercatori della verità sono consci dell’instabilità di quest’esperienza, che spesso
considerano deplorevole, o come una condizione da combattere strenuamente. Ma quello è
il momento di rendersi conto che “quel punto intermedio né secco né umido, deve provvedere
il posto dove poggiare i suoi piedi.”
È un modo simbolico per dire che egli deve rendersi conto di due cose:
l. Che gli stati d’animo non hanno alcuna importanza, né corrispondono allo stato
dell’anima. L’aspirante deve accentrarsi nella coscienza dell’anima, rifiutare di lasciarsi influenzare
dalle condizioni alterne cui sembra essere soggetto; deve semplicemente “stare
nell’essere spirituale” e “avendo fatto tutto, rimanere fermo in quello stato.”
2. Che l’equilibrio può essere raggiunto solo quando l’alternarsi sia divenuto consuetudine
e che il flusso e riflusso ciclico continuerà fintanto che l’attenzione dell’anima oscillerà fra
uno degli aspetti della forma e il vero uomo spirituale.
L’ideale è di giungere al dominio cosciente che consente all’uomo di focalizzarsi, a
volontà, nella coscienza dell’anima o nell’aspetto forma, in modo che la concentrazione
dell’attenzione avvenga per uno scopo riconosciuto e specifico che richiede tale focalizzazione.
Quando l’aspirante comprenderà il significato delle parole del grande Istruttore cristiano,
sarà in grado di dire che “nel corpo o fuori dal corpo” non ha alcuna importanza. L’atto di servizio
da compiere determinerà il punto in cui il sé si concentra e sarà sempre il medesimo sé,
sia se temporaneamente liberato dalla coscienza della forma che se immerso nella forma per
poter operare nei diversi aspetti del tutto divino. L’uomo spirituale cerca di promuovere il Piano
e di identificarsi con la mente divina nella natura. Ritirandosi nel punto intermedio, egli
tenta di rendersi conto della propria divinità e, fatto questo, si focalizza nella sua forma mentale
che lo mette in rapporto con la Mente universale. Egli sopporta la limitazione per potere in
tal modo conoscere e servire. Egli cerca di giungere al cuore degli uomini e portar loro “ispirazione”
dal profondo del cuore dell’essere spirituale. Egli afferma di nuovo la realtà della
propria divinità e, identificandosi temporaneamente con il suo corpo dì percezione sensoria,
del sentimento e dell’emozione, egli si unifica con l’apparato sensibile della manifestazione
divina, che porta l’amore di Dio a tutte le forme del piano fisico. Di nuovo egli cerca di contribuire a materializzare il Piano divino sul piano fisico. Egli sa
che tutte le forme sono il prodotto dell’energia correttamente usata e diretta. Pienamente cosciente
di essere Figlio di Dio e comprendendo mentalmente il profondo significato di quel
termine, egli focalizza le sue forze nel corpo vitale divenendo un centro focale per la trasmissione
dell’energia divina e quindi un costruttore in unione con le energie costruttrici del Cosmo.
Egli porta nel corpo eterico l’energia del pensiero illuminato e del desiderio santificato,
operando in tal modo con dedizione intelligente.
Chiedete di chiarire meglio la definizione del punto “intermedio”.
Per colui che si trova sul Sentiero della Prova è il piano emotivo, il Kurukshetra o piano
dell’illusione, dove terra (la natura fisica) e acqua (la natura emotiva) s’incontrano.
Per il discepolo è il piano mentale dove forma e anima vengono in contatto rendendo possibile
la grande transizione. Per il discepolo avanzato e l’iniziato, il punto intermedio è il corpo
causale, il Karana Sarira, il corpo spirituale dell’anima, intermediario fra Spirito e materia, tra
Vita e forma, fra Monade e personalità.
Tutto ciò può essere espresso e compreso anche dal punto di vista dei centri.
Come tutti gli studenti sanno, nella testa vi sono due centri. L’uno si trova fra le sopracciglia
e la sua manifestazione oggettiva è il corpo pituitario. L’altro si trova nella zona al sommo
del capo e la ghiandola pineale ne è l’aspetto concreto. La coscienza del mistico puro è centrata
al sommo della testa, quasi completamente nel corpo eterico. La coscienza dell’uomo di
mondo avanzato è centrata nella regione pituitaria. Quando, grazie allo sviluppo occulto e alla
conoscenza esoterica, si stabilisce un rapporto fra personalità e anima, viene a crearsi un punto
intermedio al centro della testa, nel campo magnetico detto “luce nella testa”, ed è qui che si
stabilisce l’aspirante. È un punto d’importanza vitale. Non è né terra o fisico, né acqua o emotivo.
Potrebbe essere considerato il corpo eterico o vitale che è divenuto il campo di servizio
cosciente, del dominio guidato, dell’uso della forza a fini specifici.
Il mago si stabilisce in quel punto e, per mezzo della sua forza o corpo energetico, compie
l’opera magica di creazione.
Una frase di questa regola può apparire oscura, ma potremo comprenderla con maggior
chiarezza studiandone attentamente le parole. Alla fine della regola si dice che quando “acqua,
terra e aria si uniscono”, quella è la condizione in cui l’opera magica può compiersi. Stranamente,
si omette l’idea di luogo tenendo conto soltanto dell’equazione tempo.
L’aria è il simbolo del veicolo buddhico, del piano dell’amore spirituale, e l’incontro dei tre
elementi suaccennati (nel loro aspetto d’energia) indica una focalizzazione nella coscienza
dell’anima e l’accentrarsi dell’uomo nel corpo spirituale. Da quel punto di potere, esterno alla
forma, dalla sfera centrale di unificazione e dal punto focalizzato in quella sfera di coscienza,
l’uomo spirituale proietta la propria coscienza nel punto intermedio, entro la cavità cerebrale,
dove deve compiersi l’opera magica in relazione al piano fisico. Questa capacità di proiettare
la coscienza dal piano di realizzazione dell’anima a quello dell’opera magica creativa sui sottopiani
eterici matura progressivamente a mano a mano che lo studente, nel suo lavoro di meditazione,
sviluppa l’abilità di focalizzare l’attenzione su uno dei centri del corpo. Questo avviene
per mezzo dei centri di forza del corpo eterico. Gradatamente egli acquista quella plasticità
e quella fluidità che lo metteranno in grado di servirsi dei centri nello stesso modo in cui
un musicista utilizza le sette note musicali. Giunto a questo punto egli può cominciare a esercitarsi
a estendere la sua focalizzazione e deve imparare a ritirare la propria coscienza non soltanto
nel cervello, ma anche nell’anima sul suo piano, e da lì ri-dirigere le sue energie al compimento
dell’opera magica dell’anima.
Il segreto fondamentale dei cicli risiede in questo ritiro e nel conseguente rifocalizzarsi
dell’attenzione; a questo proposito si ricordi che la legge fondamentale alla base di tutta
l’opera magica è che “l’energia segue il pensiero”. Se gli aspiranti lo tenessero presente, supererebbero più facilmente i periodi di aridità, coscienti del proposito sottostante.
Mi si potrebbe chiedere quali siano i pericoli di questo punto intermedio.
Vi sono i pericoli connessi a fluttuazioni troppo violente fra terra e acqua, o fra reazione
emotiva alla vita e la verità o vita sul piano fisico. Alcuni aspiranti sono troppo emotivi nelle
loro reazioni, altri troppo materialistici. L’effetto di tutto ciò è risentito nel punto intermedio e
produce una violenta instabilità. Questa ha un effetto diretto sul centro del plesso solare, che
fu il “punto intermedio” all’inizio dell’epoca degli Atlantidei e lo è tuttora nei processi di trasmutazione della personalità che aspira. Esso trasmuta e trasmette le energie del centro sacrale
e del centro alla base della spina dorsale ed è il centro di trasformazione di tutte le energie focalizzate  nei centri sotto il diaframma.
Altri pericoli dipendono da un afflusso prematuro e incontrollato d’energia spirituale pura
al meccanismo della personalità. Questa forza vitale spirituale entra dall’apertura cranica e affluisce
nei centri della testa, seguendo poi la linea di minor resistenza, determinata dalla tendenza
quotidiana della vita di pensiero dell’aspirante.
Un altro pericolo, piuttosto potente, risulta letteralmente dall’incontro della terra e
dell’acqua. Esso si manifesta con l’afflusso nella coscienza cerebrale (aspetto terra) della conoscenza
del piano astrale. Uno dei primi effetti di cui l’aspirante si rende conto è la tendenza
allo psichismo inferiore. È una reazione del centro del plesso solare.
Ma questo punto intermedio può essere utilizzato come “trampolino” per gettarsi nel
mondo dei fenomeni astrali, ciò che si risolve nella “morte per annegamento”, poiché la vita
spirituale dell’aspirante può essere travolta e completamente sommersa dall’interesse per le
esperienze psichiche inferiori. È proprio qui che molti validi aspiranti si smarriscono, anche se
alle volte solo temporaneamente, ma i tempi sono critici ed è deplorevole sprecare del tempo
in futili esperimenti e dover poi rintracciare il sentiero scelto.
Un indizio per penetrare nel significato di queste parole si trova nel riconoscimento del seguente
fatto occulto. Il punto in cui acqua e terra s’incontrano è il centro del plesso solare. Il
punto in cui acqua, terra e aria s’incontrano è nella testa. La terra è simbolo della vita del piano
fisico e della forma exoterica. L’acqua è simbolo della natura emotiva. Normalmente la vita
è governata e amministrata dal grande centro della vita della personalità, il plesso solare. Se il
centro che dirige è sotto il diaframma, nessuna magia è possibile, poiché l’anima animale governa
e l’anima spirituale è forzatamente quiescente. L’aria è il simbolo della vita superiore
nella quale domina il principio Cristico, nella quale si sperimenta la liberazione e l’anima perviene
alla piena espressione. È il simbolo del piano buddhico, come l’acqua lo è di quello emotivo.
Quando la vita della personalità è elevata al cielo e la vita dell’anima scende sulla terra,
vi è un punto in cui esse s’incontrano e in quel punto l’opera magica trascendentale è possibile.
Questo punto d’incontro è il luogo del fuoco, il piano della mente. Il fuoco è simbolo
dell’intelletto e tutta l’opera magica è un processo intelligente, effettuato con la forza
dell’anima e usando la mente. Per percepirlo sul piano fisico è necessario un cervello ricettivo
agli impulsi superiori, suscettibile alle impressioni dell’anima che utilizza la “chitta” o sostanza
mentale per creare le necessarie forme pensiero e in tal modo esprimere le idee e i propositi
dell’anima intelligente e amorevole.
Queste vengono riconosciute dal cervello e fotografate sulle “arie vitali” che si trovano
nella cavità cerebrale. Quando queste arie vitali possono essere percepite dal mago in meditazione
e le forme pensiero impresse su questo riflesso in miniatura della luce astrale, allora la
vera potenza nell’opera magica può cominciare a farsi sentire. Il cervello ha “udito” occultamente
le ingiunzioni e istruzioni della mente che trasmette gli ordini dell’anima. Le arie vitali
sono spinte all’attività di costruire forme, proprio come la loro corrispondenza superiore, le
“modificazioni del principio pensante, la sostanza mentale” (com’è chiamata da Patanjali), sono
spinte ad un’analoga attività di costruire forme. Queste forme possono essere viste interiormente
dall’uomo che cerca di compiere il lavoro magico e gran parte del suo successo dipende
dalla sua capacità di registrare esattamente le impressioni e di vedere con chiarezza le
forme del processo magico che egli cerca di manifestare come opera magica nel mondo esteriore.
Si potrebbe dunque dire che nel processo di costruire forme vi sono tre stadi. Nel primo
stadio l’anima o uomo spirituale, accentrato nella coscienza dell’anima e operante nel “segreto
luogo dell’Altissimo”, visualizza il lavoro da compiere. Ciò non consiste in una successione di
atti, ma dell’opera magica completata e finita che è visualizzata secondo un processo che non
comporta in alcun modo i concetti di spazio o tempo. Nel secondo stadio la mente risponde
all’anima (che richiama l’attenzione sul lavoro da compiere) ed è spinta all’attività di costruire
forme pensiero da quest’impressione. Dalla lucidità e illuminazione della sostanza mentale dipende
la qualità della risposta all’impressione. Se la mente è un vero riflettore e ricevitore
dell’impressione mentale, la forma pensiero corrispondente sarà fedele al suo prototipo. Se
non lo è (come accade spesso nei primi stadi), la forma pensiero creata sarà deformata e non
corretta, squilibrata e “disegnata male”.
Il lavoro d’accurata ricezione ed esatta costruzione è appreso con la meditazione ed ecco la
ragione per cui in tutte le vere scuole esoteriche si insiste sul potere di focalizzare la mente,
sulla capacità di visualizzare e di costruire forme pensiero e sulla chiara comprensione
dell’intento egoico. Ecco anche perché è necessario che il mago cominci il lavoro pratico di
magia su se stesso, come soggetto dei suoi esperimenti. Egli comincia ad afferrare la visione
dell’uomo spirituale, quale egli è in essenza. Si rende conto delle virtù e reazioni che
quell’uomo spirituale porterebbe in evidenza sul piano fisico e quali saranno le sue reazioni
agli avvenimenti. Egli costruisce una forma pensiero di se stesso, quale uomo ideale, quale vero
servitore, il maestro perfetto. Gradatamente coordina le proprie forze cosicché il potere
d’essere tutto ciò nella realtà esteriore cominci a prendere forma e tutti possano vederlo. Nella
sua mente crea un modello, quanto più possibile fedele al prototipo, che serve a plasmare
l’uomo inferiore e ad imporre la riproduzione dell’ideale. Mentre perfeziona la sua tecnica
scopre che un potere che trasmuta e trasforma opera sulle energie che costituiscono la sua natura
inferiore, fintanto che tutto viene subordinato ed egli diviene, nella manifestazione pratica,
ciò che è esotericamene ed essenzialmente. Quando ciò avviene, egli comincia ad interessarsi
al lavoro magico a cui tutte le anime risvegliate sono chiamate a partecipare.
Può allora manifestarsi il terzo aspetto del processo di costruzione delle forme. Il cervello è
sincronizzato con la mente, la mente lo è con l’anima e il piano viene percepito. Le arie vitali
nella testa possono essere modificate e rispondere alla forza dell’opera magica di costruzione.
Esiste a questo punto una forma pensiero, risultato delle due attività precedenti, che si trova
dove si svolge l’attività del cervello e diviene un centro di focalizzazione per l’anima, un punto
tramite cui l’energia può fluire per l’esecuzione dell’opera magica.
Tale opera magica, effettuata sotto la direzione dell’anima (che ispira la mente, la quale a
sua volta impressiona il cervello), come risultato di questa triplice attività coordinata conduce
alla creazione di un centro di focalizzazione, o forma, nella testa del mago. L’energia che fluisce
attraverso questo punto focale agisce tramite tre strumenti di distribuzione, quindi tutti e
tre partecipano in ogni lavoro magico.
l. L’occhio destro, attraverso il quale l’energia vitale dello spirito può esprimersi.
2. Il centro della gola, attraverso il quale si esprime la Parola, il secondo aspetto o anima.
3. Le mani, mediante le quali opera l’energia creativa del terzo aspetto.
“Il mago bianco” lavora “con l’occhio aperto, la voce che proclama e afferma e le mani che
offrono e porgono doni.”
Questi punti hanno interesse tecnico per l’operatore di magia sperimentato, ma per
l’aspirante cui sono rivolte queste lettere avranno soltanto un interesse simbolico.
Che la visione interiore sia nostra, che l’occhio veda chiaramente la gloria del Signore, che
la voce parli solo per benedire e le mani siano usate solo per aiutare, questa possa essere la
preghiera di ciascuno di noi.

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TRATTATO DI MAGIA BIANCA

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