INTERLUDI E CICLI

REGOLA NUMERO DODICI
INTERLUDI E CICLI
La rete pulsa. Si contrae e si espande. Che il mago si ponga nel punto di mezzo e liberi così quei “prigionieri dei pianeta” la cui nota corrisponde ed è correttamente intonata a ciò che deve essere compiuto. Interludi e cicli I prigionieri dei pianeta Veniamo ora alle quattro regole che riguardano il piano fisico. In molti sensi la loro
comprensione è assai più difficile di quella delle altre regole, proprio come l’applicazione pratica è molto più difficile del teorizzare. Siamo spesso in grado di pensare con chiarezza e desiderare
nel senso corretto, ma attuare le idee soggettive nella manifestazione del piano fisico, secondo la legge e in modo costruttivo, non è mai cosa facile.È tuttavia giusto che, a questo punto, il mago bianco cominci a svolgere il suo vero lavoro ed è giusto che qui incontri anche insuccessi e si accorga che la comprensione interiore della realtà non si risolve necessariamente in una attività creativa corretta. Nel Trattato del Fuoco Cosmico vi sono alcuni punti interessanti per noi, che vorrei citare in parte:
“A questo punto sarà utile ricordare che nel lavoro di creazione il mago bianco si avvale delle influenze dei raggi in manifestazione. Quando il quinto, il terzo e il settimo raggio sono al potere, sia in
arrivo, all’apice o al declino, il lavoro è molto più facile di quando il secondo, il sesto o il quarto sono predominanti. Attualmente, come sappiamo, il settimo raggio sta rapidamente assumendo il predominio ed è una delle forze con le quali l’uomo può lavorare più facilmente. Sotto questo raggio sarà possibile costruire una nuova struttura per la civiltà che sta rapidamente decadendo ed erigere il nuovo tempio desiderato per l’impulso religioso. Sotto la sua influenza, l’opera dei numerosi maghi inconsapevolisarà molto facilitata.È quindi evidente che il giorno dell’opportunità è giunto e che la prossima generazione potrà,
se vorrà, compiere l’opera magica con molti dei fattori presenti, che tenderanno a produrre risultati soddisfacenti. Il quinto raggio sta perdendo potere, ma il suo influsso può essere ancora avvertito; il terzo raggio è all’apice, mentre il settimo raggio entra rapidamente in attività. Accadranno perciò molte cose che potranno portare l’uomo al successo, purché egli mantenga costantemente un giusto orientamento, purezza di movente e di vita, un corpo emotivo stabile e ricettivo e l’allineamento interiore che rende la sua personalità un vero veicolo della sua anima o Sé.Un’interessante analogia scaturisce dallo studio delle parole: “La rete pulsa. Si contrae e si espande.” Il concetto che ne è alla base è quello di pulsazione, di diastole e sistole, di flusso e
riflusso, d’attività ciclica, di giorno dell’opportunità e di notte dell’inattività, di afflusso e deflusso, del susseguirsi di apparizione e scomparsa che indica il fluire di tutte le vite in tutti i
regni e in tutte le dimensioni. Il ciclo del giorno e della notte, inevitabile contrassegno della esistenza manifesta, deve essere riconosciuto. Una delle cose che ogni discepolo deve imparare
(esprimendo la verità nei termini più semplici) è di pervenire a quella saggezza basata sulla conoscenza del momento giusto per lavorare o astenersene, sulla comprensione dei periodi o interludi caratterizzati dalla parola o dal silenzio. Qui si compiono molti errori, qui molti collaboratori non riescono ad aver successo. Questa regola può essere parafrasata con le parole seguenti, che meritano attenta riflessione e che vi spiegherò.
Dio respira e la Sua vita che pulsa emana dal cuore divino e si manifesta come energia vitale di tutte le forme. Essa fluisce, pulsando secondo i suoi cicli, attraverso tutta la natura. Ciò
costituisce la divina inspirazione ed espirazione. Fra l’espirare e l’inspirare vi è un periodo di silenzio e il momento per un lavoro efficiente. Se i discepoli impareranno a utilizzare questi
intervalli, potranno liberare i “prigionieri del pianeta”, ciò che rappresenta l’obiettivo di tutta l’opera magica compiuta in questo periodo mondiale. Non è necessario che ci occupiamo della maniera in cui questa Vita Una del sistema solare
operi in questi ampi intervalli di silenzio meditativo, chiamati tecnicamente pralaya. L’attività della Mente Universale e il suo proposito comprensivo potranno essere percepiti soltanto
quando ciascun figlio di Dio entrerà coscientemente in possesso del suo retaggio divino. Il modo di operare per mezzo del quale la nostra Vita planetaria utilizza i cicli di silenzio non riguarda che quella Vita stessa e dobbiamo ricordare che ogni Logos planetario ha una pulsazione differente, intervalli periodici diversi e il proprio metodo esclusivo di procedere. Ciò che concerne lo studente di queste istruzioni è tuttavia il modo in cui egli stesso potrà giungere a una definita attività costruttiva durante i suoi intervalli. Per quanto riguarda il nostro studio, questi intervalli si suddividono in tre categorie:

1. Intervalli di vita, ossia i periodi in cui l’uomo spirituale è fuori dall’incarnazione e si è ritirato nella coscienza egoica. Per i meno evoluti questi periodi sono praticamente inesistenti;i cicli d’incarnazione si susseguono in modo estremamente rapido. Sul piano fisico, l’analogia di questa rapidità d’azione si trova nel continuo correre avanti e indietro dell’uomo comune per far fronte alle esigenze della sua esistenza e anche nella difficoltà che egli manifesta nel
saper pazientare, attendere e raggiungere un equilibrio meditativo. Col procedere della evoluzione,
i periodi di ritiro dall’incarnazione si prolungano sempre di più fino al momento in cui i
periodi fuori dalla manifestazione fisica sono molto più lunghi di quelli trascorsi nella espressione
esterna. A quel punto gli intervalli predominano. I periodi di espirazione (esalazione) e
di inspirazione (inalazione) sono relativamente brevi e, si tenga ben presente, questi due periodi sono caratterizzati e dominati dai propositi dell’anima, formulati e registrati nella mente durante gli intervalli fra i due stadi più attivi dell’esperienza.  La vita interiore, lentamente sviluppatasi durante gli intervalli ciclici, diviene il fattore
predominante. L’uomo assume un atteggiamento sempre più soggettivo e l’espressione del piano fisico è soprattutto effetto della vita interiore di pensiero piuttosto che risultato della reazione
alle circostanze del piano fisico e dell’irrequietezza della natura di desiderio.
2. Il flusso e riflusso della vita giornaliera nel corso di un’incarnazione particolare mostrerà
anch’esso i suoi intervalli, che l’aspirante dovrà imparare a riconoscere e utilizzare. Egli deve
tener nota della distinzione fra intensa attività verso l’esterno, periodi di ritiro e intervalli in cui la vita esteriore sembra statica e priva d’interesse attivo. Deve far questo se vuole avvalersi pienamente dell’opportunità che l’esperienza della vita intende offrirgli. L’insieme della vita non si concentra in uno sfrenato e continuo correre al lavoro, ma neppure è una siesta eterna. Normalmente essa ha il suo battito ritmico, la sua vibrazione e la sua pulsazione particolare. In alcune vite il ritmo ed il sistema d’attività cambiamo ogni sette anni; in altre ogni nove od undici anni. In altre ancora i cicli sono più brevi e mesi di strenuo sforzo sono seguiti da mesi di apparente assenza d’ogni sforzo. Vi sono poi persone la cui organizzazione è così sensibile, che nel bel mezzo del lavoro si presentano eventi e circostanze che le costringono a un temporaneo ritiro, durante il quale assimilano le lezioni apprese nel corso del periodo di lavoro precedente. Due gruppi di esseri umani agiscono senza un apparente flusso e riflusso sul piano fisico,ma manifestano un impulso costante all’azione. Sono gli esseri così poco progrediti e tanto in basso sulla scala evolutiva (se così posso esprimermi), ancora prevalentemente animali, che non hanno reazioni mentali alle circostanze, ma rispondono semplicemente al richiamo delle
necessità fisiche e impiegano il tempo per soddisfare i desideri. Ciò avviene senza sosta e nel loro modo di esprimersi vi è quindi ben poco che possa essere chiamato ciclico. Questi gruppi
comprendono gli uomini che faticano senza pensare e quelli non civilizzati. Vi sono poi donne e uomini sul lato opposto della bilancia, già relativamente in alto sulla scala del progresso. Sono tanto emancipati dal lato puramente fisico e così consapevoli della natura di desiderio che hanno imparato a mantenere un’attività continua, basata sulla disciplina e il servizio. Essi operano coscientemente in base ai cicli di cui comprendono in qualche misura la natura. Essi conoscono l’arte divina di astrarre la coscienza in quella dell’anima in contemplazione e sanno controllare e saggiamente guidare il proprio lavoro nel mondo degli uomini. È la lezione che tutti i discepoli stanno imparando ed è l’alto conseguimento degli iniziati e dei lavoratori esperti dell’umanità.
3. Il terzo tipo di intervallo, quello che ci interessa maggiormente nel considerare il lavoro magico sul piano fisico, è l’intervallo raggiunto e utilizzato durante la meditazione. Lo studente deve familiarizzarsi con questo intervallo, altrimenti non sarà in grado di lavorare con potenza.Questo intervallo o periodo di silenzio intenso è costituito di due parti distinte  Vi è prim di tutto l’intervallo che chiamiamo contemplazione. Vorrei ricordarvi la definizione della contemplazione, data da Evelyn Underhill in un suo libro, che la descrivecome “un intervallo fra due attività”. Questo periodo di silenzio segue l’attività (che riesce così difficile al principiante) di allineare anima, mente e cervello, acquietare il corpo emotivo e
raggiungere la concentrazione e la meditazione che serviranno a focalizzare e riorientare la mente verso un nuovo mondo e collocarla nella sfera d’influenza dell’anima. Corrisponde al periodo di inalazione. In questo ciclo, la coscienza che esce viene interiorizzata ed elevata. Quando tale sforzo è coronato da successo, la coscienza sguscia da ciò che chiamiamo personalità,
il meccanismo, e diventa una coscienza diversa. L’anima sul proprio piano diventa attiva,mentre mente e cervello diventano consapevoli di tale attività. Nell’attività della personalità avviene una sosta, si crea un intervallo di attesa ispirata. Il meccanismo è completamente
quiescente. La mente è tenuta ferma nella luce, mentre l’anima pensa, come è solita,all’unisono con tutte le altre anime, attinge alle risorse della Mente Universale e formula i propri propositi secondo il piano universale. Questo ciclo di registrazione dell’attività dell’anima è seguito da quello che potremmo chiamare processo di esalazione. L’intervallo si conclude; la mente in attesa riprende l’attività e, nella misura in cui è stata correttamente orientata e tenuta in un atteggiamento di pura ricettività, diviene interprete e strumento
dell’anima, che ora ha rivolto la sua luce sulla personalità attenta”. Con questo mezzo si possono ora elaborare i piani percepiti durante il periodo di contemplazione. La natura emotiva è spinta dal desiderio di rendere oggettivi i piani con cui la mente riorientata cerca di colorare la sua esperienza, successivamente il cervello riceve l’impressione trasmessa e la vita del piano fisico viene adattata in modo che quei piani possano essere opportunamente materializzati. Tutto questo presuppone naturalmente un meccanismo esercitato, adattato e che risponda in modo corretto, cosa veramente molto rara. La seconda parte dell’intervallo è possibile solo quando la prima, la contemplazione, sia raggiunta.
517 Il discepolo che cerca di cooperare con la Gerarchia dei Maestri e manifestare questa cooperazione con una partecipazione attiva al Loro lavoro sul piano fisico, deve imparare a lavorare
non soltanto mediante la realizzazione contemplativa, ma anche mediante l’uso scientifico
degli intervalli del respiro, fra i punti di inspirazione ed espirazione, nel senso puramente
fisico del termine. Questa è la vera scienza e l’obiettivo del pranayama. La coscienza del cervello vi è necessariamente coinvolta. L’intervallo fra le fasi del respiro può essere utilizzato
correttamente solo quando sia acquisita la facoltà di eseguire l’intervallo di contemplazione che riguarda l’anima, la mente e il cervello. Come la mente è stata tenuta nella luce ed è stata ricettiva all’impressione dell’anima, così il cervello deve essere mantenuto ricettivo all’impressione proveniente dalla mente.Perciò, un intervallo (dal punto di vista dell’anima e della personalità unificate) si verifica
dopo il periodo di inspirazione dell’anima, quando la coscienza che esce si è raccolta
all’interno, mentre l’altro si verifica alla fine di quest’intervallo, quando l’anima si volge di
nuovo coscientemente all’esterno, verso il mondo oggettivo; l’espirazione prende il posto dell’inspirazione e ha il proprio intervallo. Il discepolo deve imparare ad usare con destrezza
questi due intervalli, uno dei quali produce effetti sulla mente, l’altro sul cervello. Di questo processo di inspirazione ed espirazione divine, con i due intervalli di silenzio e di pensiero, vi è come sempre un’analogia sul piano fisico. Ripeterò gli effetti di questi intervalli.
Nell’intervallo superiore, il pensiero astratto o divino s’imprime nell’anima e viene trasmesso alla mente in attesa; nel secondo intervallo la mente, mediante il pensiero concreto e un tentativo
di dar forma al pensiero divino, impressiona il cervello e induce un’azione per mezzo del corpo fisico. 518 Gli studenti d’occultismo che hanno dimostrato devozione ed equilibrio mentale e che, per
usare l’antica formula delle scuole di meditazione, hanno osservato i cinque comandamenti e le cinque regole raggiungendo il giusto equilibrio, possono cominciare a usare gli intervalli fra i due aspetti del respiro fisico per indurre un’attività intensa e impiegare il potere della volontà per produrre effetti magici. La coscienza, focalizzata nel cervello e che ha partecipato alla contemplazione, ora può procedere al lavoro per materializzare il Piano sul livello fisico mediante l’energia della volontà, usata nel silenzio dall’uomo cosciente. Anche gli intervalli del respiro sono dunque due, uno dopo l’inspirazione e uno dopo l’espirazione; quanto più esperto sarà il discepolo, tanto più prolungato sarà l’intervallo e quindi tanto maggiore la possibilità di eseguire un lavoro magico focalizzato e di pronunciare le parole di potere che renderanno il proposito divino realizzabile. Non sarebbe giusto né opportuno dilungarsi sul modo di utilizzare questi “punti di mezzo”,come sono chiamati in questa regola, ai quali il mago si attiene e che usa nel lavoro costruttivo. In essi egli usa coscientemente l’energia, dirigendola nel modo che ritiene appropriato; in essi egli entra in contatto con le forze e le vite che potrà usare e comandare affinché gli portino ciò che gli occorre per favorire i propositi spirituali e per costruire le forme e gli organismi necessari allo scopo; in essi egli progredisce nell’opera di liberazione dei “prigionieri del pianeta” e in essi egli diviene cosciente dei suoi collaboratori, del gruppo di mistici del mondo e
della gerarchia di anime. In istruzioni come queste, che saranno lette dal grande pubblico, sarebbe oltremodo imprudente dare direttive più esplicite. È stato omesso quanto basta per rendere impossibile, salvo allo studioso profondamente istruito, di giungere alle necessarie correlazioni che permetterebbero di compiere il lavoro magico che può essere effettuato solo negli “intervalli”. Potreste chiederne la ragione e perché i segreti del respiro siano così accuratamente custoditi. La ragione è che l’efficacia della magia nera si fonda proprio su questo. Vi è un punto del lavoro in cui
magia bianca e magia nera usano necessariamente il medesimo stadio.
519 Vi sono uomini, dotati di potente volontà e di menti limpide e ben addestrate, ma animati
unicamente da scopi egoistici, che hanno imparato ad usare l’intervallo inferiore, quello che
riguarda il rapporto fra mente e cervello. Grazie ad un’intensa applicazione e alla conoscenza della scienza dei centri, essi hanno potuto realizzare i loro piani egoistici e imporre la loro volontà
e autorità mentale ai “prigionieri del pianeta” causando molto danno. Essi non hanno alcun desiderio di utilizzare l’intervallo superiore, in cui l’anima è attiva e la mente è responsiva. A loro interessano soltanto l’attività intellettuale e la rispondenza del cervello
all’impressione della mente. Come vedete, maghi bianchi e maghi neri utilizzano entrambi l’intervallo inferiore ed entrambi conoscono il significato degli intervalli nella respirazione fisica. Ma il mago bianco opera dal livello dell’anima verso il mondo manifestato, cercando di
attuare il Piano divino, mentre il mago nero opera dal livello dell’intelletto e cerca di pervenire ai propri fini separativi. La differenza non consiste soltanto nel movente, ma anche
nell’allineamento, nella sfera della coscienza e nel suo campo d’espansione. Comprenderete quindi perché tutti i veri istruttori dimostrino un’estrema cautela quando cercano d’insegnare
la natura del lavoro magico. Solo a chi è provatamente sincero, puro e scevro di egoismo possono essere impartite istruzioni complete. Nulla impedisce di fornire a tutti le informazioni riguardanti
gli intervalli maggiori, fra anima e mente, fra mente e cervello. Soltanto a pochi possono invece essere affidate le importanti conoscenze sugli intervalli minori, che si producono
nel corpo fisico tra le fasi della respirazione e nella coscienza del cervello.Prima di occuparci dei “prigionieri del pianeta” e del lavoro da fare con essi, potrebbe essere interessante trattare di un altro punto.520 In questo momento l’umanità sta attraversando un ciclo d’attività eccessiva. Per la prima volta nella storia umana quest’attività comprende il genere umano su vasta scala e in tutti e tre gli aspetti della coscienza della personalità. Corpi fisici, stati di coscienza emotivi e mentali,sono tutti in una fase di potente cambiamento radicale. Questa triplice attività unificata è accresciuta
da un ciclo d’attività planetaria ugualmente intensa, dovuta all’avvento di una nuova era, al passaggio del Sole in un nuovo segno zodiacale e alla preparazione che ne deriva per
adattare l’uomo a operare più facilmente con le nuove forze ed energie che agiscono su di lui. Al centro della vita umana, il gruppo dei nuovi servitori del mondo deve perciò far fronte a una reale necessità. La loro opera consiste principalmente nel mantenere un legame così stretto con l’anima dell’umanità (costituita di tutte le anime sul loro livello di esistenza) per mezzo dell’attività della loro stessa anima, in modo che vi siano sempre coloro che possono “operare negli intervalli”, far progredire il Piano e mante nere la visione davanti agli occhi di coloro che ancora non sono in grado di penetrare nell’alto luogo segreto. Come ho ripetuto più volte, essi devono imparare a lavorare soggettivamente e devono farlo allo scopo di preservare (in questo ciclo d’attività ed espressione exoterica) il potere, latente in tutti, di ritirarsi nel centro. In senso simbolico, essi costituiscono la porta. Le capacità e i poteri possono estinguersi per mancato uso; il potere di astrazione divina e la facoltà di trovare quello che è stato chiamato “l’aureo sentiero che conduce al limpido stagno e quindi al Tempio del Ritiro” non devono essere perduti.
Questo è il primo compito del gruppo di mistici del mondo ed essi devono tenere il sentiero
aperto e il cammino libero da ostacoli. Altrimenti la magia bianca potrebbe temporaneamente
estinguersi e i propositi egoistici della natura formale potrebbero assumere un indebito
dominio. Tale terribile evento avvenne all’epoca dell’Atlantide e il gruppo allora esistente dovette
ritirarsi dall’attività esterna e “ritirare dall’attività esteriore i misteri divini, celandoli ai
curiosi e agli indegni”.
521 Ora è in atto un nuovo tentativo di liberare i “prigionieri del pianeta”. La Gerarchia,
attraverso il Gruppo di Servitori del Mondo che si sta formando, sta cercando di esteriorizzarsi e restituire i misteri all’umanità, alla quale veramente appartengono. Se si vuole che il tentativo riesca, è fondamentalmente necessario che tutti voi che avete percepito la visione o scorto un frammento del piano prestabilito, rinnoviate la vostra dedizione al servizio dell’umanità, la vostra consacrazione all’opera di aiutare al massimo delle vostre capacità (riflettete a queste parole e scopritene il significato) tutti i servitori del mondo, che sacrifichiate il vostro tempo e diate il vostro denaro per promuovere lo sforzo dei Grandi Esseri. Non cessate, soprattutto, il
vostro lavoro di meditazione; mantenete il legame interiore; pensate il vero in ogni momento.
La necessità e l’occasione sono grandi e chiunque possa aiutare è chiamato nelle prime linee.
Tutti possono essere in qualche modo utilizzati, se la vera natura del sacrificio sarà compresa,
se verrà sviluppata l’abilità nell’azione e se ciascuno e tutti si sforzeranno di lavorare senza attaccamento.
I PRIGIONIERI DEL PIANETA
Dopo aver trattato del lavoro del mago bianco nella propria coscienza interiore e della necessità,
per lui, d’imparare a cogliere il “punto di mezzo” quando usa gli interludi, sia maggiori
che minori, prendiamo ora in esame l’obiettivo di tutto il suo lavoro. se egli è veramente un
mago bianco. Si afferma chiaramente che quest’obiettivo è di liberare i “prigionieri del pianeta”.
Sarà dunque utile studiare chi siano questi prigionieri e quale sia il metodo che devono usare i discepoli per effettuare tale liberazione.
522 I prigionieri del pianeta si suddividono in due gruppi principali, naturalmente suscettibili di ulteriori suddivisioni. Nel complesso essi rappresentano tutte le forme di vita che generalmente chiamiamo subumane, dando però a tali parole un significato molto più ampio del consueto, che includa tutte le vite incorporate in una forma.
Le due suddivisioni sono le seguenti La prima comprende la sostanza di tutte le forme, o la molteplicità delle minuscole vite atomiche che, con il potere del pensiero, vengono attratte nell’aspetto forma attraverso il quale tutte le esistenze, o tutte le anime, minerali, vegetali, animali e il corpo animale dell’uomo si
esprimono. Questo fatto apre un vasto orizzonte e abbraccia praticamente tutta l’opera di creazione sul piano fisico, tanto che nemmeno possiamo accennarvi. In virtù della Legge di Attrazione
e dell’attività impulsiva della Mente Universale, che elabora i propositi del Logos solare o del Logos planetario, questi costituenti della materia dello spazio, questi atomi di sostanza, vengono riuniti, manipolati in maniera ritmica e mantenuti insieme in una forma. Con questo metodo di creare, le esistenze vengono in manifestazione, partecipano all’esperienza del loro ciclo particolare, sia esso effimero come la vita di una farfalla o relativamente permanente
come la vita animante della divinità planetaria, indi svaniscono. In tal modo i due aspetti interessati, spirito e materia, sono messi in stretto rapporto ed esercitano necessariamente un effetto reciproco. La cosiddetta materia viene energizzata o “elevata”, nel senso occulto del termine,dal suo contatto con il cosiddetto spirito. A sua volta lo spirito può accrescere la propria vibrazione per mezzo della sua esperienza nella materia. Dall’unione di questi due aspetti divini
ne emerge un terzo, che chiamiamo anima; per mezzo dell’anima lo spirito sviluppa una facoltà di sentire, una consapevolezza cosciente e una capacità di rispondere che rimarranno sue anche quando, col tempo e ciclicamente, avverrà la separazione fra i due aspetti. 523 Di questo soggetto si parla esaurientemente nel Trattato del Fuoco Cosmico e non è quindi il caso che io mi ripeta. L’utilità di questo secondo trattato vuole essere più pratica e generale.
Esso si occupa principalmente della formazione dell’aspirante, affinché egli agisca a sua volta
quale creatore cosciente e, lavorando, serva i fini più elevati della Vita che lo attornia. In tal
modo egli contribuisce al materializzarsi dei piani di Dio. Dare una formazione all’aspirante,
indicargli le possibili tendenze e linee dell’evoluzione e definire il proposito che ne è alla base,
è tutto ciò che si può impartire allo stadio in cui egli si trova attualmente. È quanto si è tentato
di fare in queste istruzioni, cui si è aggiunto qualche nuovo insegnamento relativo al veicolo
emotivo. Nel prossimo secolo, quando l’equipaggiamento dell’uomo sarà meglio sviluppato e
quando vi sarà una comprensione più reale del significato dell’attività di gruppo, saranno possibili
ulteriori informazioni, ma non è ancora giunto il momento. Per ora posso soltanto cercare
le deboli parole atte a rivestire in qualche modo il pensiero. Rivestendolo esse lo limitano e
mi sento colpevole di creare nuovi prigionieri che dovranno infine essere liberati. Tutti i libri
non sono che prigioni di idee e solo quando la parola parlata e scritta sarà sostituita dalla comunicazione
telepatica e dagli scambi intuitivi, il piano e il metodo per esprimerlo saranno
compresi in modo più chiaro. Ora parlo in simboli; manipolo le parole per creare una data impressione;
costruisco una forma pensiero che, se abbastanza dinamica, potrà imprimersi nel
cervello di un trasmettitore, come siete voi. Ma così facendo, so bene quante cose debbano essere
tralasciate e quanto raramente si possa fare qualcosa di più oltre ad accennare a una cosmologia,
macrocosmica o microcosmica, in modo da trasmettere una immagine temporanea
della realtà divina.
524 Vi parlo di leggi e cerco di formularle in modo intelligente, ma in realtà tratto degli impulsi
divini che emanano da un Creatore cosmico e diventano leggi quando producono effetti nella
materia dello spazio, dove non incontrano praticamente alcuna resistenza. Altri impulsi divini,
che pure fluiscono ciclicamente, non hanno ancora portato una vibrazione così forte e non sono
quindi stati tanto potenti quanto la vibrazione della sostanza combinata sulla quale hanno
influito. Questi ultimi sono gli impulsi che chiamiamo spirituali e che speriamo vivamente di
veder stabiliti come leggi della nuova era; essi dovranno sostituire le attuali leggi dell’universo
o unirsi ad esse. Insieme instaureranno il nuovo mondo sintetizzato.
In che modo la parte può comprendere l’insieme? In che modo il piano completo può essere
notato da un’anima che non vede che una minuscola frazione della struttura? Tenetelo ben
presente mentre studiate e riflettete su queste istruzioni. Ricordate che, alla luce della futura
conoscenza dell’umanità, tutto ciò che viene comunicato ora è paragonabile al contenuto di un
libro di testo delle elementari rispetto a quello usato da un professore universitario. Servirà tuttavia
a far passare l’aspirante dall’Aula dell’Apprendimento all’Aula della Saggezza, se saprà
usare le informazioni offerte.
Imparate a essere telepatici e intuitivi, le forme verbali e le idee rivestite di una forma non
saranno allora più necessarie. Potrete stare faccia a faccia con la nuda realtà, vivere e lavorare
sul terreno delle idee e non nel mondo delle forme.
Lasciamo ora la vasta estensione di vite comprese nell’espressione generica di “sostanza
atomica” e passiamo alla seconda considerazione, che riguarda i prigionieri del pianeta con i
quali è più facile venire in contatto, la cui situazione generale può essere compresa in modo
più specifico e che si trovano in rapporto più stretto con l’uomo. Gli uomini non sono ancora
sufficientemente dotati per comprendere la natura delle unità d’energia elettrica, che incorporano
quella che chiamiamo l’anima di tutte le cose e che è stata definita “anima mundi”, vita e
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anima di Colui nel quale tutte le esistenze incorporate vivono, si muovono e hanno il loro essere. per comprendere sarà necessario capire in qualche misura la parte che il quarto regno della
natura rappresenta in rapporto al Tutto e lo scopo per cui questo aggregato di forme, che chiamiamo famiglia umana, esiste. Dobbiamo studiare la questione dal punto di vista del rapporto
del quarto regno con il tutto e non dal punto di vista dello sviluppo individuale e progressivo dell’uomo e del ruolo che svolge quale unità umana entro la sfera invalicabile della famiglia umana. Useremo il termine umanità e parleremo della sua missione e funzione nel grande schema del Piano e nella sua attuazione. Ci riferiremo ad un’umanità composta di tutti i figli degli uomini. Essa include da un lato la gerarchia di adepti che si sono deliberatamente
incarnati per operare entro i limiti del regno umano, dall’altro lato i meno evoluti che sono ancora
più animali che uomini. Tra questi due estremi abbiamo i numerosi tipi diversi, più o meno
evoluti, più o meno intelligenti, tutti compresi nella parola uomo.
L’umanità costituisce un centro d’energia nel cosmo, in grado di svolgere tre attività.
I. Innanzi tutto l’umanità risponde all’afflusso d’energia spirituale, che fluisce dal cosmo e,
in senso simbolico, è composta di tre tipi d’energia.
1. Energia spirituale, come inadeguatamente la definiamo. Essa emana da Dio Padre e giunge all’umanità dal livello chiamato tecnicamente piano monadico, dalla sfera degli archetipi, la sorgente più elevata di cui l’uomo possa divenire cosciente. Pochi sono gli
uomini in grado di rispondere a questo tipo d’energia. Per la maggioranza essa è praticamente inesistente. Uso il termine “Dio Padre” nel senso dell’Essere Assoluto.  2. Energia senziente, l’energia che fa dell’uomo un’anima. È il principio di consapevolezza,
la facoltà di coscienza, il qualcosa inerente alla materia (quando messa in rapporto con lo spirito) che risveglia la rispondenza a un ampio campo esterno di contatti.È ciò che infine sviluppa nell’uomo il riconoscimento del Tutto, del Sé, e che lo conduce
all’autodeterminazione e all’autorealizzazione. Pervenuto a questo stadio di sviluppo,
che non è possibile nei regni subumani, l’uomo può divenire consapevole del primo tipo d’energia, già citato. L’energia di coscienza senziente proviene dal secondo aspetto della divinità, dal Cuore del Sole, come il primo emana, in senso tecnico ma
simbolico, dal Sole Spirituale Centrale. Nell’essere umano troviamo l’analogia di questi due tipi di forza nell’energia nervosa, che agisce attraverso il sistema nervoso e ha sede nel cervello, e nell’energia di vita che ha sede nel cuore. 3. Energia pranica o vitalità. È la forza vitale inerente alla materia stessa, in cui tutte le forme sono immerse quali parti di una forma maggiore. Tutte le forme rispondono a questa energia. Essa proviene dal Sole fisico e opera attivamente sui corpi vitali d’ogni forma del mondo naturale, inclusa la forma fisica dell’umanità stessa. Nella terminologia della Saggezza Eterna queste tre energie sono chiamate fuoco elettrico,
fuoco solare, fuoco per attrito e lo scopo del loro rapporto reciproco è riassunto nelle seguenti
parole tratte dalla Dottrina Segreta:
“La Materia è il Veicolo per la manifestazione dell’Anima su questo piano d’esistenza; l’Anima è il Veicolo, su un piano superiore, per la manifestazione dello Spirito e questi tre sono una Trinità, sintetizzata dalla Vita che li pervade tutti.”(La Dottrina Segreta. Vol. I°, pag. 80) L’umanità, essendo il luogo d’incontro dei tre tipi d’energia, costituisce quindi un “punto di mezzo” nella coscienza del Creatore. Questo “punto di mezzo” deve essere colto dall’agente
attivo che crea, in certo qual modo come l’aspirante deve imparare a cogliere il punto di mezzo nel piccolo frammento di lavoro creativo e magico che cerca di realizzare. L’umanità è designata a essere il mezzo con cui possono essere istituite certe attività. In realtà essa rappresenta il cervello della Divinità planetaria, le sue unità essendo analoghe alle cellule cerebrali del meccanismo umano. Come il cervello umano, costituito di un numero infinito di cellule responsive
e senzienti, giunto allo stato di quiescenza può subire la debita impressione e divenire il mezzo d’espressione dei piani e propositi dell’anima che trasmette le sue idee attraverso la mente, così la Divinità planetaria, che opera sotto l’ispirazione della Mente Universale, può imprimere nell’umanità i propositi di Dio e produrre i conseguenti effetti nel mondo dei fenomeni. I membri della Gerarchia rappresentano coloro che hanno raggiunto pace e quiescenza e possono ricevere l’impressione; aspiranti e discepoli rappresentano le cellule cerebrali che cominciano a rientrare nel più ampio ritmo divino. Essi stanno apprendendo la natura della rispondenza. Le masse umane rappresentano i milioni di cellule cerebrali inutilizzate, che psicologi e scienziati dicono che noi possediamo ma non utilizziamo. Per vostro conto potrete elaborare
più dettagliatamente quest’analogia, ma anche presa solo superficialmente, basta a rendervi evidente che, una volta compreso questo punto, il proposito per cui l’umanità esiste, l’obiettivo del gruppo di mistici e collaboratori mondiali e l’ideale proposto al singolo aspirante sono gli stessi di quelli proposti nella meditazione individuale; è il conseguimento dell’attenzione focalizzata e della quiete mentale in cui è possibile mettersi in contatto con la realtà, registrare il vero e il bello, come pure il proposito divino, in cui è possibile trasmettere al mondo fenomenico, sul piano fisico, l’energia necessaria per materializzare la realtà soggettiva.  L’aspirante fa tutto questo in rapporto con il proposito della propria anima, se il suo sforzo è coronato da successo; il discepolo impara a farlo in rapporto con il proposito di gruppo, mentre l’iniziato opera con il proposito planetario. Insieme essi costituiscono il gruppo interiore di cellule cerebrali vitali e attive nel cervello planetario, l’intero gruppo umano; è evidente che quanto più potente è la loro vibrazione unita e quanto più chiara è la luce che riflettono e trasmettono, tanto più rapidamente sarà attivata l’attuale massa inerte di cellule umane. La Gerarchia occulta sta alla Vita planetaria come la luce nella testa sta al discepolo giunto a un punto medio di risveglio, ma in una scala tanto più vasta e con un allineamento interiore così adeguato,che il vero significato di queste parole sfugge alla, comprensione dei lettori di queste istruzioni. Ciò che deve essere compreso è che, per mezzo dell’umanità sul piano fisico, la natura della realtà verrà rivelata, il vero e il bello si manifesteranno, il piano divino sarà infine attuato e l’energia verrà trasmessa a tutte le forme della natura consentendo alla realtà spirituale interiore di emergere.
II. Il secondo tipo d’attività di cui l’uomo è capace e un intenso e progressivo sviluppo a spirale entro la sfera invalicabile umana.
Questa frase include il metodo di sviluppo e l’intero procedimento di progresso di tutte le unità evolventi che chiamiamo uomini. Ma non è di questo che tratterò ora. La storia dello sviluppo strutturale dell’uomo, tutto il campo dell’evoluzione della coscienza e la storia di tutte le razze e di tutti i popoli che hanno vissuto o vivono sul nostro pianeta possono essere comprese in questo soggetto. Esso riguarda l’uso che l’umanità ha fatto di tutte le energie disponibili nel
mondo naturale di cui fa parte, inerenti al quarto regno stesso e provenienti anche dal mondo delle realtà spirituali. III. Il terzo tipo d’attività che dovrebbe occupare l’attenzione dell’umanità, ma che finora è poco compreso, è quello che dovrebbe agire come centro di trasmissione delle forze spirituali (forza dell’anima e energia spirituale unite e combinate) ai prigionieri del pianeta e alle vite incorporate negli altri regni della natura. Gli esseri umani tendono ad interessarsi soprattutto ai loro rapporti di gruppo superiori, al ritorno alla casa del Padre, a ciò che li spinge verso l’alto e lontano dal mondo fenomenico. Si preoccupano soprattutto di trovare il centro entro l’aspetto forma (ciò che chiamiamo anima) e, dopo averlo trovato, si adoprano per far conoscenza con quell’anima e in tal modo trovare la pace. Questo è giusto e in accordo con l’intento divino, ma il piano per l’uomo non è tutto qui e se l’obiettivo principale rimane limitato a quel punto, l’uomo si avvicina pericolosamente al rischio di cadere nell’insidia dell’egoismo e della separatività spirituali. Quando un essere umano trova il centro, si unifica con esso ed entra in rapporto con la propria
anima, la sua posizione nella famiglia umana si sposta automaticamente e, sempre in senso simbolico, egli scopre di far parte del centro di luce e comprensione che esotericamente chiamiamo Gerarchia occulta, la nube di testimonianze, i discepoli del Cristo e altri nomi ancora secondo le particolari convinzioni del discepolo. Questa Gerarchia sta inoltre tentando di esteriorizzarsi nella forma del gruppo di Servitori Mondiali e quando un uomo ha trovato la propria anima e il principio di unità gli si è sufficientemente rivelato, anch’egli si trasferisce in
questo gruppo più exoterico. Per il momento però, non tutti coloro che trovano il loro centro si collegano sia con il gruppo esteriore che con quello interiore. Egli si consacra allora all’opera magica di redimere le anime, di liberare i prigionieri del pianeta. Questa è la meta dell’umanità nel suo insieme e quando tutti i figli degli uomini avranno raggiunto l’obiettivo, questi prigionieri saranno liberati. Ciò avverrà poiché il lavoro magico verrà effettuato con intelligenza, in modo perfetto e gli esseri umani agiranno, in gruppo, quali trasmettitori d’energia spirituale pura, ciò che vivificherà ogni forma in tutti i regni della natura. 530 Considerando il problema dei prigionieri del pianeta e della loro futura liberazione, occorre ricordare che una delle forze alla base di tutto lo schema evolutivo è quella del Principio di Limitazione. È l’impulso primario che determina l’atto di creazione ed è strettamente connesso con quello della volontà e del suo riflesso inferiore, il desiderio. La volontà è desiderio, formulato così chiaramente e portato con tale potenza a una progressione intelligente, che il modo di materializzarlo è colto con tale accuratezza e potenziato con tale forza d’intento da renderne il risultato inevitabile. Ma la volontà pura è possibile soltanto al pensatore coordinato, alle entità veramente autocoscienti. Il desiderio è istintivo, o piuttosto inerente a tutte le
forme, poiché tutte le forme e tutti gli organismi fanno parte di qualche pensatore primario e sono influenzati dal potente intento di quella forza primaria. Il Principio di Limitazione è quindi il risultato della volontà animata da un proposito e del desiderio formulato di qualche Essere pensante; di conseguenza esso governa il processo di assunzione di una forma di tutte le vite incarnate. Questo Principio di Limitazione governa la portata di un’incarnazione, ne stabilisce la misura e il ritmo, ne determina la sfera d’influenza e produce l’apparenza illusoria di realtà che chiamiamo manifestazione. I “prigionieri del pianeta” si suddividono in due categorie: 1. Le vite che agiscono sotto l’influsso di un proposito cosciente e che “limita la vita che è in loro” per un certo periodo. Essi assumono coscientemente una forma, conoscendo la fine fin dal principio. Questi Esseri, a loro volta si suddividono in tre gruppi principali. a. L’Essere che è la vita del nostro pianeta, Colui nel quale viviamo, ci muoviamo e siamo. Questo Essere, somma totale delle vite organizzate, a volte è chiamato Logos Planetario, a volte l’Antico dei Giorni, a volte Dio e a volte Vita Unica.
b. Le vite che costituiscono il Principio di Limitazione in un regno della natura. Ad esempio,la Vita che si esprime tramite il regno animale è un’entità intelligente autocosciente,che opera in piena consapevolezza dell’intento e dell’obiettivo e limita la propria
sfera d’attività alfine di provvedere la debita opportunità ed espressione alla miriade di vite che in essa trovano vita, esistenza e sostentamento. Vedete dunque come la Legge di Sacrificio vige in tutta la creazione. c. I figli della mente, le anime umane, gli Angeli Solari, i divini Figli di Dio i quali, in piena autocoscienza, portano a termine fini ben precisi tramite la famiglia umana.

2. Le vite, limitate nella forma, che non sono autocoscienti, ma sono componenti inconsce di una forma maggiore. Non sono ancora abbastanza evolute per essere entità auto-coscienti. Si potrebbe dire che questa seconda categoria includa tutte le esistenze, ma la linea di demarcazione fra limitazione autoindotta e assunzione inconsapevole di una forma risiede nella sfera della coscienza. Alcune forme sono prigioniere e lo sanno; altre lo sono pure, ma non lo sanno. La chiave della sofferenza sta proprio qui, nella sfera mentale. Dolore e angoscia, ribellione, la spinta cosciente al miglioramento e al cambiamento delle condizioni si trovano soltanto
dove è presente ciò che chiamiamo individualità, dove il complesso dell’“Io” predomina e l’entità autocosciente è operante. Naturalmente, nei regni inferiori a quello umano vi è l’equivalente del dolore, ma rientra in un’altra differenziazione, non è in relazione al sé. Le forme di vita subumane soffrono, avvertono il disagio, sono soggette all’agonia, ma mancano di memoria e previsione, né possiedono la facoltà mentale che permette di collegare passato e presente e di prevedere il futuro; sono quindi esenti dall’angoscia del presentimento. La loro reazione a quelle che chiamiamo cattive condizioni è così differente da quella umana che è molto difficile per noi farcene un’idea. L’Antico Commentario così descrive questi due gruppi:
“I Figli di Dio, che sanno, vedono e odono (e sapendo sanno di sapere), soffrono la pena della limitazione
cosciente. Nel più profondo dei loro essere cosciente, lo stato di libertà perduto rode come un
male oscuro.
Sofferenza, malattia, povertà e perdita sono viste come tali e ogni figlio di Dio vi si ribella. Dentro di sé egli sa che, prima di entrare nella forma ed esserne prigioniero, non conosceva il dolore. Malattia
e morte, corruzione e infermità non lo toccavano. Le ricchezze dell’universo erano sue e nulla egli sapeva del dolore della perdita.
“Le vite che entrano nella forma insieme alle vite autocoscienti, i deva che costituiscono le forme,dimora di tutti i Figli di Dio, non conoscono dolore, perdita o povertà. La forma decade, le altre forme si ritraggono e ciò che occorre per nutrire e mantenere in forza l’esterno viene a mancare. Ma poiché mancano anche volontà e intento prestabilito, essi non provano senso di peggioramento, né conoscono ribellione.” A questo punto, una parola sul dolore potrebbe giungere a proposito, sebbene nulla io abbia
di astruso da comunicare riguardo all’evoluzione della gerarchia umana per mezzo del dolore.
I deva non sono soggetti alla sofferenza come il genere umano. Il loro ritmo è più costante,
sebbene in accordo con la legge. Essi imparano applicandosi al lavoro di costruzione e incorporandosi
nella forma di ciò che viene costruito. Essi progrediscono con la valutazione delle
forme costruite e del lavoro compiuto e con la gioia che ne ricavano. I deva costruiscono e
l’umanità infrange; con la distruzione delle forme l’uomo impara per mezzo dello scontento.
In tal modo vi è tacita accettazione dell’opera dei grandi Costruttori. Il dolore è la lotta per salire
attraverso la materia, che porta l’uomo ai piedi del Logos; il dolore è il seguire la via di maggior resistenza per giungere sulla vetta della montagna; il dolore è il frantumare la forma e giungere al fuoco interiore; il dolore è il gelo dell’isolamento che conduce al calore del Sole centrale; il dolore è l’ardere nella fornace per conoscere infine il refrigerio dell’acqua di vita;il dolore è il peregrinare in lontane contrade, che sfocia nell’essere benvenuti alla Casa del Padre.
Il dolore è l’illusione del ripudio da parte del Padre, che guida il figliol prodigo direttamente al cuore del Padre; il dolore è la croce della perdita totale, che restituisce le ricchezze della dovizia eterna; il dolore è la sferza che sprona il costruttore a lottare per portare a perfezione assoluta la struttura del Tempio.L’utilità del dolore è molteplice; esso conduce l’anima umana dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla liberazione, dall’angoscia alla pace. Quella pace, quella luce e quella liberazione, unite all’armonia ordinata del cosmo, sono retaggio di tutti i figli degli uomini. Il problema della limitazione è strettamente connesso con quello della liberazione. Nella prigione della forma entrano tutti coloro che vivono; alcuni vi entrano coscientemente, altri inconsciamente ed è ciò che chiamiamo nascita, apparenza, incarnazione, manifestazione. Immediatamente
entra in attività un’altra legge o lo sviluppo di un principio attivo che chiamiamo Legge dei Cicli. È il principio dell’apparire periodico, un effetto benefico dell’amore saggezza della divinità innata, poiché determina la successione di stati di coscienza che definiamo
Tempo. Nella sfera mondiale di consapevolezza ciò produce quindi una crescita lenta e graduale
verso l’autoespressione, l’autoriconoscimento e l’autorealizzazione.
534 Al Principio di Limitazione e a quello dei Cicli, se ne aggiunge un altro, il Principio di Espansione. Ciò determina lo sviluppo della coscienza, affinché il germe latente della senzienza, o risposta sensibile all’ambiente, possa essere coltivato nell’unità vivente.
Abbiamo dunque tre principi:
1. Il Principio di Liberazione.
2. Il Principio di Manifestazione periodica.
3. Il Principio di Espansione.

Questi tre principi, insieme, costituiscono i fattori alla base della Legge di Evoluzione, così
chiamata dall’uomo. Essi determinano l’imprigionamento della Vita nelle sue varie parvenze o
aspetti; essi producono le forme circostanti e conducono le vite imprigionate a prigioni sempre
più educative. Giunge infine il momento in cui il Principio di Liberazione diventa attivo e si
effettua una transizione dalla prigione che ostacola e deforma a una che offre condizioni adeguate al prossimo sviluppo della coscienza. A questo punto è interessante notare che la morte è governata dal Principio di Liberazione e da quello di Limitazione. La morte è riconosciuta soltanto come un fattore di cui devono occuparsi le vite autocoscienti ed è fraintesa solo dagli essere umani, che fra tutte le vite incarnate sono quelle maggiormente immerse nell’illusione e nell’inganno.Un altro punto da notare è che ogni regno della natura agisce in due modi:
1. Come liberatore del regno delle forme, che non ha ancora raggiunto il suo stadio particolare di consapevolezza cosciente.
2. Come prigione delle vite che vi sono entrate, provenienti dal livello di coscienza immediatamente inferiore. Si tenga sempre presente che ogni campo di consapevolezza entro i suoi limiti costituisce una prigione e che l’obiettivo di tutta l’opera di liberazione è di liberare la coscienza ed estenderne la sfera di contatti. Dove vi sono confini, di qualunque tipo essi siano, dove il campo d’influenza è circoscritto e dove la sfera di contatto è limitata, lì si ha una prigione. Riflettete su queste parole che contengono gran parte della verità. Dove vi sia la percezione di una visione e di un ampio territorio di contatti inconquistato, vi sarà sempre un senso di imprigionamento e intralcio. Dove ci si renda conto che esistono mondi da conquistare, di verità da apprendere,
di conquiste da effettuare, di desideri da soddisfare, di conoscenze di cui impadronirsi,
si avrà sempre un doloroso senso di limitazione che sprona l’aspirante a rinnovare gli
sforzi e spinge l’entità vivente ad avanzare sul sentiero dell’evoluzione. L’istinto che governa
il regno vegetale e quello animale, nella famiglia umana di trasforma in intelletto. Più tardi
l’intelletto si fonderà con l’intuizione e questa con l’illuminazione. Quando la coscienza superumana
viene invocata, intuizione e illuminazione sostituiscono istinto e intelligenza.
L’illuminazione a cosa conduce? Direttamente alla vetta del conseguimento, al compiersi
del destino ciclico, all’emergere della gloria radiosa, alla saggezza, al potere, alla coscienza di
Dio. Queste parole significano tuttavia ben poco o nulla se paragonate alla Realtà, che può essere
percepita dall’essere umano soltanto quando la sua intuizione è risvegliata e la sua mente
è illuminata.
Una volta compresi questi fatti riguardo all’imprigionamento, in che modo un uomo può
diventare un agente liberatore dei “prigionieri del pianeta”? Cosa può fare in questo senso
l’umanità nel suo insieme? Cosa può fare l’individuo?
536 Il compito dell’umanità si suddivide in tre parti principali. Tre tipi di prigionieri possono
essere liberati e troveranno infine la via d’uscita dalla loro prigione per opera dell’uomo. Gli
esseri umani lavorano già in tutti e tre i campi.
1. Prigionieri nella forma umana. Ciò comporta l’operare con i propri simili.
2. Prigionieri nel regno animale; molto si sta già facendo in questo campo.
3. Prigionieri nelle forme del regno vegetale. Si è cominciato a fare qualcosa.
L’uomo sta facendo molto per i suoi simili; grazie alla scienza, alla religione e
all’educazione, la coscienza umana si espande e i Figli di Dio, uno a uno, superano le loro limitazioni
e penetrano nel mondo delle anime. Nella retrospettiva storica, l’immagine del prigioniero
che emerge, l’Uomo, si delinea chiaramente. A poco a poco egli ha superato i confini
planetari; a poco a poco, dallo stadio dell’uomo delle caverne è passato a quello che ci ha dato
uno Shakespeare, un Newton, un Leonardo da Vinci, un Einstein, un San Francesco, un Cristo
e un Buddha. La capacità di conquista dell’uomo in qualsiasi campo dell’espressione umana
sembra praticamente illimitata e, se gli ultimi duemila anni sono stati testimoni di uno sviluppo
così stupendo, cosa vedremo nei prossimi cinquemila anni? Se l’uomo preistorico, poco più
di un animale, è giunto alla manifestazione del genio, quale sviluppo potrà prodursi a mano a
mano che l’innata divinità farà sempre più sentire la sua presenza? Il superuomo non è lonta241
no. Cosa manifesterà il mondo quanto tutta l’umanità tenderà alla manifestazione concreta dei poteri sovrumani?  La coscienza dell’uomo si sta liberando in diverse direzioni e dimensioni. Si espande nel mondo delle realtà spirituali e comincia ad abbracciare il quinto regno, il regno spirituale o delle anime. Grazie alla ricerca scientifica sta penetrando nel mondo della manifestazione superumana,indagando i molti aspetti della Forma di Dio e delle forme che la costituiscono.Accennando all’opera svolta dall’umanità per liberare le unità di cui è costituita e i prigionieri del regno vegetale e animale, vorrei far notare due punti entrambi profondamente importanti. In primo luogo, per liberare i prigionieri del pianeta” che rientrano nell’ambito del subumano, l’uomo deve agire guidato dall’intuizione; operando invece per liberare i propri simili, egli deve sapere cosa sia l’illuminazione. Quando sarà compresa la vera natura del servizio, si scoprirà che esso è un aspetto della energia divina che opera sempre sotto l’aspetto distruttore, poiché esso distrugge le forme per
liberarle. Il servizio è una manifestazione del Principio di Liberazione; morte e servizio sono due aspetti di questo principio. Il servizio salva, libera e rilascia, a diversi livelli, la coscienza
imprigionata. Si può dire la stessa cosa della morte. Ma a meno che il servizio non sia reso con comprensione intuitiva di tutti i fatti inerenti al caso che si presenta, interpretato con intelligenza
e applicato con spirito d’amore, esso non potrà adempiere alla sua missione in modo adeguato.Quando il fattore dell’illuminazione spirituale entra a far parte di questo servizio, abbiamo quelle Luci trascendenti che hanno illuminato il cammino dell’umanità; simili a fasci di luce gettati nel grande oceano della coscienza esse hanno rivelato all’uomo il Sentiero che può e deve percorrere. Vorrei precisare un altro punto. Non ho indicato regole specifiche per liberare i prigionieri del pianeta. Non ho classificato le prigioni e i loro prigionieri, né ho indicato metodi di lavoro o tecniche di liberazione.
538 Esorto soltanto tutti voi che leggete queste istruzioni a comprendere la necessità di rinnovare lo sforzo per rendervi idonei al servizio, uno sforzo cosciente e deliberato per sviluppare
l’intuizione e giungere all’illuminazione. Ogni essere umano che perviene alla meta della luce e della saggezza, automaticamente dispone di una sfera d’influenza che si estende verso l’alto
e verso il basso, che penetra sia all’interno verso la sorgente della luce, sia all’esterno verso i “campi delle tenebre”. Pervenuto a ciò, egli diverrà un centro di vita cosciente, che dispensa forza senza alcuna fatica. Egli stimolerà, infonderà energia e vivificherà a nuovi sforzi tutte le vite con le quali verrà in contatto, sia che si tratti degli aspiranti suoi compagni, che di un animale o di un fiore. Sarà un trasmettitore di luce nelle tenebre. Disperderà le nebbie dell’illusione attorno a sé, facendo penetrare lo splendore della realtà. Quando un gran numero di figli degli uomini sarà in grado di agire in questo modo, la famiglia
umana potrà iniziare il servizio mondiale cui è predestinata. La sua missione è di fare da ponte fra il mondo dello spirito e il mondo delle forme materiali. Nell’uomo tutti i gradi di materia s’incontrano e in lui tutti gli stati di coscienza sono possibili. Il genere umano può operare in tutte le direzioni, elevare al cielo i regni subumani e portare il cielo sulla terra.

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