Gli Etruschi erano Russi?

Nel 1000 a.C. all’età del ferro, la fondazione di villaggi villanoviani in EMilia Romagna  nel VIII a.C. le prime civiltà etrusche. Nel 770 a.C. in Campania vengono influenzati dalla civiltà greca di Cuma, nel 753 la fondazione leggemdaria di Roma e l’uso dell’alfabeto etrusco, derivato da quello greco. Nel 617 a.C. Tarquinio Prisco è il primo Re di Roma etrusco, nel 600 l’arte etrusca è all’apice della sua espressione, l’influenza degli etruschi si irradia fino in Corsica,

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Il Sarcofago degli Sposi è un sarcofago etrusco in terracotta dipinto nel VI secolo a.C., conservato nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma.

  nel 509 a.C.Tarquinio il superbo fu cacciato da Roma icon la fine delle dinastie etrusche dell’Urbe, il re di Chiusi, Porsenna, tenta di restaurare la monarchia etrusca a Roma, nel 474 a.C. sono sconfitti a CUma dai Greci e il declino in Campania, nel 396 a.C. conquistano Vejo dopo lunghi anni di tentativi, nel 375 nel Delta del Po finisce il predominio etrusco causato dai Galli, nel 270 le guerre romano-etrusche si concludono dando inizio al periodo di fusione tra le due civiltà fino al 90 a.C. dove gli etruschi ricevono assieme ad altri popoli insediati, la cittadinanza romana.

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Lékythos attica a figure nere, inizio V secolo a.C. Firenze, Museo archeologico nazionale. Provenienza Volterra, tomba di casa Bruci

Chi erano gli etruschi?

2.1. Potenti, leggendari, per alcuni «misteriosi» etruschi

Nella versione scaligera della storia rimane tuttora un enigma irrisolto. Porta il nome di ETRUSCHI.

Un popolo che fece la sua comparsa in Italia in tempi immemori, molto tempo prima della fondazione di Roma. Fece fiorire una straordinaria cultura, e poi sparì misteriosamente lasciando dietro di sé numerosi reperti e iscrizioni rimaste TUTTORA INDECIFRATE, nonostante il lavoro di generazioni e generazioni di studiosi appassionati.

Gli storici riportano quanto segue: «Molti eminenti studiosi provenienti da diversi istituti stanno lavorando alla soluzione dell’ENIGMA DEL MONDO ETRUSCO… Dal 1927 a Firenze viene pubblicata una rivista annuale, “Studi etruschi”, dedicata a tutte le scoperte e alle difficoltà del campo. Risulta comunque difficile credere che le IMMANI FATICHE DI INTERE GENERAZIONI DI STUDIOSI non abbiano fatto altro che far progredire in modo solo impercettibile la nostra conoscenza, prevalentemente alimentando la CONCEZIONE DEGLI ETRUSCHI COME PROBLEMA, e la conoscenza della loro storia. Fra le molte questioni alle quali le varie branche dell’etruscologia non hanno saputo dare risposta, le più pungenti sono la PROVENIENZA DEGLI ETRUSCHI e LA LORO LINGUA» [1], pg.28.

Quella riportata sopra è la citazione dell’opera di uno storico del XX sec.: è curiosa l’enfasi con cui parla dell’enigma irrisolto del mondo etrusco, al quale hanno lavorato generazioni di storici quando in realtà LA SOLUZIONE DI QUESTO ENIGMA FU TROVATA GIA’ NELLA PRIMA META’ DEL XIX SEC. da Ciampi, Chertkov e Volansky, ben un secolo prima della pubblicazione di quello stesso libro. Ciampi, Chertkov e Volansky non vengono citati, come se non fossero mai esistiti.

Le scoperte scientifiche, tuttavia, non possono essere tenute all’oscuro per sempe. La scoperta di Ciampi, Chertkov e Volansky prima o poi verrà riconosciuta, per il semplice motivo che è VERA. Questa triade di studiosi trovò effettivamente la chiave di lettura a molte iscrizioni etrusche. La loro interpretazione non ha bisogno di spiegazioni: i contenuti dei testi da loro decifrati è talmente univoco da eliminare sul nascere qualsiasi dubbio sulla correttezza del metodo di lettura. Questa scoperta nono potrà essere tenuta nascosta ancora a lungo.

Le iscrizioni etrusche si rivelarono essere SLAVE: gli etruschi stessi, di conseguenza, si rivelarono essere UN POPOLO SLAVO.

È chiaro ora perchè GLI ETRUSCHI NELLA LORO LINGUA SI CHIAMAVANO «RASENNA», in altre parole «RUSSI», pg.72.

Come già detto, la soluzione dell’enigma etrusco SMENTIVA COMPLETAMENTE la versione della storia e della cronologia scaligere: questo fu sufficiente perchè Ciampi, Chertkov e Volansky NON VENISSERO CREDUTI. Tuttora l’etruscologia tace i risultati delle loro ricerche.

Evidentemente, rendendosi conto di non poter controbattere con asserzioni altrettanto valide, molti studiosi cercarono di TRAVISARE E SCREDITARE queste scoperte «scomode». Esistono pubblicazioni che hanno l’aspetto di «ricerche scientifiche» e che propongono decodificazioni in chiave slava della lingua etrusca, ma del tutto sconclusionate. Sono i lavori di S. Grinevich sulla scrittura slava antica e quelli di V.A. Chudinov. La falsificazione delle argomentazioni del proprio avversario è un metodo di lotta pseudo-scientifica disonesto ma ampiamente utilizzato.

La logica è semplice. Da una parte, essendo alcune iscrizioni etrusche decifrabili sulla base delle lingue slave, non c’è nulla da obiettare: è innegabile che non si tratti di una casualità.

D’altra parte NON E’ POSSIBILE accettarlo non negando la cronologia scaligera. Se gli ETRUSCHI erano SLAVI, sorge il dubbio che gli et-RUSCHI fossero RUSSI? A questo punto i RUSSI avrebbero fondato l’ETRURIA, creato quella che dal cardinale Egidio Da Viterbo è stata definita «LA CULLA DELLA PIU’ ANTICA CULTURA ITALIANA E L’ETERNA PROTETTRICE E CUSTODE DELLE RELIGIONI» [1], pg.4. In questo modo I RUSSI SAREBBERO VISSUTI IN ITALIA ANCORA PRIMA DELLA NASCITA DI ROMA? Dal punto di vista della versione scaligera della storia tutte queste affermazioni sono completamente insensate. La Nuova Cronologia, invece, non incontra difficoltà nell’accettazione di quanto scoperto da Ciampi, Chertkov e Volansky.

Al contrario: sarebbe insolito se la grande conquista russo-mongola dell’inizio del XIV sec. non avesse lasciato alcuna traccia nell’Italia medievale del XIV-XVI sec. E’ corretto ipotizzare che gli et-ruschi, in altre parole i russi, arrivarono in Italia PRIMA della fondazione di Roma. Secondo la nostra ricostruzione vi giunsero prima della prima metà del XIV sec. Roma fu fondata indicativamente in quello stesso periodo, ma fu solo più tardi, nella metà del XV sec., che diventò la culla dell’Umanesimo e del Rinascimento, movimenti che accompagnarono la fine della storia dell’Italia slava. Gli etruschi-russi da quel momento furono italiani, i «discendenti degli antichi romani» (sulla fondazione di Roma e del Vaticano cfr. «Vaticano», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

Sulla presenza di popoli slavi nell’Italia medievale è stato scritto molto. Mauro Orbini, nel XVI sec. scrisse: «�ttocharo, che altri chiamano Odoacre fu Re dei Rugiani SLAVI… tenne il regno d’Italia quindici anni. Della cui terribilità spaventata la città di Roma, tutta gli uscì in contra, facendo a huomo slavo maggio honore di ciò che convenisse a huomo mortale» [11], pg.90-91. Si veda anche la traduzione contemporanea [12] della seconda edizione del libro di Orbini, probabilmente già rivisitata dai redattori scaligeri. Qui Orbini descrisse la guerra gotica del V sec. d.C. in Italia. Secondo le ricerche di A.T. Fomenko, esplicate ne «Fondamenti di storia», la guerra gotica avvenne nel XIII sec. d.C. e non nel VI. L’Italia nei secoli XIII-XIV fu sotto il controllo dei popoli SLAVI. Soprendente che tuttora si trovino monumenti ETRUSCHI, probabilmente risalenti a prima della fondazione di Roma, nel secolo XIII-XV d.C.

Inoltre negli «Appunti di storia» del vescovo Tria si legge che «gli slavi, provenienti dalla Sarmatia europea… si gettarono a saccheggiare la Apulia» e che gli SLAVI successivamente FONDARONO Montelongo (in Italia, n.d.a.), e lo stesso vescovo Tria testimonia che GLI ANZIANI A MONTELONGO PARLAVANO UNA VARIANTE DI UNA LINGUA SLAVA…

Nella «Storia» di Paolo Diacono (tomo V, capitolo 2), e negli «Annali» dei duchi e dei principi bizantini si dice che attorno al 667 IN ITALIA SI STABILIRONO NUOVE POPOLAZIONI: «Queste popolazione erano i BULGARI provenienti da quella parte della SARMATIA asiatica bagnata dal VOLGA» [22], ppgg.12,25. Secondo la Nuova cronologia questi fatti risalgono al XIV sec. d.C. e coincidono con la grande conquista slava del mondo, durante la quale venne conquistata anche l’Italia (cfr. «La conquista slava del mondo», G.V. Nosovsky, A.T. Fomenko).

Infine, Giovanni de Robertis nel saggio «Centri abitati nel regno di Napoli» afferma che i centri di Montemiro, Sanfelice, Tavenna e Serritello vennero fondati nel 1468 d.C., cioè a metà del XV sec., da popoli slavi [22], pg.21.

Stando così i fatti, che cosa c’è di soprendente nel fatto che prima della fondazione di Roma le popolazioni in Italia parlassero e scrivessero in lingua slava? La Nuova Cronologia riporta la nascita di Roma alla fine del XV sec., all’inizio cioè dell’Umanesimo e del Rinascimento, correnti che avevano come scopo proprio la «rinascita» degli antichi usi e costumi romani in Italia. Fu allora che gli umanisti coniarono il concetto del latino «antico», partendo dall’antico slavo ecclesiastico. Solo successivamente nacque la ‘favoletta’ che questa fosse proprio la lingua degli «antichi romani». Si veda il Vocabolario comparativo di latino e russo (e altre lingue) nel libro «Ricostruzione» (G. Nosovsky, A.T. Fomenko) [CRON7]. La teoria lì esposta è che la lingua italiana contemporanea sia nata dalla sovrapposizione fra il latino codificato nel XV-XVI sec. e le lingue volgari locali, fondamentalmente di ceppo slavo (etrusco), diffuse all’epoca sul territorio italiano (per maggiori dettagli, cfr. «Rus’ e Roma», «Vaticano», la serie «Nuova cronologia per tutti», «Cronologia» in sette volumi – G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

2.2. Gli etruschi e l’etruscologia

Il famoso esperto di storia etrusca, lo storico A.I. Nemirovsky (1919-2007), scriveva: «Nei tempi antichi in Italia centrale si trovava una regione chiamata ETRURIA, situata tra i fiumi Arno e Tevere. L’autorità dei suoi abitanti, gli ETRUSCHI, famosi fra i greci anche come TIRRENI, si estendeva al nord e al sud di questi corsi d’acqua, e anche ad ORIENTE, fino al Mar Adriatico» [10], pg.3.

La fama degli etruschi è dimostrata anche dalle parole eloquenti dell’imperatore Claudio nel suo trattato di «Thyrrenika », in VENTI tomi, purtroppo andato perduto [10], pg.3.

«TUTTE LE ISCRIZIONI INCOMPRENSIBILI in Italia allora (nel tardo Medioevo, n.d.a.) venivano considerate ETRUSCHE, e si consolidò il modo di dire che ‘L’ETRUSCO NON SI LEGGE’» [10], pg.3.

«Nei secoli XIV-XVI la regione fra l’Arno e il Tevere (in altre parole l’ETRURIA, n.d.a.) diventò la CULLA DELLA CULTURA DEL RINASCIMENTO. Insieme all’interesse per gli antichi greci e gli antichi romani si risvegliò l’interesse per gli ETRUSCHI, IN QUANTO ANTICHI ABITANTI DELLA TOSCANA» [10], pg.3.

Inoltre, ancora nel XVIII sec. «lo studio della GLORIOSA STORIA DEGLI ETRUSCHI, che i toscani consideravano essere i LORO ANTENATI, dava appagamento morale e sfogo ai sentimenti patriottici», [10], pg.5. Tanto era ancora VIVIDO nel XVIII sec. in Italia il ricordo degli «antichi» etruschi!

Piuttosto comprensibile: «Negli archivi cittadini di alcuni centri in Toscana sono conservati i bozzetti delle costruzioni fortificate dell’EPOCA ETRUSCA, ESEGUITI NEL XV-XVI sec. e le incisioni, accuratamente trascritte, che ne coprivano le pareti» [10], pg.3.

Questo significa che ancora nel XV-XVI sec. in Toscana si trovavano FORTEZZE ETRUSCHE! Con tanto di iscrizioni etrusche conservatesi per VENTI SECOLI.

«Più di ogni altra cosa erano le necropoli etrusche a stimolare l’immaginazione. ALLA FINE DEL XV sec. molti si dilettavano scavando i sepolcri ed esumando colonne e statue di marmo» [10], �.3.

Le figure 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9 e 10 riportano le fotografie di alcune urne cinerarie etrusche esposte al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Urne di questo tipo sono numerosissime e perfettamente conservate. Si pensa che le terre attorno a Firenze nell’antichità fossero abitate dagli etruschi. Ma se si parla di migliaia di anni fa, come può esserci una tale quantità di reperti etruschi conservati in modo così impeccabile? È veramente difficile, osservandoli, credere che per ben duemila anni siano rimasti incustoditi e sepolti sotto terra. Inoltre, le urne sono state inserite nella collezione del museo solo recentemente. Se davvero gli etruschi se ne fossero andati dall’Italia duemila anni prima, le loro urne e le loro tombe si sarebbero frantumate in ammassi di cocci, sarebbero state sotituite da altre urne, appartenenti ad altri popoli. Sarebbero potuti sopravvivere singoli esemplari, ma certamente non una tale quantità come quella disponibile oggi, calcolando che gli oggetti etruschi erano prodotti secondo i metodi in uso nel XIV-XV sec.

La figura 11 riporta una delle tante necropoli etrusche. Gli storici ne collocano la costruzione nell’VII sec. a.C. Ricorda in modo sospetto i tumuli degli sciti. La figura 12 invece mostra l’interno di un’altra necropoli fatta risalire al VI sec. a.C. [27], pg.42. Un altro esempio di necropoli et-rusca è raffigurato nel disegno 13.

Nella figura 14 sono visibili le rovine di un tempio etrusco. La fig. 15 mostra i resti di un altro tempio nella cittadina di Fiesole, vicino a Firenze, la fig. 16 le rovine di un teatro etrusco ad Arezzo.

Le figure 17, 18 e 19 sono le fotografie di un sarcofago di pietra e di due rilievi, raffiguranti un uomo e una donna, i cui volti potrebbero senza dubbio somigliare a volti russi. Le figure 20, 21 e 22 riportano un sarcofago dipinto: nonostante i colori generalmente si mantengano male sulla pietra, questi sono sorprendentemente ben conservati. Il coperchio del sarcofago è decorato con la figura di una giovane donna che giace sul fianco sinistro e tiene un piatto in mano. Sulla superficie del sarcofago è ancora ben visibile un’iscrizione in etrusco. La tempera rossa con la quale erano dipinte le lettere non si è ancora scrostata.

La figura 23 mostra un sarcofago di pietra di un giovane uomo.

Le fotografie 24 e 25 mostrano due monumenti finemente intagliati.

La figura 26 riporta il vaso funerario di una tomba etrusca, per fattura identico ai vasi funerari egizi nei quali veniveno riposti gli organi interni del defunto durante il processo di imbalsamazione. La storia scaligera trascura qualsiasi collegamento fra gli etruschi e gli antichi egizi, considerandoli popoli che non hanno avuto alcuna influenza l’uno sull’altro, culture assolutamente separate e vissute in epoche e luoghi diversi. Nella Nuova Cronologia però l’epoca degli antichi egizi, XI-XIV sec. d.C., e quella etrusca, XIV-XVI sec. d.C., coincidono parzialmente. Secondo la Nuova Cronologia etruschi ed egizi non solo furono contemporanei, ma erano anche cittadini dell’enorme Impero medievale che aveva la sua capitale nelle Rus’ di Vladimir e Suzdal, lo stesso impero che nel XIV-XV sec. conquistò tutta l’Eurasia e l’Africa settentrionale. Gli etruschi furono discendenti delle truppe provenienti dalla Rus’ che arrivarono in Italia nel XIV sec., durante la grande conquista slava (mongola) del mondo. Per questo scrivevano in russo (cfr. G. Nosovsky, A.T. Fomenko, «Impero», «Nuova cronologia dell’Antico Egitto», «La conquista slava del mondo»).

Prima di consultare la storia degli etruschi di A.D. Chertkov bisogna ricordare che lo studioso era solito chiamare gli etruschi PELASGI, come erano noti a quel tempo.

Chertkov scrive: «I reperti della lingua dei pelasgi erano sparsi su tutto il territorio italiano. Fino al XV sec. tuttavia nessuno se ne occupò… Nel 1444 vennero rinvenute nei dintorni di Gubbio nove grandi tavole bronzee sulle quali erano incise delle iscrizioni pelasgiche. Due di queste tavole furono portate a Venezia e da quel momento non se ne seppe più nulla.

Le tavole eugubine (dalla parola Gubbio, n.d.a.) furono ritrovate nel 1444 ma il loro studio iniziò non prima del 1549. Gori e Bourgeut supponevano che la lingua di queste tavole fosse pre-troiana, Freret e Tiraboschi le dichiararono INDECIFRABILI e proclamarono la lingua pelasgica PERDUTA PER SEMPRE… In seguito iniziarono a chiamare i pelasgi ‘etruschi’» [21], ppgg.1-3.

Si noti che gli storici ricordati da Chertkov, ancora prima di aver cominciato uno studio approfondito delle iscrizioni, intuirono IMMEDIATAMENTE che non potessero essere decifrate e che la lingua etrusca fosse PER SEMPRE perduta. Come poterono intuirlo? Prevedere con un anticipo di quattro secoli il burrascoso corso dell’etruscologia? Da dove veniva una tale preveggenza? Probabilmente dal fatto che LORO in effetti DECIFRARONO ALCUNE DELLE ISCRIZIONI, ma ne rimasero scontertati e preferirono sentenziare: NON SONO LEGGIBILI. In nessun modo. Si possono studiare, ma non leggere. Da allora il loro punto di vista non è cambiato.

«Per l’interpretazione delle iscrizioni ricorsero alla lingua ebraica, etiope, egizia, araba, copta, celtica, cantabrica, teutonica, anglosassone, runica, persino a quella cinese: tutto questo nonostante le testimonianze di tutti gli storici e geografi antichi» [21], pg. 4.

A.D. Chertkov continuava: «Per decifrare le iscrizioni lo studioso Ciampi, nelle sue «Osservazioni

intorno ai moderni sistemi sulle antichità Etrusche» propose di rivolgersi a «l’antico linguagio Slavo», sapendo per esperienza che ne il greco ne il latino potevano risolvere i testi pelasgici. Indicò proprio LO SLAVO (Ingh. Monn. Etrus. II 233, 468). Questo avvenne nel 1825, quando Ciampi tornò in Italia dopo essere stato per anni professore a VARSAVIA, e conoscendo in parte IL POLACCO» [21], pg.13.

Riassumendo, l’etruscologo italiano durante il suo soggiorno a Varsavia imparò il polacco e con grande sorpresa si rese conto che questo bagaglio linguistico gli permetteva di capire alcune cose di quelle famose iscrizioni etrusche. Al ritorno in Italia si affrettò a condividere la scoperta con i propri colleghi, i quali tuttavia non la accolsero con favore. Gli ricordarono che secondo gli storici tedeschi, considerati gli studiosi più eminenti d’Europa, i popoli slavi apparvero non prima del VI sec. d.C. Gli etruschi, «Come tu stesso dovresti sapere», gli dissero, «esistevano prima della fondazione di Roma, prima dell’VIII sec. a.C. Di che radici slave della lingua etrusca vai farneticando??». Ciampi si arrese.

Questi fatti sono qui esposti in modo più schietto di quanto lo abbia fatto Chertkov, il quale scrive: «Gli studi accademici sulla lingua slava antica sono IRREALIZZABILI in Italia, dove nessuno conosce lo slavo ecclesiastico. Varrebbe certamente la pena di imparare la lingua slava per fare almeno un po’ di luce sui monumenti dell’antichità italiana. Ma in Germania hanno già stabilito da tempo che gli slavi giunsero in Europa non prima del VI sec. d.C, motivo per cui in Italia non diedero il giusto peso alle parole di Ciampi» [21], pg.13.

«Il primo contratto fra Roma e Gubbio fu redatto in alfabeto pelasgico… Polibio testimonia che durante gli anni della sua attività i più grandi eruditi romani non erano già più in grado di comprendere il trattato di pace fra Roma e Cartagine risalente ai primi anni dopo la cacciata di Tarquinio. Il trattato era redatto in una lingua TALMENTE DIVERSA DAL LATINO che lo stesso Polibio fece fatica a tradurlo. I romani avevano dimenticato le proprie origini linguistiche, pelasgiche, e stavano già diventando Latini» [21], �.4.

Chertkov aveva ragione. Polibio, che secondo la ricostruzione della Nuova cronologia visse nel

XVI-XVII sec., conosceva già molto sommariamente la lingua slava diffusa sul territorio italiano nel XIV-XVI sec. La lingua latina iniziò a prevalere su quella slava dopo la cacciata dei Tarquinii, cioé dopo la liberazione dall’autorità del grande impero russo nel XVI-inizio XVII sec.

Seconodo la nostra ricostruzione i Tarquinii vennero cacciati dall’Europa occidentale durante l’epoca della Riforma nel XVI-XVII sec.

«Il popolo continuò sempre a parlare in una lingua nettamente diversa da quella scritta.

(Maffei, Stor. di Verona, XI, 602). Gli Osci e i Volsci, anche all’apice della fioritura del latino, conservarono la propria lingua, che risultava comprensibile al volgo romano: la prova che la lingua latina fosse qualche cosa creata artificialmente e che si distinguesse nettamente dalle parlate di tutti i popoli pelasgici» [21], pg.5.

Quando finalmente gli umanisti rinascimentali impararono a scrivere in quel latino antico che loro stessi avevano codificato, dovettero per lungo tempo tapparsi le orecchie per non sentire la parlata volgare, di origine slava, che giungeva dalle strade della città. Questa convivenza durò abbastanza a lungo, fino al XVIII sec. Poi, finalmente, il popolo imparò il latino.

2.3. Lotta per la supremazia fra Firenze e Roma

«Alla fine del XV sec. a Firenze (capoluogo della TOSCANA [15], pg.1338, n.d.a.) vennero compilati una serie di trattati sugli etruschi, scritti da rappresentanti della chiesa cattolica. Il cardinale Egidio da Viterbo dipinge l’Etruria come CULLA DELLA PIU’ ANTICA CULTURA ITALIANA e anche come ETERNA PROTETTRICE E CUSTODE DELLE RELIGIONI. L’autore, di confessione cristiana, pareva non distinguere l’Etruria pagana dalla Toscana del suo tempo» [10], pg.4.

Ancora alla fine del QUINDICESIMO secolo (secondo la nostra ricostruzione si tratta piuttosto della fine del SEDICESIMO) i cardinali toscani avevano un ricordo vivido degli ETRUSCHI. A.I. Nemirovsky cercò di dare una giustificazione a quell’atteggiamento dei gerarchi della chiesa cattolica di quel periodo, definendo la loro passione per l’etruscologia una bizzarra «forma di patriottismo toscano». Ma lo fece senza ragione: non avevano bisogno di alcuna giustificazione, perchè dicevano la VERITA’.

Secondo la nostra ricostruzione, gli avvenimenti della storia d’Italia sono in genere riferiti a 150-300 anni prima della loro effettiva datazione: per questo, i fatti descritti dagli storici come risalenti al XIV o XV sec. possono in realtà risultare avvenuti successivamente, nel XVI o addirittura nel XVII-XVIII sec (cfr. «Zodiaci egizi, russi e italiani», e «Vaticano», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

«Nel XVI sec. (più esattamente nel XVII, n.d.a.) si consolidarono CONCEZIONI FANTASTICHE SUGLI ETRUSCHI, che possono essere riassunte con l’espressione «MITO ETRUSCO». Fu Th. Dempster a diffonderlo con la stesura nel 1619 dell’opera «Etruria imperiale», basata su TESTIMONIANZE di autori antichi. Th. Dempster… sosteneva che gli etruschi avessero introdotto in Italia le LEGGI, fossero stati i PRIMI FILOSOFI, ESPERTI DI GEOMETRIA, SACERDOTI, COSTRUTTORI DI ABITAZIONI, TEMPLI, INVENTORI DI MACCHINE BELLICHE, MEDICI, PITTORI, SCULTORI, AGRONOMI.

Dempster non si pose nemmeno il dubbio, a quel punto, di quali meriti rimanessero ai greci e ai romani in ambito di tecnica e di cultura…

L’opera di Dempster fu pubblicata più di cento anni dopo la stesura, solo nel 1723, perfettamente in tempo per cavalcare la NUOVA ONDATA DI INTERESSE NEI CONFRONTI DEGLI ETRUSCHI» [10], pg.4.

Dempster fu pubblicato solo CENTO ANNI DOPO, in un periodo in cui «sul territorio dell’antica Etruria padroneggiavano gli AUSTRIACI e lo studio della gloriosa storia degli etruschi, che i toscani consideravano essere i loro antenati, dava appagamento morale e sfogo ai sentimenti patriottici», [10], ppgg. 4-5. Esiste un’altra spiegazione possibile: che l’opera di Dempster non fu scritta nel XVII sec, ma nel XVIII, e immediatamente pubblicata come opera postuma di un autore finto già deceduto, espediente ampiamente utilizzato all’epoca.

Come è già stato più volte sottolineato nelle nostre pubblicazioni sulla Nuova Cronologia, nella Roma del XVI-XVIII sec. SI CONDUSSE UN’INTENSA E PONDERATA ATTIVITA’ DI TRASCRIZIONE DELLA STORIA ANTICA, finalizzata a dare maggiori RICONOSCIMENTI AI GRECI E AI ROMANI (vd. sopra). Gli etruschi TOSCANI vennero respinti indietro nei secoli, perchè non fossero d’impiccio alla grande Roma. Probabilmente in Italia a quel tempo molti ancora ricordavano chi fossero stati gli etruschi: nientemeno che russi, rimasti sul territorio italiano dopo la grande conquista slava (mongola) del XIV sec.

Uno degli obiettivi primari degli storici italiani dei secoli XVII-XVIII, attivi per garantire il mantenimento del nuovo ordine stabilitosi in Europa dopo il crollo del Grande Impero Medievale Russo, era quello di eliminare la memoria dell’impero stesso e spianare la strada alla menzogna della «grande storia romana», inventata dagli scaligeri. Gli etruschi erano di grande impaccio al «processo di ricostruzione patriottica di Roma».

Non è da escludere che nelle diatribe sugli etruschi si sia riflessa anche la lotta fra ROMA e FIRENZE per la SUPREMAZIA. Firenze era la capitale del Granducato di TOSCANA, uno dei più potenti regni dell’Italia medievale, e perciò degna rivale di Roma. Nel XVII-XVIII sec. la Toscana evidentemente cercava di affermare la PROPRIA versione della storia italiana, nella quale i protagonisti non erano gli «antichi romani», ma «gli antichi ETRUSCHI».

Per contro, anche Roma aveva interesse ad affermare la PROPRIA (erronea) concezione della storia dell’antico impero romano e del mondo in generale. Gli interessi di Roma e Firenze si scontrarono, e Roma ebbe la meglio. L’opera di Dempster, che esaltava la civiltà etrusca e rifletteva una visione della storia più VERITIERA, finì sotto la CENSURA DI ROMA. Composta nel 1619, rimase a giacere tutto un secolo prima di venir data alla stampa, nel momento in cui la Toscana venne invasa dalle truppe austriache. I fiorentini, felici di essersi finalmente liberati dal giogo di Roma, non persero l’occasione di pubblicare finalmente l’opera di Dempster.

Ma era già troppo tardi: la versione scaligera della storia dell’antica Roma era già saldamente penetrata nell’immaginario collettivo e la versione toscana della storia non provocò altro che ilarità.

Nonostante questo i toscani non si diedero per vinti e cercarono ancora a lungo di dimostrare la propria ragione. «Nel 1726 fu inaugurata l’ACCADEMIA ETRUSCA, su iniziativa di esponenti della nobiltà di Cortona e di altre cittadine toscane… Nelle relazioni e nei rapporti, scevri di una solida base scientifica – si preoccupa A.I. Nemirovsky di mettere in guardia il lettore – si asseriva che NON SOLO IN ITALIA, MA ANCHE IN SPAGNA E IN ANATOLIA QUASI TUTTE LE TRACCE DI UNA QUALSIASI ATTIVITA’ ARTISTICA ERANO DA ATTRIBUIRE AGLI ETRUSCHI» [10], pg.5.

Insieme all’Accademia esisteva il MUSEO etrusco, «che nel 1750 contava 81 pezzi esposti»

[10], pg.5. Qui Nemirovsky, da fedele seguace scaligero, non riuscì a contenere la sua indignazione: «Per tre quarti (il Museo dell’Accademia Etrusca, n.d.a.) era costituito da imitazioni e da opere d’arte antica» [10], pg. 5.

Gli storici scaligeri dovettero lottare a lungo con i ribelli fiorentini, che non erano disposti a ritrattare la propria posizione. La loro resistenza venne piegata solo nel XIX sec. Il museo archeologico di Firenze è tuttora colmo quasi esclusivamente di reperti ETRUSCHI. Vd. le figure riportare sopra.

«I primi lavori seri (verrà poi chiarito che cosa si intende per «serio», n.d.a.) sugli etruschi vennero pubblicati a cavallo fra il XVIII e il XIX sec. Furono la dimostrazione della vittoria della storia – esclama Nemirovsky – SUL MITO ETRUSCO» [10], pg.5.

Come poteva essere così radicato il «mito»? Il mito nascondeva, evidentemente, una buona parte di VERITA’.

Nel XIX sec. storia romana si affermò definitivamente in Italia. Tutti erano stati convinti di questa versione della storia, tranne i fiorentini, ai quali la falsificazione romana non dava pace.

2.4. Due teorie sulla provenienza degli etruschi: da est o da nord

2.4.1. Teoria orientale

Fino alla metà del XVIII sec. gli etruschi erano considerati un popolo venuto da ORIENTE, dall’ANATOLIA. Si tratta della cosiddetta «TEORIA ORIENTALE» sulla loro provenienza, ed è basata prevalentemente sull’autorità di scrittori dell’antichità. Gli «antichi», in particolare gli autori fra il QUATTORDICESIMO E SEDICESIMO sec, lasciarono UN’AMPIA documentazione sugli etruschi. Questi stessi autori, vivendo nel periodo successivo alla grande conquista slava, descrivevano in parte anche la DIATRIBA fra FIRENZE, vecchia capitale dei conquistatori russi, e ROMA, centro del nuovo ordine riformatore che si andava affermando. Le loro descrizioni vennero dichiarate «antiche» solo nel XVII-XVIII sec.

La dispute per la supremazia fra Firenze e Roma poterono iniziare solo dalla metà del XVI sec. prima di allora difficilmente Firenze, all’apice della sua potenza, avrebbe dato peso ad un piccolo centro di provincia chiamato Roma (cfr. «Vaticano», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

«Per diversi secoli, prima che ROMA INIZIASSE AD AVANZARE PRETESE DI SUPREMAZIA IN ITALIA, gli etruschi avevano dominato su gran parte della penisola appenninica. Questo spiega le NUMEROSE TESTIMONIANZE SUGLI ETRUSCHI nelle opere degli storici prima greci e poi romani»

[10], pg.7.

«I sostenitori della teoria ORIENTALE furono poco numerosi fino alla fine del XIX sec. e non godettero di grande autorità negli ambienti scientifici. Chertkov era tra coloro che difendevano la tesi più “antica”… L’interpretazione data da Chertkov ai nomi propri etruschi – scrive con ostentata sicurezza A.I. Nemirovsky – è assolutamente comica. Gli aneddoti, che abbondavano nelle opera di Chertkov, NON RIDUCONO IL SUO MERITO OGGETTIVO… Quello di aver fatto luce sulla questione etrusca, aprendo il campo a ricerche storiche e linguistiche, e di aver di molto superato il punto di vista dei ricercatori suoi contemporanei» [10], ppgg. 9-10.

«Nella letteratura russa fu V. Modestov a sostenere la tesi orientale» [10], pg.10.

«Quasi tutti gli studiosi francesi, ad esclusione di pochi, furono sostenitori della teoria ORIENTALE della provenienza degli etruschi… Per molti anni W. Brandenstein si occupò della questione della provenienza degli etruschi… Come sostenitore della teoria ORIENTALE… Spiegò gli aspetti di origine indoeuropea della lingua etrusca con la teoria dell’intersecazione dei TIRRENI e dei popoli indoeuropei a ORIENTE. Nella lingua etrusca identificò dei TURCHISMI e partendo da queste osservazioni giunse alla conclusione che … i predecessori degli etruschi vissero nell’Asia centrale, che lasciarono alla volta del nord-est dell’ANATOLIA» [10], pg.13. Da lì gli etruschi si diressero in Italia.

In un secondo momento W. Brandenstein «si allontanò dalla tesi TURCA», [10], pg.13, che probabilmente lo avrebbe portato troppo lontano nelle sue ricerche.

Quale aspetto avevano gli etruschi? «Esaminando i dati che caratterizzano la religione e l’arte degli etruschi, e anche la loro lingua, P. Ducati… elabora tratti somatici DIVERSI DA QUELLI DEI LATINI E DELLE ALTRE GENTI ITALIANE, il che, a suo parere, avvalora LA TESI DIFFUSA NELL’ANTICHITA’ della migrazione degli antenati degli etruschi dal Mediterraneo ORIENTALE» [10],

pg.11.

2.4.2. Teoria settentrionale

Nella metà del XVIII sec. N. Freret propose un’altra teoria, secondo la quale gli etruschi provenivano dalle zone alpine. «Così è nata la ‘teoria settentrionale’, CHE NON TROVO’ ALCUN APPOGGIO NELL’ANTICHITA’ E CHE ATTUALMENTE HA PERSO I SUOI SOSTENITORI, nonostante nel XIX sec. venisse considerata quasi come l’unica soluzione al mistero della provenienza degli etruschi, soprattutto dagli studiosi tedeschi» [10], ppgg.7-8.

2.5. Come gli etruschi chiamavano il loro popolo

Gli etruschi nella loro lingua si chiamavano RASENI [1], pg.72, vale a dire RUSSI, o anche RASNA. «Gli etruschi chiamavano se stessi RASENNA» [1], pg.72. S. Ferri definisce la migrazione degli etruschi in italia come «tosco-sabino-rasena» [10], pg.14.

«H. Mühlestein vedeva gli etruschi come il risultato della mescolanza di due popoli, i TIRRENI e i RASENNA» [10], pg.11. Sarebbe a dire turco-tatari e russi? Esattamente come previsto dalla nostra ricostruzione.

2.6. Ipotesi sull’etimologia della denominazione «etruschi»

Siccome gli stessi etruschi chiamavano se stessi RASENNA (RUSSI), anche gli altri popoli italiani li chiamavano in modo simile: ET-RUSCHI. Il prefisso ET alla parola RUSCHI potrebbe provenire dall’italiano «età» o dal francese «etat», «stato, paese». ETRUSCHI significherebbe così «antichi russi» = et ruschi o gente dal «paese russo» = e’tat ruschi.

Secondo F. Volansky la denominazione ETRUSCHI significava Geti-Russi o Goti-Russi [6], pg.84.

La denominazione ETRUSCHI verrà a volte riportata con un trattino di separazione del prefisso: ET-RUSCHI.

2.7. I Tarquinii, etruschi imperatori di Roma

Esiste la teoria che «imperatori ETRUSCHI furono a capo di Roma. Secondo le leggende romane sarebbero stati TARQUINIO Prisco, Servio Tullio e TARQUINIO il Superbo… Nelle iscrizioni etrusche ricorre effettivamente il nome TARHUNIES, cioè TARQUINIO. È possibile che il nome della dinastia TARQUINIA derivi dal nome della città di Tarquinia, importante centro situato nella parte meridionale del regno degli etruschi» [1], pg.46-47.

Vale la pena segnalare anche la testimonianza di «un autore tardo, Giovanni Lido, sui due TARQUINI: uno giunto prima del greco Evandro, l’altro apparso in Italia dopo Evandro» [10], pg.14.

In questo modo, secondo l’ «antico» e rinomato autore Tito Livio, alcuni fra i primi IMPERATORI ROMANI FURONO RUSSI (ET-RUSCHI). Secondo la Nuova Cronologia la fondazione del vero Impero romano avvenne nel XIII sec DOPO CRISTO nella Rus’ di Vladimir e Suzdal, e non nel VI sec. a.C. in Italia, come sosteneva Scaligero. La città di Roma venne fondata nel XIV sec., e quanto detto da Tito Livio sulla provenienza et-RUSCA dei primi imperatori concorda perfettamente con la nostra ricostruzione (cfr. «L’inizio della Rus’ dell’Orda» , «Roma imperiale e il territorio fra i fiumi Oka e Volga», «Vaticano», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

È noto che gli et-ruschi chiamavano se stessi ‘TARHUNI’, e anche questo si inserisce nella nostra ricostruzione. Inoltre, già Sigismondo Herberstein nei suoi famosi «Comentari della Moscovia» scrive degli UNNI o HUNNI come di sudditi russi emigrati DALLA RUSSIA, secondo gli abitanti della Moscovia del XVI sec, per andare alla conquista dell’ITALIA sotto la guida di ATTILA. (cfr. «Impero» e «La conquista slava del mondo»). La marcia russa di Attila sull’Italia, secondo la nostra ricostruzione, rientra nella conquista slava del mondo, collocabile nel XVI sec. d.C. Fu esattamente allora che nella penisola italiana giunsero gli et-RUSCHI, in altre parole i RUSSI.

2.8. La diatriba fra Firenze e Roma alla luce della Nuova Cronologia

Come già accennato, l’ «antica» diatriba fra Roma e gli et-ruschi si manifestò in realtà come una lotta fra le città italiane di Roma e Firenze, e perdurò nei XVI-XVII sec. Successivamente questa diatriba venne abbandonata insieme alle opere di Tito Livio. Che cosa comporta questo alla luce della Nuova cronologia?

Come commentano la diatriba fra Firenze e Roma le fonti «antiche»? Segue un breve riassunto di alcuni contemporanei.

Y. Burian e B. Moukhov, nel loro «Il mistero degli etruschi» [1] scrivono: «Non c’è modo di cambiare la storia: ROMA E’ DIVENTATA ROMA GRAZIE AGLI ETRUSCHI, AL FATTO CHE E’ ENTRATA NELLA STORIA COME CITTA’ ETRUSCA… Gli etruschi vollero fare di Roma un punto d’appoggio del loro dominio nel Lazio… Non potevano certo prevedere che la cittadina che loro stessi aiutarono ad entrare nell’arena della storia avrebbe poi giocato un ruolo fondamentale nella distruzione del loro dominio in Italia».

Ancor meno potevano prevedere che ROMA AVREBBE FATTO DI TUTTO PER TRAVISARE E DISTRUGGERE LE TESTIMONIANZE E LE TRACCE DELLA GRANDEZZA DEGLI ETRUSCHI, E CHE IL LORO RUOLO NELLO SVILUPPO DI ROMA SAREBBE STATO RICOPERTO DA UNO SPESSO STRATO DI MENZOGNA…

I romani, famosi per il loro orgoglio smisurato, NON POTEVANO ACCETTARE CHE LA PRIMA PIETRA DELLA STORIA DELLA LORO CITTA’ FOSSE STATA POSTA DA «GRASSI ETRUSCHI»… Si lasciavano invece cullare da leggende nelle quali LA VERITA’ SI MESCOLAVA ALLE MEZZE VERITA’ E ALL’INVENZIONE: COSI’ NACQUE IL MITO DELLA GLORIOSA NASCITA DI ROMA, CHE SI AFFERMO’ SUCCESIVAMENTE COME VERITA’ STORICA. Venne riportato negli annali di storia, che gli autori poi citarono e ribadirono …

I romani avevano un debole per le leggende e i miti che vedevano l’urbs aeterna, la città eterna, direttamente collegata alla LEGGENDARIA STORIA GRECA, in particolare agli avvenimenti della GUERRA DI TROIA… Per questo Roma insistè sull’autenticità della leggenda che voleva L’EROE TROIANO ENEA ESSERE IL CAPOSTIPITE DEL POPOLO ROMANO. Secondo la leggenda Enea, figlio della dea Venere, RAGGIUNSE LE COSTE ITALIANE DOPO LA SCONFITTA DI TROIA…

L’IRONIA DELLA SORTE VOLLE CHE I ROMANI, PRENDENDO ENEA COME CAPOSTIPITE DEL POPOLO ROMANO, DI FATTO ACCOLSERO LA LEGGENDA ETRUSCA DI ENEA [1],

pg.52-53.

Che cosa vogliamo dire con questo?

Secondo la nostra ricostruzione nella prima metà del XIV sec. ha inizio la grande conquista slava. Gli storici usano chiamarla «mongola» e riportarla cento anni più indietro, nel XIV sec. La conquista parte dalla Rus’ ed è guidata da principi-khan russi, diretti discendenti del re ENEA, fuggito da Tsargrad (“la città imperiale”, n.d.t.) = Troia = Gerusalemme in fiamme e rifugiatosi in Rus’ nel 1204.

Enea apparteneva all’antica dinastia dell’Impero. Fu parente e allo stesso tempo allievo dell’imperatore Andronico, cioé di CRISTO, crocifisso sul monte Beykoz (Golgota), nei dintorni dell’antica Tsargrad = Troia = Gerusalemme nel 1185 (cfr. «Impero slavo», «Gerusalemme dimenticata» e «L’origine della Rus’ dell’Orda», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

Negli annali russi Enea è descritto come il «variago Ryurik», chiamato in Russia nel IX sec. d.C. (in realtà all’inizio del XIII sec.). Nei Vangeli Enea-Ryurik porta le spoglie di Giovanni, il discepolo preferito da Cristo, che gli affidò la propria madre, la Vergine Maria: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!» e da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv, 19:25-27). Secondo le testimonianze bibliche il nome del discepolo era Giovanni. Enea e Ioan sono in realtà lo stesso nome pronunciato in modo diverso.

Nel 1204 Tsargrad, vale a dire la Gerusalemme evangelica, vale a dire Troia, fu presa dai crociati, saccheggiata e data alle fiamme. Nella storia «antica» la presa della città venne riportata come la famosa Guerra di Troia, cantata da Omero dell’Iliade (cfr. «L’origine della Rus’ dell’Orda», G. Nosovsky, A.T. Fomenko). Oggi al posto di quell’antica città si trova la fortezza di Yoros, situata 35 km da Istanbul, nel punto in cui confluiscono il Mar Nero e il Bosforo (cfr. «Gerusalemme dimenticata», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

L’obiettivo primario della Crociata (Guerra di Troia) era vendicare la morte di Cristo. Tuttavia, dopo che ebbero ottenuto la vittoria definitiva, fra i capi dei crociati scoppiò una lotta per il potere. Enea-Giovanni, che non prese parte alla crociata e anzi stava dalla parte degli sconfitti (nonostante fosse cristiano) non potè rimanere nella città assediata. Si rifugiò nella Rus’, dalla quale evidentemente provenivano i suoi antenati. Inoltre, proprio nella Rus’ di Vladimir e Suzdal probabilmente si trovava la patria della Vergine Maria, che per volere del suo stesso figlio divenne madre di Enea-Giovanni (da qui la leggenda che la madre di Enea fosse la DEA Venere). In quel periodo la capitale della Rus’ era Galich, nella regione di Kostroma. Ne Vladimir, ne Suzdal, ne altre antiche città russe erano ancora state fondate.

Giunto nella Rus’, Enea-Giovanni-Ryurik fondò una nuova dinastia e costruì una nuova capitale fortificata: Yaroslavl, sul fiume Volga, ricordata negli annali come Veliky Novgorod. Per essere più esatti, Yaroslavl era conosciuta come CORTE DI YAROSLAVL DI VELIKY NOVGOROD, dove con Veliky Novgorod veniva indicata in senso lato tutta la Rus’ di Vladimir e Suzdal. L’attuale Novgorod sul Volkhov, che non ha nulla a che vedere con Veliky Novgorod degli annali, fu chiamata così molto tempo dopo, frutto della generale distorsione della storia russa durante il regno dei primi Romanov (cfr. «Nuova cronologia della Rus’» e «La Rus’ dell’Orda», A.T. Fomenko, G.V. Nosovsky).

La capitale dell’impero di Enea-Ryurik fu Rostov Veliky. La scelta del luogo non fu casuale: Rostov Veliky si trovava in un punto difficilmente raggiungibile lungo l’alto corso del Kotorosl’, il cui accesso dal Volga era protetto dalle fortezze di Yaroslavl.

I successori di Ryurik-Enea unirono la regione del Volga in un unico potente regno. Valutarono correttamente i vantaggi della Rus’ rispetto agli antichi centri sul bacino del Mediterraneo. Nel XIII sec. riuscirono ad introdurre in Russia una serie di importanti cambiamenti che la trasformarono in una grande potenza mondiale e posero le condizioni per la conquista slava del XIV sec.

Ecco quali furono i cambiamenti cruciali:

1) Nel XIII-XIV sec. Ryurik-Enea e i suoi successori introdussero la «pratica del debbio» in agricoltura, una pratica basata sul taglio e sull’incendio delle foreste per trasformare i terreni in campi agricoli. Questa tecnica permise di avere ABBONDANTI RACCOLTI SENZA FERTILIZZARE IL TERRENO per alcune decine di anni. La conseguenza fu una rapida crescita demografica, uno dei fattori che permise poi al nuovo governo di diventare militarmente forte.

È noto che fino al XV sec. nella Rus’ veniva utilizzata la tecnica del «debbio», che tuttavia non poté essere impiegata a lungo, visto che era basata sulla ROVINOSA DISTRUZIONE DELLE FORESTE E SULLO SFRUTTAMENTO NON SOSTENIBILE DI QUELLO STRATO DI TERRENO FERTILE CHE SI ERA FORMATO IN SECOLI E SECOLI. Il debbio venne messo da parte quando le foreste inziarono a scarseggiare e i terreni creati al loro posto ad indebolirsi. Si trattava appunto di un metodo PRIMITIVO, che garantì l’agricoltura nei PRIMI SECOLI DELL’ESISTENZA DEL POPOLO RUSSO. «Il primo metodo agricolo dominante fu il disboscamento: disossare la terra, delimitarla, disseccare e BRUCIARE LE FORESTE era ancora molto diffuso nel XIV-XV sec» [24], articolo “Agricoltura”.

In Russia i primi strumenti agricoli erano destinati proprio alla coltura dei campi rimasti dopo la bruciatura delle foreste. «C’erano l’aratro e l’erpice a maglie, due strumenti adatti ai campi sassosi della fascia settentrionale della Russia, dove era diffusa la tecnica del ‘taglia e brucia’». [24], articolo “Strumenti e macchine agricole”.

Non a caso nell’Antica Rus’ era famosa la classe degli «ognishani» (dal russo ogon’ = fuoco, n.d.t.), rappresentanti dell’agricoltura ‘taglia e brucia’, i quali BRUCIAVANO I BOSCHI E LASCIAVANO AL LORO POSTO RADURE SIMILI A ENORMI CRATERI DI FOCOLAI SPENTI. «In quanto proprietari terrieri, gli ognishani si contrapponevano ai servi della gleba, legati ai terreni ma senza diritto di proprietà» [24], articolo “Ognishani”. L’ordine degli «ognishani» era il PIU’ ALTO a Veliky Novgorod. «La denominazione di ognishan era attribuita alla più alta categoria professionale, equiparata a quella dei feudatari… secondo gli annali gli OGNISHANI ERANO IL PIU’ ALTO ORDINE DI NOVGOROD» [24], articolo “Ognishani”.

Soltanto nel XV sec., dopo circa duecento secoli di bruciatura intensiva delle foreste, gli abitanti della Rus’ si posero il dubbio se non fosse il caso di DARE UN PO’ DI RESPIRO ALLA TERRA. «Il sistema di rotazione triennale dell’agricoltura difficilmente sorse prima del XV sec. Viene citata per la prima volta in una sentenza nel 1503. Alla metà del XVI sec. era già largamente diffusa» [24], articolo “Agricoltura”.

Così, la necessità della rotazione delle colture, in altre parole la necessità di laciare a rotazione appezzamenti di terreno incoltivati per permettere alla terra di riposare, nella Rus’ sorse SOLO NEL XV SECOLO, raggiungendo ampia diffusione SOLO NEL XVI. Si tratta di informazioni preziose, che datano l’INIZIO DELL’AGRICOLTURA NELLA RUSSIA CENTRALE NEL XIII-XIV sec. d.C.

Lo stadio iniziale della coltivazione della terra fu violento e piuttosto rapido. Violento perchè, ottenendo abbondanti raccolti, il popolo contadino aumentò rapidamente e si allargò verso nuovi territori, iniziando a sfruttarli con la stessa tecnica del ‘taglia e brucia’. La velocità di questi processi è esponenziale, simile all’espandersi di un’esplosione. Proprio per questo non possono durare millenni. Secondo la nostra ricostruzione il tempo impiegato per trasformare i boscosi territori della Rus’ centrale in campi coltivabili con la tecnica del ‘taglia e brucia’ fu di circa 200 anni, dalla metà del XIII fino circa alla metà del secolo successivo.

La possibilità di ottenere abbondanti raccolti da terreni molto estesi, NON DOVENDOSI NEMMENO OCCUPARE DI FERTILIZZAZIONE O DI IRRIGAZIONE, visto che a differenza del centro sud della Rus’ le precipitazioni erano sufficienti, avvantaggiava enormemente il regno di Ryurik-Enea nei confronti degli avversari. Nutrire e crescere sudditi vigorosi e sani era più semplice che per qualsiasi altro avversario. La popolazione crebbe velocemente e gli alimenti divennero abbondanti. Tutto ciò permise la formazione di un enorme esercito, un’ORDA, e soprattutto il suo COSTANTE SOSTENTAMENTO.

Alla fine del XIII sec. la Rus’ venne in questo modo trasformata in una superpotenza agricola, mantenuta da una classe di contadini che la lavoravano e da un esercito che avrebbe potuto difenderla, l’ORDA. Questa preparazione della Rus’ dell’Orda durò circa cento anni, tutto il XIII sec.

2) L’ord organizzata da Enea-Ryurik e dai suoi successori era un esercito assolutamente innovativo. A differenza di tutti gli eserciti precedenti era prevalentemente A CAVALLO.

Secondo la nostra ricostruzione il cavallo fu addomesticato dall’uomo e per la prima volta impiegato a scopi militari nel XII sec d.C., durante l’antico impero romano. In un primo momento tuttavia la cavalleria non esisteva. Erano solo personalità ricche ed eminenti a potersi permettere battaglioni di cavalleria, visto quanto erano preziosi i cavalli. Gran parte dei soldati erano perciò fanti. Per creare una divisione di cavalleria partendo da truppe semplici era necessario possedere un gran numero di mandrie, dalle quali selezionare le bestie adatte all’esercito. Servivano quindi ampie steppe dove le bestie potessero pascolare. La zona del Mediterraneo non ne aveva a disposizione, la Rus’ sì. Furono proprio le grandi radure del sud, fra il Volga e il Don, a servire da campo su cui i principi-khan successori di Enea-Ryurik formarono un esercito straordinario, l’ORDA A CAVALLO. Ogni soldato cosacco aveva a disposizione non uno, ma più cavalli: l’orda poteva affrontare lunghi spostamenti nelle terre sconfinate dell’Eurasia. Muovendosi, fra l’altro, MOLTO RAPIDAMENTE.

Secondo le nostre ricerche fino alla formazione dell’orda a cavallo il metodo di spostamento più utilizzato nell’Impero romeico era quello via acqua. Allo stesso modo l’espansione dell’impero, fra il X e il XII sec., avvenne prevalentemente attraverso l’acqua. Furono conquistate le coste del Mar Mediterraneo e del Mar Nero, successivamente quelle dei grandi fiumi che sfociavano in questi mari: del Danubio, dello Dnepr e del Don. Dal Don partirono poi alla conquista del Volga, giungendo nella Rus’, nel Mar Caspio e in Iran. Nacque così l’antica civiltà mediterranea e l’antica cultura romeica-mediterranea, che ebbe il suo centro nel mare omonimo. Le radici di questa civiltà affondano nell’epoca dell’antico Impero romeico del X-XII sec, che ebbe tutte le sue capitali proprio nel Mediterraneo. La prima capitale dell’impero era situata in fondo al corso del Nilo, nell’Egitto meridionale, da dove l’uscita nel mar Mediterraneo era a breve distanza. Successivamente la capitale venne spostata in modo che fosse più vicina al Mar Nero, al Bosforo: fu la Tsargrad = Troia = Gerusalemme. Tuttora sulle rovine di questa antichissima città si innalza la fortezza di Yoros (cfr. «La Gerusalemme dimenticata», A.T. Fomenko, G.V. Nosovsky).

Non possedendo mezzi sufficienti a spostarsi via terra, l’antico impero romeico non potè raggiungere l’entroterra del continente eurasiatico. Enormi distese, lontane dalle vie d’acqua, rimanevano inesplorate e sconosciute Solo la comparsa dell’orda, nel XIII-XIV sec., permise finalmente di scoprirle.

A differenza dell’antico impero romeico, l’impero russo del XIV-XVI sec, creato dai discendenti di Ryurik-Enea-Giovanni, era fondamentalmente un IMPERO DI TERRA, in grado di sfruttare vie di comunicazione via terra. Le vie di comunicazione via acqua venivano lo stesso sfruttate, ma erano secondarie rispetto a quelle via terra, che fu lo stesso impero a creare.

3) Nel XIII-XIV sec. nella Rus’ fu avviata una PRODUZIONE DI FERRO E DI ARMI IN FERRO senza precedenti.

I minerali ricchi di ferro si trovano anche nelle regioni meridionali, non solo nella Rus’ centrale. Tuttavia la fusione necessita una grande quantità di combustibile. All’epoca venivano utilizzati esclusivamente legna e carbone vegetale, in quanto il carbone minerale e il petrolio non erano ancora stati scoperti. Era l’abbondanza di foreste, e di conseguenza l’abbondanza di combustibili vegetali a costituire il vantaggio della Rus’ sulle regioni meridionali. Inoltre, come già abbiamo spiegato, in Russia in quel periodo veniva ampiamente praticata la tecnica del ‘taglia e brucia’, il che forniva ingenti quantità di carbone vegetale. Sono queste le condizioni che permisero alla Rus’ dell’orda di emergere su tutti gli altri nel campo della fusione del ferro e della fabbricazione di armi. I principi-khan russi furono in grado di fornire ARMI DI FERRO a ciascun guerriero dell’orda: missione costosa e inaccessibile per la maggior parte dei regni del Mediterraneo.

4) Ryurik-Enea e i suoi successori seppero sfruttare al meglio la posizione geografica della Rus’ di Vladimir e Suzdal, FRA I FIUMI OKA E VOLGA, come fosse una enorme FORTEZZA NATURALE. Paludi e foreste impenetrabili la proteggevano sui lati nord, ovest ed est. Inoltre, ad ovest un altro ostacolo naturale era il largo corso dell’Oka. Per qualsiasi esercito straniero erano ostacoli quasi incormontabili.

Va calcolato un altro fattore: all’epoca il cammino che portava dalla Rus’ al Mediterraneo era DIVERSO da quello che portava dal Mediterraneo alla Rus’.

Il percorso dalla Rus’ di Vladimir e Suzdal verso il Mediterraneo seguiva il corso del Volga, per raggiungere poi il Don e spingersi lungo il Don verso il Mare d’Azov e il Mar Nero. Si trattava dell’UNICA STRADA DIRETTA dalla Rus’ a Tsargrad e viceversa, citata da numerose fonti storiche. Esisteva anche un’altra strada che conduceva alla Rus’: seguiva il corso dello Dnepr per attraversare poi le terre orientali. Fino al disboscamento condotto a scopo agricolo però questo percorso non si prestava ad essere attraversato dagli eserciti.

I principi-khan russi intuirono ben presto l’ENORME VANTAGGIO DELLA POSIZIONE GEOGRAFICA DELLA RUS’ DI VLADIMIR E SUZDAL IN CASO DI UN QUALSIASI CONFLITTO BELLICO. Guardando una carta geografica questo risulta evidente: se la marcia delle truppe russe si muoveva verso sud, lo faceva SEGUENDO LA CORRENTE del Volga e del Don. Grazie al senso favorevole della corrente le truppe risparmiavano molte energie ed avanzavano più velocemente. Raggiungevano rapidamente le destinazioni, affrontavano il nemico e, in caso di vittoria, potevano tranquillamente ritornare a casa, affrontanto la corrente al contrario. Nel caso di truppe avversarie, invece, avveniva l’opposto. Procedendo dal Mediterraneo verso la Rus’, DOVEVANO AFFRONTARE CONTROCORRENTE IL VOLGA E IL DON, il che diminuiva drasticamente la loro velocità di spostamento e dava all’esercito russo tempo di prepararsi.

Gli annali narrano NUMEROSI ESEMPI DI SPEDIZIONI VITTORIOSE GUIDATE DA PRINCIPI-KHAN RUSSI VERSO TSARGRAD. NON RIPORTANO PERO’ NEMMENO UN CASO CONTRARIO, CIOE’ NEMMENO UNA SPEDIZIONE MILITARE DA TSARGRAD ALLA RUS’ ANDATA A BUON FINE.

5) Ryurik-Enea e i suoi successori stabilirono nella Rus’ un ordine finalizzato al dominio mondiale. Divisero lo stato in due parti: una militare e una civile. Venne creato il ceto dei cosacchi, cittadini che venivano prelevati in tenera età per essere addestrati al servizio militare nell’orda, e che non facevano mai ritorno a casa. Dopo una certa età, i cosacchi si ritiravano in monastero o, in caso avessero raggiunto gradi militari sufficientemente alti, lasciavano l’orda per il principato, diventando così principi civili.

Fino al XVII sec. ai cosacchi era severamente vietato praticare la coltivazione della terra. Il loro sostentamento veniva dal lavoro della popolazione rurale, in particolare dai tributi. Dai contadini veniva anche il contributo «vitale» all’orda: erano proprio i figli dei contadini ad essere prelevati per diventare cosacchi. A quel tempo i cosacchi non si sposavano e non avevano figli. Sapevano solo combattere, ed erano eccellenti in questo.

Fu solo successivamente, al crollo del Grande Impero Russo, che i cosacchi si ritrovarono abbandonati e dovettero imparare a coltivare autonomamente la terra, si stabilirono e iniziarono a sposarsi e ad occuparsi della crescita dei figli. Allora iniziarono anche a sorgere piccoli stati di cosacchi nei quali loro erano un ceto autonomo ed indipendente dal popolo contadino. Questo avvenne però solo nel XVII sec.

È questa, a grandi linee, la nostra ricostruzione della storia del XIII-XIV sec (cfr. «Nuova cronologia della Rus’», «L’Impero slavo», «Le origini della Russia dell’orda», «Il battesimo della Rus’», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

Negli annali più tardi, compilati in Europa Occidentale dopo la conquista slava, la creazione da parte di Enea-Ryurik dell’antico stato russo (LA RUS’ E L’ORDA), viene registrata come FONDAZIONE DELL’ANTICA ROMA DA PARTE DI ROMOLO E REMO, DISCENDENTI DI ENEA ed erroneamente datata diversi secoli prima della nascita di Cristo.

Dopo la grande conquista slava del XIV sec. i principi-khan, successori di Ryurik-Enea, stabilirono il proprio dominio nell’Europa occidentale. In particolare, l’Orda conquistò l’Italia e fece di Firenze la propria capitale. Secondo la nostra ricostruzione gli et-ruschi (russi) fecero la propria comparsa in Italia nella prima metà del XIV sec. Poco distante, nel Lazio, fondarono un piccolo cenro che verrà poi chiamato Roma. Secondo alcune fonti fra l’altro «IL NOME STESSO DELLA NUOVA CITTA’, ROMA, ERA DI PROVENIENZA ETRUSCA» [1], pg.46. Altrimenti detto, russa.

Nel XIV sec, in quella che sarebbe poi diventata la città di Roma, non c’erano ancora i papi. Sarebbero apparsi solo successivamente, a metà del XV sec (cfr. «Vaticano», G. Nosovsky, A.T. Fomenko). Il nome originario di Roma era probabilmente Vati-can o Bati-can, derivante dal nome del khan Batu, noto anche come il Gran Principe Ivan Kalita (Califfo), che guidò la grande conquista del XIV sec. Evidentemente Ivan Kalita si servì di Roma come di un alloggiamento-campo base (cfr. «Il Califfo Ivan», G. Nosovsky, A.T. Fomenko).

La città-alloggiamento dello zar. Secondo la nostra ricotruzione nell’impero russo, ad iniziare da Ryurik -Enea e fino alla metà del XVI sec., l’alloggiamento dello zar fu sempre separato dalla capitale, cioè dal cuore pulsante dell’impero, che era una città aperta, che ospitava le varie istituzioni statali, le deputazioni straniere e costituiva il fulcro del commercio con l’estero. Il campo base era invece una cittadina completamente chiusa agli estranei. A partire dal regno di Ryurik-Enea e fino alla metà del XVI sec. la capitale russa fu sempre Yaroslavl, situata sul Volga (negli annali Veliky Novgorod). Il campo base zarista cambiava, spostandosi da un luogo all’altro: all’inizio si trovava a Rostov Veliky, poi a Vladimir, Suzdal, Aleksandrovskaya Sloboda, etc. Lo stesso venne riproposto probabilmente in Italia all’arrivo dei conquistatori russi (etruschi), che portarono con sè i propri usi e costumi, stabilendo in principio la capitale a Firenze e l’alloggiamento nella futura Roma.

In quanto la grande conquista slava accadde nel XIV sec, cioè secondo la nostra ricostruzione ancora durante la supremazia del cristianesimo, i capi dell’impero in quel periodo erano soliti divinizzarsi (cfr. “Impero slavo”, G.V. Nosovsky, A.T. Fomenko). In particolare, furono proclamati dei-imperatori Ivan Kalita (Califfo), in altre parole il khan Batu, il leggendario Pope Ivan o Presbitero Ioann. Gli imperatori-dei erano allo stesso tempo guide spirituali e guide politicihe dell’impero. CALIFFI o PAPI. Per questo gli alloggiamenti imperiali di quel tempo avevano anche un significato religioso di primaria importanza, che veniva meno appena veniva abbandonata dal sovrano. Rimanevano tuttavia, di regola, città fiere della propria storia: un caso esemplare è quello di Roma.

Continuando con la nostra ricostruzione, nel primo periodo che seguì la conquista slava dell’inizio del XIV sec. non poteva esistere nessuna disputa fra Firenze, ricca capitale, e la futura Roma, un piccolo centro abbandonato dallo zar.

La situazione subì un brusco cambiamento a metà del XV sec: dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 Roma divenne il rifugio per quella parte dell’alta società che fuggiva dalla conquista ottomana.

I boiari dell’impero confinante portarono con sè enormi ricchezze e per un breve periodo rimasero segregati, attendendo il momento più opportuno per riconquistare la supremazia mondiale perduta. Necessitando una copertura plausibile sotto la quale potevano sopravvivere il primo periodo, occuparono il trono vescovile vaticano e nominarono i propri capi «papi di Roma», nonostante fino alla metà del XVI sec. i papi furono nientemeno che militari. Chiamarono la città in cui si stabilirono ‘Roma’ perchè la loro patria precedente era la Costantinopoli, detta anche Nuova Roma. La fortezza che innalzarono venne chiamata però con il vecchio toponimo, Vaticano.

Fu così a metà del XV sec. ebbe inizio la nuova storia di Roma-Vaticano. Fra il XVI e il XVII sec. i papi romani sconfissero la concorrenza di tutti gli altri centri italiani, Firenze compresa. Roma divenne a tutti gli effetti la principale città italiana. La sua ascesa però, va ribadito, iniziò solo a metà del XV sec.

La scalata al potere dei papi coincise con il tramonto della civiltà etrusca e con l’alba di quella romana. Successivamente questo periodo venne volutamente riportato indietro nell’antichità. Le origini della versione scaligera della storia sono da ricercare proprio nelle mura del palazzo dei papi nel XVI-XVII sec. Spesso nelle trame di questa versione della storia venivano intessuti fatti utili ai papi nella loro lotta per la conquista del potere (cfr. «Vaticano», G.V. Nosovsky, A.T. Fomenko).

La figura 27 riporta un’interessante scultura et-rusca, datata attorno al VI sec. a.C., che rappresenta due angeli alati che sollevano in cielo l’anima di un milite. Ricorda molto una rappresentazione CRISTIANA.

2.9. Perche gli scaligeri hanno collocato l’Antica Roma proprio in Italia (sulla carta)

Quali possono essere state le ragioni che hanno spinto gli scaligeri a collocare sulle mappe l’Antica Roma proprio in Italia?

Come già è stato accennato prima, la vera vecchia Roma fu in realtà Yaroslavl sul Volga, fondata da Enea-Ryurik all’inizio del XIII sec. Dopo circa 200 anni nell’impero si verificano importanti cambiamenti, fra cui il trasferimento della capitale sul Bosforo. La nuova capitale, Nuova Roma, viene spostata poco lontano da quella degli antichi romeici. La storia scaligera riflette questo spostamento come il famoso trasferimento della capitale dell’impero romano da Roma a Costantinopoli, avvenuto nel IV sec. per volere di Costantino il Grande.

Nella Nuova Cronologia la vecchia Roma corrisponde a Yaroslavl, e il trasferimento della capitale sul Bosforo fu promosso da Dmitry Donskoy = Costantino il Grande, alla fine del XIV sec, vale a dire mille anni dopo rispetto a quanto pensano gli storici (cfr. «Il battesimo della Rus’», A.T. Fomenko, G.V. Nosovsky).

Ecco come si svilupparono i fatti secondo la nostra riscotruzione.

Dopo che Yaroslavl fu privata del ruolo di capitale, la Rus’ si trovò per un breve periodo in posizione di subordinazione nei confronti di Costantinopoli. Già nel XV sec. però le relazioni fra Yaroslavl = Veliky Novgorod e Costantinopoli erano compromesse. Dopo qualche decennio dalla Rus’ si mosse una seconda potente onda conquistatrice, quella ottomana-atamana: nel 1453 gli ottomani-atamani presero con la forza Costantinopoli e rovesciarono la dinastia che vi regnava.

Gli alti ceti della società non accettavano la prospettiva di sottomettersi al nuovo potere e lasciarono Costantinopoli ancora prima che venisse conquistata, rifugiandosi in quello che era stato l’alloggiamento di Ivan Kalita = khan Batu: la cittadina chiamata Vaticano. Si rifugiarono lì e nomimarono i propri capi «papi». La parola ‘papa’ fu probabilmente scelta per l’assonanza con ‘pope’, che ricordava loro POPE Ivan, come chiamavano Kalita. Avevano portato con sè da Costantinopoli enormi ricchezze e anche la biblioteca. La città in cui si stanziarono fu chiamata Roma in memoria di Nuova Roma – Costantinopoli. Fu così che Roma diventò il fulcro dell’opposizione fra russi e ottomani.

Uno dei principali propositi della lotta incominciata dai papi era la creazione di una nuova ideologia e di una diversa e più conveniente versione della storia. Presso il palazzo dei papi nacque il mito, entrato poi a far parte della storia «antica», della «distruzione della bella Roma da parte di scellerati barbari venuti dal nord». Nonostante potessero sembrare avvenimenti riferiti a un passato lontano, i papi intendevano la presa di Costantinopoli da parte degli ottomani nel 1453. Tacquero astutamente sul fatto che la «bella Roma», cioè Costantinopoli, era stata fondata meno di un secolo prima dela caduta nelle mani dei «barbari».

Per nascondere il legame di sangue fra vincitori e vinti e semplificare la storia riducendola a una vicenda fra BUONI e CATTIVI ben individuabili, presso il palazzo dei papi venne divulgata la versione che vedeva Costantinopoli come fondata da popoli originari dell’Italia e non della Rus’, e che era in Italia che si trovava la famosa ‘antica Roma’, dalla quale gli imperatori dell’antichità governavano il mondo. I «fuggiaschi» spostarono diligentemente l’antica Roma esattamente lì dove si erano trasferiti, in perfetta sintonia con il detto «se la montagna non va da Maometto, Maometto va dalla montagna». A Yaroslavl governavano i loro successori, e non avendo la possibilità di recuperare l’autorità perduta ai papi risultò conveniente far risultare quel centro di remota provincia come la vera e propria «Roma», alla quale bisognava restituire l’antica gloria.

Fu un approccio coraggioso e lungimirante, che pose le basi per l’epoca del Rinascimento e per quella della Riforma. Nell’immaginario europeo occidentale fu inoculata una concezione del mondo estremamente ostile nei confronti della Rus’ dell’Orda. Nonostante fossero di origine russa (i loro antenati erano arrivati a Costantinopoli da Yaroslavl alla fine del XIV sec), negli esuli era ancora troppo forte l’umiliazione della conquista ottomano-atamana, che era stata assai violenta (cfr. «La Rus’ biblica», G.V. Nosovsky, A.T. Fomenko). Preferirono dimenticare le proprie origini russe e creare il mito dei «romani autoctoni».

All’inizio del XVII sec. l’impero russo soccombette sotto il duro colpo di rivolte interne. Successivamente le forze europee occidentali di opposizione, forti di una nuova ideologia, si gettarono al potere. La Riforma ebbe la meglio e la versione menzognera della storia antica fu inoculata anche in Russia. Quello che fu incominciato dai papi a metà del XV sec, all’inizio del XVII era già stato portato a termine con grandissimo successo: l’ideologia creata dai papi nel XV sec. e sviluppata dai protestanti del XVI sec. divenne universalmente accettata, e lo è tuttora (cfr. «Vaticano», G.V. Nosovsky, A.T. Fomenko).

Quando nel XVI-XVII sec. alle orecchie dei fiorentini iniziarono ad arrivare voci strane ma sempre più frequenti che a due passi da loro si trovava «la grande antica Roma», loro da una parte ne furono felici, dall’altra non riuscivano a capire in che cosa Roma fosse meglio di Firenze, visto che erano loro stessi, i fiorentini, ad aver fondato Roma.

Risultava perciò che furono gli et-ruschi fiorentini a fondare l’antica Roma, la quale però si curò di smentire qualsiasi rivendicazione da parte di Firenze.

Questo diede adito alla diatriba che scoppiò nel XVI-XVII sec, e che durò fino al XVIII. Roma già nel XVII sec. prevaleva sui deboli tentativi di Firenze di ristabilire la legittimità. La posizione di Roma era la seguente: che si costruiscano pure l’Accademia, il Museo etrusco… a tutto il mondo è chiaro che vi saranno esposti falsi o, peggio ancora, pezzi rubati ai greci e ai romani.

2.10. Quando venne fusa la famosa Lupa capitolina

La leggenda secondo la quale Romolo, il primo re dell’antica Roma, e il fratello Remo furono cresciuti e allattati da una lupa è famosa in tutto il mondo.

Tuttora a Roma si trova una delle più note opere d’arte ET-RUSCA, cioé la rappresentazione di questa leggenda: la cosiddetta «Lupa capitolina», una scultura in bronzo fusa, si è sempre ritenuto, nel V sec. a.C. [19], pg.77. Sotto il ventre della lupa si trovano le figure dei piccoli gemelli Romolo e Remo, intenti a succhiarne il latte (fig. 28). Secondo la nostra ricostruzione una tale rappresentazione non potrebbe risalire a prima del XV sec. d.C.

Che cosa significherebbe questo? Come anche gli storici recentemente hanno riconosciuto, LE FIGURE DEI GEMELLI SONO STATE FUSE FRA IL 1471 E IL 1509 D.C.! [19], pg.77. Esattamente A CAVALLO FRA IL XV E IL XVI SEC. D.C.: gli storici dell’arte si ostinano a ricondurre LA LUPA al V sec. A.C. Probabilmente lei stessa risale a NON PRIMA DELLA FINE DEL XV SEC., cioé nello stesso periodo dei gemelli, e non 2000 anni prima.

A questo proposito recentemente alcuni studi condotti in Europa occidentale hanno dimostrato che anche la Lupa capitolina, e non solo i gemelli, sarebbe stata fusa nel tardo medioevo: nel processo di creazione, infatti, sono state utilizzate tecniche sviluppate in epoca piuttosto tarda.

2.11. Gli et-ruschi nella Bibbia

«Fra Mariano da Firenze, un monaco francescano (DI FIRENZE, il che significa che il soggetto gli era ben noto, n.d.a.), nel suo trattato «Sulla provenienza, nobiltà e magnificenza della Tuscia» crea dei collegamenti l’antica Etruria e i miti del Libro della Genesi. Secondo la sua versione dopo il diluvio universale i figli di Noè si sparsero per tutto il mondo e uno di loro, OMERO, si stabilì in Etruria. Furono i suoi successori a studiare per primi la dottrina di Cristo» [10], pg.4.

Riassumendo, gli antichi autori italiani riportano che il figlio di Noè OMERO giunse in Italia e vi fondò l’Etruria. In realtà probabilmente si riferivano alla conquista dell’Italia da parte dei russi (et-ruschi, a volte chiamati anche TIRRENI), durante la grande conquista del XIV sec. d.C. [10], pg.33.

A.I. Nemirovsky ammoniva: «Nelle nostre ricerche sui tirreni non dobbiamo sottovalutare la Bibbia, nella quale sono conservate moltissime informazioni riguardanti i popoli della Mesopotamia, delle coste del Mar Nero settentrionale e del Mediterraneo… Il nome «TARSHISH» si ritrova nei seguenti contesti: «Figli di Javan: Elisham, TARSHISH, Kittim e Dodanim» [Genesi X, 4]. È accertato da tempo che TARSHISH equivale al nome di una città semileggendaria, TARTESSO» [10], pg.33.

Gli storici legano il nome TARSHISH agli ET-RUSCHI [10], pg.33. Tarshish può indicare TATARO, TURCO, e RUSSO (T-RASIS o T-RASHIS). Gli ET-RUSCHI erano perciò ben noti agli autori della Bibbia, che li chiamavano TARSHISH. Questa versione si combina bene con la Nuova Cronologia, secondo la quale alcuni avvenimenti biblici sarebbero datati nel XIV-XVI sec. (cfr. «Le basi della storia», «Metodi», «La Rus’ biblica», A.T. Fomenko, G.V. Nosovsky). La Bibbia non a caso parla degli ET-RUSCHI (chiamandoli TARSHISH) FIGLI DI JAVAN, cioé di IVAN. Le truppe russe partirono alla conquista del mondo guidate dallo zar-khan IVAN Kalita, khan Batu. Il Vecchio Testamento riflette fedelmente gli avvenimenti accaduti nel XIV sec.

2.12. Religione e libro sacro degli etruschi

Il libro sacro degli ET-RUSCHI era intitolato SUDA [10], pg.169. Possiami chiamarlo semplicemente SUDA o LIBRO DELLA SUDA (in russo l’aggettivo formato da «Suda», sudny, equivale all’italiano del giudizio, in senso religioso, n.d.t.). Oggi viene chiamato LIBRO DELLA LEGGE, poiché Legge e Giudizio sono strettamente collegati. Agli et-ruschi, perciò, era ben nota la PAROLA RUSSA (senza «et») ‘SUD’ (in russo, significa giudizio).

Grazie alle descrizioni di alcuni autori romani alcuni frammenti del Libro della Suda sono giunti fino a noi [10], pg.169. Gli studiosi hanno da tempo individuato delle evidenti somiglianze fra la SUDA etrusca e i primi capitoli del Libro della Genesi: «i ricercatori contemporanei hanno dedicato molto impegno alla spiegazione delle corrispondenze fra la SUDA e la BIBBIA» [10], pg.170.

La storia scaligera vuole che gli ET-RUSCHI abbiano vissuto alcune centinaia di anni prima della nascita di Cristo, e afferma che «i contatti fra gli etruschi e i giudei non sono accertati e sono anzi improbabili» [10], pg.170. Questo è il motivo per cui per gli storici scaligeri giustificare i parallelismi fra la Suda e Bibbia costituisce un compito estremamente arduo. Inutile dire che non sono riusciti a risolverlo [10], pg.170.

La Nuova Cronologia rimette ordine nella storia: gli et-ruschi (russi) conquistatori del XV sec. erano CRISTIANI, e consultavano i libri sacri e altri libri della chiesa, in particolare il famoso Kormchaja, che conteneva leggi della chiesa e leggi pagane. Il libro ortodosso della legge aveva una serie di titoli: Kormchaja, Nomokanon, Libro della legge. Probabilmente in alcune zone era anche chiamato Libro della Giudizio (inteso come libro della Suda).

Non è sorprendente che i frammenti giunti fino a noi della Suda si sovrappongano a quelli del Libro della Genesi: entrambi i testi sono stati prodotti dalla stessa tradizione cristiana tardo-medievale.

fonte http://www.chronologia.org/it/et_ruschi/et_ruschi_02.html

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