SANT’ORESTE – La via Flaminia e le sue Origini

IL SORATTE

…Se Olimpo ed Ato

o l’Etna, l’Atalante io mi volessi

agli Appennini comparar, qual fora

più maestade in lor? Il solitario

Soratte tranne, oggi di nevi scarco,

che in noi desta il sovvenir…

(LORD BYRON: Il pellegrinaggio di Chile Harold)

In tal guisa si rappresentava il nostro monte alla fervida fantsia del dolce vate inglese, che tanto amò l’azzurro del nostro cielo e dove etrovò tanto fascino di poesia. A lui, innamorato degli oceani, ai quali seppe rapire il linguaggio misterioso, dai sentimenti delicati del sussurro delle onde, alle terribili invettive di flutti cozzanti, parve questo monte

…pari a maroso

lungo tempo sospeso e in sulla riva

a frangersi vicin, che un breve istante

ripiegato in se stesso anco s’arresti.

Alto, solenne, severo s’eleva solitario a mezzo del piano: da una parte i fianchi,freschi di sempre verde ulivi, poi un terreno ondulato e quasi deserto, interrotto or qua or la dal verde cupo di qualchee tratto boscoso e dal raro biancheggiar di qualche casa colonica, più la ancora l’immensa pianura, e giù in fondo illuccichio della marina e il puro orizzonte, su cui si disegna il profilo di Roma madre e dei colli cimini.

Dall’altra parte l’Umbria verde, coi colli sabini, col biancheggiare di spessi villaddi, col verde dei vigneti, coi vaghi giri del Tevere che si disnoda come un immenso argenteo nastro mosso dal vento.

E’ un contrasto dolcissimo, che popola di mille fantasmi l’immaginazione dell’artista, che attira all’ammirazione lo sguardo dell’osservatore che induce a meditare lo spirito dello scienziato.

Ed è forse l’insieme di tutti questi sentimenti, suscitati dai contrasti della bizzarra natura, che fecero del Soratte un monte sacro, pari all’Olimpo e all’Atos, mell’antichità e nel medioevo.

La sua postura stessa del resto si prestava molto al culto religioso. Situato nel mezzodì dell’Etruria, in quel dei Falisci dopo il fiume Tevere, non lungi dal lucus della dea Feronia, il Soratte era un centro naturale dei popoli vicini, i Capenati, i Veienti, i Sabini ed i Cimini. Il celebre archeologo G.B. De Rossi non esita a collocare sul Soratte, dove oggi è il paese Sant’Oreste, l’antica Capena.

Quando poi si considera quanto fosse frequente all’antichità l’istituzione di speciali leghe religiose, a somiglianza delle greche anfizioni e della federazione dei popoli latini, che convenivano ogni ammo sul monte Cavo nel tempio di Giove, non si avrà difficoltà ad ammettere che il Soratte pure fosse il centro religioso dei popoli mentovati, i quali si radunavano ogni anno nel tempio di Apollo sulla cima del monte. Della qual cosa del resto troviamo testimonianza in Silio Italico (Guerra Punica) , in Virgilio (Eneide XI 785) ed in Plinio (Hist. Nat. 1. 7, c. 3 ). Chi non ricorda la invocazione d’Arunte, nell’atto di scagliare il dardo contro la vergine Camilla?

<<Summe Deum, Santi custos Soractis Apollo>>

Il Soratte dunque era un monte santo: lassù tra i folti pini (Virgilio citazione) che ombreggiavano il tempio, ogni anno accorreva una folla di popolo al grande sacrificio. Alcune famiglie irpie, che abitavano il monte accendevano ina grande catasta di legna resinosa e di pruni, poi sulle braci ardenti a piedi nudi camminavano in segno di grande pietà e devozione. E dice Plinio che rimanevano illesi.

Probabilmente la sorte di questi abitanti, caduta Veio, Falerii, Vulsinia in potere dei Romani, tutto il territorio fu incorporato a Roma la quale però continuò a rispettare il culto religioso delle famiglia irpe. Anzi, Solino, epitomatore di Plinio, ci tramanda la notizia di un conulto del senato, per il quale queste famiglie furono fatte esenti dalla milizia e da altri carichi.

In mezzo a tanta scarsità di socumenti, noi siamo costretti a ricorrere anche alla disamina dell’appellativo di questo monte, se mai da esso possa derivarsi qualche probabile notizia. Quei pochi che si occuparono di questi luoghi vollero derivato il nome di Soratte dal dio Sorano (Dis Pater), etimologia troppo seducente e facile per l’orecchio, ma inamissibile storicamente, quando si pensi che Pluto non ebbe mai culto su queste alture, non essendovi nessuna fonte che lo attesti. Dunque da dove il nome?

Secondo una tradizione, l’imperatore Costantino avrebbe fondato, dietro preghiera di S.Silvestro, sul Soratte la chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo. Lasciando da parte ogni discussione sulle leggendarie relazioni tra Costantino e Silvestro ma non fu mai costruito perche non se ne fa menzione nel Liber pontificalis, pur tanto scrupoloso in queste notizie. Invece si dice come l’imperatore per le preghiere di S.Silvestro, edificasse il S.Pietro in Vaticano, sulle rovine d’un tempio d’Apollo. E’ facile vedere l’errore storico: siccome anche sul Soratte esisteva un tempio di Apollo, così la leggenda fu trasportata anche lassù, sul tempio, che doveva riempire di orrore i religiosi ferventi dei primi secoli.
Che Papa Silvestro si sia ricoverato sul monte pare notizia certa, ma non fondò alcun monastero poiché si trovava in cavernis petrarum cum suis clericis ed in cuiusdam christiano agro persecutionis causa.

Non tardò molto il Soratte a diventare la vera sede del monachesimo e della religione. S.Gregorio, nei suoi dialoghi ci parla di fratellanza religiosa sul Soratte ed in una epistola di un Paolino presbitero del Monastero di S.Erasmoo <<quond in latere montis Soractiss situm est>> e che probabilmente risponde all’odierna chiesetta di Santa Romana.

Nel 746 il Soratte fu spettatore di un grande avvenimento, Carlomanno, rinunciando al trono ed obbedendo a quel curioso ed irresistibile fascino del Soratte, che allora esercitava sulle deboli anime il monachesimo, si ritira sul Soratte a piangere le sue colpe e a far penitenza. Fu avvenimento grande e dovette far molto colpo sugli spiriti ascetici di quell’epoca, che con paura aspettavano la fine del mondo, Sul monte costruì il monastero di San Silvestro ed ci dimorò per un certo periodo, se non che, annoiato dalle continue visite, si ritirò a Cassino dove vestì l’abito dei monaci benedettini.

Il Mabillon (Anna, lib. 22 n. 12) attingendo al Chronicon di Benedetto, monaco del Soratte, ci dice che egli fondò anche un altro monastero in onore di S. Stefano, alle eradici del monte in un luogo detto Amariano, corrispondente all’odierno vocabolo Mariano col quale vengono disegnati alcuni terreni situati ai piedi del monte.

Più tardi, nel 762 da una lettera di Paolo I a Pipino re si apprende come ci fossero altri due monasteri, quello di Sant’Andrea e quello di San Vittore che insieme a quello di Santo Stefano, vengono dal Papa donati al Re. Nel 767 Pipino li ridonò al Papa il quale congiunse il monastero di San Silvestro sul Soratte con quello di San Silvestro in Capite di Roma.

Avevamo dunque non meno di 5 o 6 monasteri in un breve tratto di territorio. Ben si può immaginare qual fosse la storia del Soratte nel medioevo, fu un monte di penitenza. Quei monaci, continuando le tradizioni dell’irpe famiglie, si stabilirono su quella altura e nelle preghiere e nei clizi cercarono di far dimenticare quei riti pagani, ch’eran già tramontati con gli addii di Roma.

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