REGOLA N 14 – I CENTRI E IL PRANA


Il suono cresce. L’ora del pericolo per l’anima coraggiosa si avvicina. Le acque non hanno
nuociuto al creatore bianco e nulla potrebbe annegarlo e nemmeno bagnarlo. Ora il pericolo
del fuoco e della fiamma minaccia e, vagamente, si scorge il fumo che si leva. Dopo il ciclo di
pace faccia egli di nuovo appello all’Angelo Solare.
I centri e il prana
L’uso delle mani
Percorrere il Sentiero
Il risveglio dei centri

Quanto più ci avviciniamo col pensiero al piano fisico, tanto maggiore è la difficoltà
incontrata dal mago, sia esso l’Angelo Solare occupato all’opera della manifestazione o un esperto
collaboratore del Piano. Ciò è dovuto a due cause:
1. La risposta automatica della materia fisica densa alla sostanza, sempre ricordando che
la sostanza è forza.
2. I pericoli connessi al lavoro con i fuochi o i prana dell’universo. La regola numero
quattordici tratta di quest’ultimo pericolo.
Questa regola può essere interpretata in diversi modi. Possiamo studiare l’opera
dell’Angelo Solare, mentre si avvicina al piano fisico denso per incarnarsi e giunge al punto
critico del suo lavoro creativo, nel quale il suo triplice involucro si trova allo stadio in cui deve
inevitabilmente venire in contatto con l’aspetto materia. È lo stadio durante il quale, esprimendo
questa verità in termini occulti, esso è letteralmente chiamato a “rivestirsi e scomparire
nella luce del giorno”. L’uomo spirituale ora è velato da un involucro mentale o di fuoco. È rivestito
di “una nebbia acquea”, espressione antica per riferirsi alla grande illusione. Questo
termine non evoca soltanto il concetto del possesso di un corpo astrale o acqueo, ma alla mente
presenta anche l’effetto che quel corpo deve avere sull’Angelo Solare celato. Quest’ultimo
guarda attraverso il fuoco e attraverso la nebbia e vede distorsione e riflesso. Esso vede ciò
che deve fuorviare.
566 Oltre all’involucro di fuoco e a quello di nebbia esso si è ammantato di una rete esteriore di
correnti di forza fittamente intrecciate. Esse costituiscono il suo corpo vitale o eterico, composto
di una rete delle nadi d’energia, che s’intrecciano a decine di migliaia e, in certi punti di
questo corpo d’energia, formano dei punti focali di forza, i più importanti dei quali sono i sette
centri.
Quando l’Angelo Solare ha assunto tutti questi rivestimenti, giunge ad uno stadio finale in
cui fuoco solare e fuoco per attrito devono essere messi in contatto con tre “antichissmi fuochi”,
i fuochi della materia oggettiva fisica densa, ossia le unità d’energia materiale generalmente
note come “gassose, liquide e dense”, nomi che ci servono soltanto per indicare le differenziazioni.
Questi tre antichi fuochi sono un aspetto del fuoco per attrito.
Questa è l’ora del pericolo per l’anima coraggiosa. È il momento in cui l’anima deve unificare
il corpo eterico con l’involucro gassoso, che è l’aspetto più alto dell’involucro fisico denso,
strumento della manifestazione organica tangibile.Possiamo studiare questa regola anche dal punto di vista dell’iniziato, occupato a usare le
forze e il quale, con il potere del pensiero, può aver creato una forma pensiero. Egli ha rivestito
la forma pensiero di un involucro astrale o di desiderio, l’ha deliberatamente vitalizzata con
la propria energia e ora cerca di darle esistenza oggettiva e di lanciarla a compiere il suo proposito
e il suo intento. In ogni lavoro creativo il momento cruciale giunge a questo punto.
567 È lo stadio in cui la vibrante forma soggettiva deve attirare a sé il materiale che le darà
l’organizzazione sul piano fisico. Questo fatto deve essere tenuto presente, non importa cosa
sia ciò che il mago cerca di rendere oggettivo e si riferisce anche ad un’organizzazione, ad un
gruppo o ad una società; può trattarsi dì materializzare il denaro o di rivestire o esteriorizzare
un’idea. Il momento pericoloso per il mago giunge a questo stadio finale. Si è giunti ad un
punto di sottile discriminazione e il mago deve procedere con cautela. Molti piani validi non
riescono a materializzarsi e la ragione è da ricercarsi proprio a questo punto. Dopotutto, un
piano non è che un’idea liberata nel tempo e nello spazio, affinché trovi una forma e compia il
suo lavoro. Molte finiscono in nulla perché il loro creatore, o la mente creativa da cui esse emanano,
non comprende questo periodo critico. A questo punto le forze devono essere applicate
nel modo corretto, affinché nel lavoro non venga usata né troppa energia né troppo poca.
Se per mezzo del corpo vitale viene sprigionata troppa energia, quando l’energia gassosa del
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piano fisico denso è messa in contatto con l’energia eterica vitale, divampa una fiamma che
distrugge la forma in embrione. Se non vi è energia sufficiente o l’adeguata attenzione persistente
e se il pensiero del mago è vacillante, l’idea finisce in nulla, la creatura nasce morta e
nulla giunge in manifestazione oggettiva. Ne abbiamo un’esatta corrispondenza sul piano fisico.
Molti bimbi muoiono prima di venire alla luce proprio per la ragione che l’Angelo Solare
vacilla nel suo intento e non ha sufficiente interesse. Molte belle idee non riescono parimenti a
materializzarsi o non hanno un’esistenza duratura “alla luce del giorno”, perché non c’è stata
energia sufficiente per generare la scintilla di fiamma viva che deve sempre ardere al centro
della forma. Il pericolo è dunque duplice:
1. La distruzione per mezzo del fuoco, dovuta al dispendio di troppa energia e
all’espressione di un proposito troppo violento.
2. La morte per mancanza di vitalità e perché “l’attenzione diretta” del mago non ha forza
e durata sufficienti per portare in esistenza la forma. Vale come sempre la legge occulta
che l’energia segue il pensiero.
568 Potremmo studiare questa regola dal punto di vista dell’aspirante, mentre impara a lavorare
con l’energia e con le forze della natura, apprende il significato e lo scopo del corpo vitale e
acquista potere nel controllo dei fuochi vitali, o prana, del suo piccolo sistema. Mi sembra che,
per il nostro scopo particolare, questa linea d’approccio sia estremamente utile. Queste Istruzioni
sono destinate a coloro che s’interessano precisamente al modo di liberarsi dalla forma e
che stanno cercando di prepararsi a cooperare con la Grande Loggia Bianca. Essi stanno imparando
a muovere i primi passi nel lavoro magico e la comprensione dei fuochi e delle energie
con cui devono operare è quindi di primaria importanza. Limiteremo quindi la nostra attenzione
a questa fase della grande opera, senza considerare il lavoro dell’anima che s’incarna e si
manifesta oggettivamente per mezzo di una forma, né il lavoro degli iniziati quando agiscono
quali maghi creatori per impulso di gruppo e in virtù della comprensione intelligente del piano
evolutivo. Queste Istruzioni vogliono essere pratiche e presentare l’insegnamento necessario
agli studenti che sanno leggere fra le righe e che stanno sviluppando la capacità di scorgere il
significato esoterico dietro gli schermi esteriori e le forme exoteriche.
569 Ora prenderemo in considerazione i prana e vorrei citare alcuni paragrafi, tratti da La luce
dell’anima, che li descrivono. Nel Libro III, Sutra 39, troviamo i cinque aspetti del, prana che
operano attraverso tutto il corpo vitale o eterico e quindi lo costituiscono.
Il prana ha una manifestazione quintuplice e corrisponde ai cinque stati della mente (il quinto principio)
e alle cinque modificazioni del principio pensante. Nel sistema solare il prana si manifesta come
cinque grandi stati d’energia che chiamiamo piani, i mezzi di conoscenza… Nel corpo umano le cinque
differenziazioni sono:
1. Prana, che si estende dal naso al cuore ed è in speciale rapporto con la bocca e la parola, il
cuore e i polmoni.
2. Samana, che si estende dal cuore al plesso solare; concerne il nutrimento del corpo mediante
il cibo e le bevande ed è in speciale rapporto con lo stomaco.
3. Apana, domina dal plesso solare alle piante dei piedi; riguarda gli organi escretori,
dell’eliminazione e della nascita ed è quindi in speciale rapporto con gli organi della generazione
e dell’eliminazione.
4. Upana, si trova fra il naso e la sommità della testa; è in speciale rapporto con cervello, naso e
occhi e, se debitamente regolato, determina la coordinazione delle arie vitali e la loro utilizzazione
corretta.
5. Vyana, è il termine applicato al complesso d’energia pranica distribuita in modo uguale in tutto
il corpo. Suoi strumenti sono le migliaia di nadi o nervi esistenti nel corpo; ha un rapporto
preciso e particolare con i vasi sanguigni, le vene e le arterie. (pp. 329-330.)
“Il corpo eterico è il corpo vitale o di forza e permea ogni parte del veicolo denso. Esso ne è la base,
la vera sostanza. Dalla natura della forza che anima il corpo eterico, dall’attività di quella forza nel
corpo eterico, dalla vitalità o dall’inerzia delle parti più importanti del corpo eterico (i centri lungo la
spina dorsale) dipende l’attività corrispondente del corpo fisico. In modo simile e simbolico,
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dall’integrità dell’apparato respiratorio e dalla sua capacità di ossigenare e purificare il sangue dipenderà
la salute o integrità del corpo fisico denso. (Libro II, pp. 218-219 )
570 Si afferma inoltre che le forze che costituiscono il corpo vitale o i vari prana di cui è
costituito emanano:
a. Dall’aura planetaria. In tal caso è prana planetario e riguarda soprattutto la milza e la salute
del corpo fisico.
b. Dal mondo astrale, attraverso il corpo astrale. È unicamente forza kamica o del desiderio che
influenza principalmente i centri sotto il diaframma.
c. Dalla mente universale o forza manasica. Si tratta largamente di forza di pensiero che si dirige
al centro della gola.
d. Dall’Ego stesso, e stimola principalmente i centri della testa e del cuore. (p. 220,.)
Leggiamo anche che “la maggior parte della gente riceve forza soltanto dal piano fisico e
dall’astrale, ma i discepoli ne ricevono anche dal livello mentale ed egoico.” Infine leggiamo:
“Il lavoro risulterà più facile se lo studente si renderà conto che il giusto controllo del prana implica
il riconoscere che l’insieme dell’esistenza e della manifestazione è energia, che i tre corpi inferiori sono
corpi d’energia e che ciascuno di essi è veicolo dell’energia che gli è superiore e al tempo stesso
trasmettitore d’energia. Le energie dell’uomo inferiore sono energie del terzo aspetto, Spirito Santo o
Brahma. L’energia dell’uomo spirituale è quella del secondo aspetto, la forza di Cristo o buddhi. Obiettivo
dell’evoluzione nella famiglia umana è di portare la forza di Cristo o principio buddhico in piena
manifestazione sul piano fisico, utilizzando il triplice involucro inferiore.” p. 227 v. o.)
Tutto ciò ci offre un quadro generale del soggetto che stiamo considerando e i fatti elementari
su cui basare tutto il nostro pensiero. Studiando quanto detto sopra, appare evidente che lo
studente deve fare tre cose:
571 In primo luogo deve apprendere la natura delle energie (o prana) che hanno portato la sua
creazione magica, il corpo fisico, in manifestazione e che lo mantengono in condizione di potere
o non potere raggiungere rapidamente l’obiettivo spirituale della sua anima. Questa lezione
comprende:
a. Giungere a conoscere le forze che sono particolarmente potenti nella sua vita e che
sembrano dirigere le sue attività. Ciò lo porterà a riconoscere quali centri del suo corpo
eterico siano risvegliati e quali ancora assopiti. Tutti gli aspiranti devono giungere a tale
comprensione prima di potersi applicare alla vera formazione al discepolato.
b. Comprendere il rapporto esistente fra queste forze della natura, di cui si è appropriato
per proprio uso e che costituiscono la totalità delle sue energie personali, mentali, senzienti
e vitali, nonché quelle stesse forze che si trovano nel mondo naturale e governano
la manifestazione del macrocosmo.
c. Imparare a lavorare in modo intelligente con queste energie per produrre tre risultati:
– Una cooperazione armoniosa con il proprio Angelo Solare, in modo che la forza solare
possa imporre il proprio ritmo alle forze lunari.
– Una risposta intelligente e l’affiliazione al gruppo di Servitori Mondiali che, in un dato
momento, ha intrapreso il compito di dirigere con il potere del pensiero le forze
della natura, guidando tutto il corpo creativo lungo la linea del divino intento.
– La produzione, sul piano fisico, di una personalità adeguata al suo compito creativo e
capace di svolgere le forme d’attività, emananti dalla mente, che lo metteranno in
grado di promuovere l’opera delle forze che dirigono.
572 In secondo luogo, deve imparare a vivere come anima, quindi senza identificarsi con la
natura corporea. Ciò conduce ai seguenti risultati
a. Capacità di ritirarsi nella coscienza della testa e da quell’alto luogo dirigere la vita del
sé personale.
b. Potere di far passare attraverso i vari centri del corpo le forze ed energie universali necessarie
al lavoro mondiale. Questo deve essere fatto coscientemente e nella piena con256
sapevolezza della sorgente da cui esse provengono, del metodo della loro attività e del
proposito per cui devono essere usate. Ciò include anche la comprensione di quale sia
la forza connessa a un determinato centro, il che comporta di conseguenza la necessità
di sviluppare i centri, di portarli a uno stato di potenza e di armonizzarli in un ritmo unificato.
c. La capacità, quindi, di operare a volontà per mezzo di qualsiasi centro. Questo è possibile
soltanto quando l’anima può dimorare Sovrana sul “trono fra le sopracciglia” e
quando il fuoco di Kundalini è stato elevato, come si dice in linguaggio occulto. Il fuoco
deve salire attraverso la colonna vertebrale e aprirsi il passaggio bruciando la rete
che separa un centro dall’altro, lungo l’“Aurea Verga del Potere”. In terzo luogo, deve
imparare a studiare le reazioni sugli altri di qualsiasi energia che egli, attraverso la sua
personalità, possa esprimere o, se si tratta di un iniziato e quindi un collaboratore cosciente
del Piano, che egli abbia il privilegio di utilizzare o trasmettere.
573 Con l’attento studio dell’“effetto” personale esercitato sui suoi simili, mentre vive, parla,
pensa e agisce in mezzo a loro, egli apprende la natura del tipo di forza che fluisce attraverso
di lui. Può quindi giungere a comprenderne il tipo, la qualità, la forza e la velocità. Queste
quattro parole meritano di essere considerate e spiegate.
A. Il tipo di forza usato da un aspirante gli indicherà la sorgente da cui emana e, lo studio
che ne farà, comincerà a rivelargli l’Entità che l’ha emanata. La conoscenza del tipo di forza
risponderà alla domanda: lungo quale linea e su che raggio si trova questa forza? L’attenta osservazione
di quest’aspetto del lavoro indicherà ben presto all’aspirante:
1. Il piano sul quale lavora
2. la natura del suo raggio, raggio egoico e raggio della personalità. Solo l’iniziato di
terzo grado può accertare il raggio monadico,
3. la tattva particolare che vi è coinvolta,
4. il centro attraverso il quale egli può trasmettere la forza.
È quindi evidente che lo studio dei tipi d’energia è d’utilità pratica e tende a non trascurare
alcuna parte della natura dell’aspirante. Pensate per un momento alle lezioni che possono essere
apprese dall’uomo che assoggetta l’energia usata nell’espressione verbale, ad esempio allo
scrutinio del Governante Interiore e che, dopo aver parlato e essersi associato al dare e ricevere
della vita quotidiana, si chiede: – Oggi che tipo d’energia ho usato nel parlare? – Quale tipo
di forza ho usato nei miei contatti col prossimo? – Mi chiedete se posso spiegarmi meglio.
Cercherò di farlo, rendendo semplice ciò che spesso sembra astruso e difficile.
574 Lo studente chieda a se stesso se il suo atteggiamento mentale e le parole pronunciate in
una data occasione furono dettate dal desiderio di imporre la propria volontà ai suoi ascoltatori.
L’imposizione della sua volontà poteva essere giusta o sbagliata. Se era giusta, ciò significa
che parlava sotto l’impulso della sua volontà spirituale, cioè che le parole erano in accordo con
il proposito e l’intento dell’anima, governate dall’amore, quindi costruttive, utili e risanatrici.
Il suo atteggiamento era distaccato e in lui non vi era alcun desiderio di far prigioniera la mente
del proprio fratello. Ma se le sue parole erano dettate dalla volontà personale e dal desiderio
di imporre le proprie idee ad altri, per brillare in loro presenza, o per costringerli a essere
d’accordo con le sue conclusioni, il suo metodo sarebbe stato distruttivo, dominatore, aggressivo,
polemico, costrittivo, rude o irritabile, secondo le tendenze e inclinazioni della sua personalità.
Tutto questo sta ad indicare l’uso giusto o errato della forza di primo raggio.
Se il tipo di forza che usa è quella di secondo raggio, egli può sottoporla ad un’analisi analoga.
Troverà che è basata sull’amore di gruppo, sul servizio e sulla compassione oppure sul
desiderio egoistico di suscitare simpatia, sul sentimento e sull’attaccamento. Le parole che
pronuncia glielo indicheranno, se le studierà attentamente. Analogamente, se usa la forza di
terzo raggio in maniera personale sarà ambiguo nel modo di esprimersi, subdolo ed evasivo
nelle argomentazioni, userà la manipolazione nei suoi rapporti con gli altri o cercherà di intromettersi
negli affari altrui, sempre impegnato di qua e di là a dirigere la vita degli altri a
proprio favore, oppure afferrando così fermamente le redini del governo nel proprio interesse
che sacrificherà tutto e tutti per favorire i propri fini.
257
575 Se invece è un vero discepolo e aspirante, collaborerà al Piano e userà l’energia di terzo
raggio per realizzare i propositi amorevoli della Realtà spirituale. Sarà laborioso e attivo, le
sue parole esprimeranno la verità e saranno d’aiuto agli altri, perché distaccate e sincere.
L’USO DELLE MANI
Trattando della manipolazione della forza, sarà utile dare qualche cognizione sull’uso delle
mani a tale scopo. Uno dei Maestri ha detto: “Il mistico moderno può sperare di raggiungere il
suo obiettivo solo a mano armata e pronto a conquistare o perire.” Intendo esprimere alcune
parole sulle mani, parole nelle quali è celato un insegnamento occulto più profondo di quanto
possa sembrare superficialmente.
In uno degli antichi libri. da cui i discepoli possono attingere istruzioni si dice:
“La mano armata è una mano vuota, ciò che protegge chi la possiede dai suoi nemici. È una
mano libera dalla macchia dei quattro mali simbolici: oro, lussuria, il pugnale ed inganno.”
Queste parole sono molto significative e sarà utile studiare brevemente il tipo e la qualità
delle mani che distinguono i discepoli. In tutte le forme d’insegnamento esoterico le mani
hanno una parte importante, per quattro ragioni:
1. Sono il simbolo dell’avidità.
2. Sono centri di forza.
3. Impugnano la spada.
4. Se usate senza egoismo sono:
a. strumenti di guarigione,
b. mezzi per girare determinate chiavi.
576 Considerandole come simbolo d’avidità, si ricordi che l’uomo comune le usa per “afferrare
e tenere”, per acquisire ciò che desidera per sé e per soddisfare i propri desideri egoistici.
Nell’uomo spirituale le mani rimangono simbolo di desiderio di acquisire, ma egli prende solo
ciò che è necessario per aiutare il gruppo e a tal fine rilascia subito ciò che ha acquisito.
L’iniziato nulla tiene per sé; un salvatore della razza può utilizzare tutto ciò che è riposto nella
riserva divina, ma non per se stesso, bensì per coloro che cerca di aiutare.
Come centri di forza le mani svolgono un ruolo estremamente potente, ma poco compreso.
È un fatto occulto che le mani del discepolo (una volta che possieda la capacità di acquisire
basata su un lavoro di gruppo esente da egoismo) diventano trasmettitori d’energia spirituale.
“L’imposizione delle mani” non è un’espressione oziosa, né è limitata ai riti religiosi.
L’imposizione delle mani in senso occulto può essere studiata sotto quattro aspetti:
1. Nella guarigione. In questo caso la forza che fluisce attraverso le mani proviene da una
duplice sorgente e attraverso due centri eterici, la milza e il cuore.
2. Nella stimolazione di un centro specifico. L’energia impiegata in questo caso proviene
dalla base della spina dorsale e dalla gola e deve essere accompagnata da parole appropriate.
3. Nel lavoro di collegare un uomo con il suo Ego. In questo lavoro la forza usata deve
pervenire da tre centri eterici: il plesso solare, il cuore e il centro fra le sopracciglia.
4. Nel lavoro di gruppo. Qui si utilizza l’energia che emana dall’Ego, attraverso il centro
della testa, il centro della gola e la base della spina dorsale.
È quindi evidente che la Scienza delle Mani è una scienza reale e che il discepolo deve imparare
la natura delle forze dei diversi centri, come trasmetterle e unificarle per poi, con un atto
di volontà, farle passare all’esterno attraverso i centri nelle mani.
577 Le mani svolgono il loro compito sia direttamente, sia mediante la proiezione di un flusso
costante, una volta che le correnti fuse siano state ottenute, oppure indirettamente o mediante
la manipolazione. Grazie alla conoscenza della legge, un discepolo non solo può utilizzare la
corrente che fluisce attraverso i centri del proprio corpo, ma può anche combinarla con le correnti
planetarie e cosmiche che si trovano nell’ambiente circostante. È quanto fanno, spesso
inconsciamente, gli oratori che usano magneticamente le mani e i cui effetti, visti dal chiaro258
veggente, sono spesso sorprendenti. Quando ciò è fatto coscientemente, al corredo del chela si
aggiunge un fattore estremamente potente.
A questo riguardo si tenga presente che trattiamo di un soggetto molto astruso e che certe
forze di raggio seguono la linea di minor resistenza da sinistra a destra, mentre altre la seguono
da destra a sinistra. Alcuni centri trasmettono le loro energie attraverso la mano destra, altri
attraverso la sinistra. Per lavorare scientificamente è quindi necessaria una vasta conoscenza.
Non ho il tempo per spiegare dettagliatamente il significato delle mani che “impugnano la
spada”; mi limiterò a far notare che il simbolo della spada ha molti significati.
1. L’affilata spada a due tagli significa la facoltà discriminante che giunge fino alle radici
dell’essere del chela e separa il vero e il reale dal falso e transitorio. È impugnata
dall’Ego sul piano mentale ed è detta la “spada di freddo acciaio blu.”
2. La spada della rinuncia, o la scure a doppia lama che il chela applica volontariamente a
qualunque cosa egli ritenga che potrebbe ritardare il raggiungimento della sua meta.
Viene applicata soprattutto alle cose del piano fisico.
3. La spada dello Spirito è l’arma che, nelle mani del discepolo, davanti agli occhi del
gruppo che egli serve recide gli ostacoli che sbarrano la via al progresso di gruppo. È
usata senza pericolo soltanto da coloro che si sono già addestrati a maneggiare le altre
spade e nelle mani di un iniziato rappresenta un fattore molto potente.
578 L’Antico Commentario al quale ci siamo ripetutamente riferiti dice:
“L’acciaio è necessario per trasmettere il fuoco. Quando la forza dell’uomo interiore si è unita
all’energia trasmessa attraverso i centri delle mani, scorre lungo la lama scintillante e si fonde con la
forza di Colui che è il TUTTO. In tal modo si attua il Piano.”
Si potrebbe aggiungere che in tal modo la forza della singola unità viene accresciuta dalla
forza del grande Tutto.
Nei libri occulti, come pure nella Dottrina Segreta, si dice che tutti gli iniziati devono essere
guaritori; quindi essi usano tutti le palme delle mani per guarire. Perciò, soltanto coloro che
hanno maneggiato la spada osano deporla e rimanere con le mani vuote, sollevate nell’atto di
benedire. Soltanto “la mano armata” può essere usata senza pericolo nell’opera di salvazione;
solo coloro che hanno “preso il regno dei Cieli con la forza”, occultamente noti come “I Violenti”
possono attingere alle riserve celesti e usarle nell’opera di guarigione. Lo si tenga accuratamente
presente. La vera forza guaritrice può fluire soltanto attraverso coloro che sono in
qualche misura collegati alla Gerarchia, sia direttamente (perché iniziati o discepoli avanzati)
o indirettamente, essendo usati dai piani sottili da un adepto o da un guaritore avanzato. Prima
di poter veramente guarire, un uomo deve conoscere il proprio stadio evolutivo. Questo non si
riferisce ai guaritori che operano inconsciamente, essendo potenti trasmettitori di prana o vitalità
solare. Essi sono molto numerosi e fanno tanto bene, sebbene a volte l’energia che trasmettono
stimoli in modo sbagliato.
In quanto all’uso delle mani per girare le chiavi, mi limiterò a un breve cenno. Possono girare
la chiave per aprire la porta dell’iniziazione soltanto quelle mani che hanno appreso
“l’arte dei centri”, il significato delle mani nel servizio, che sanno brandire le spade e conoscono
le quattro posizioni in cui tenere le mani nel servizio di gruppo.
579 Studiate quindi il tipo di forza che usate normalmente; accertate lungo quale linea d’energia
di raggio essa giunge; in tal modo perverrete a una vera conoscenza di voi stessi e delle vostre
capacità interiori e accerterete pure i tipi d’energia di cui siete privi e come completare il vostro
equipaggiamento.B. La qualità della forza usata dipende necessariamente dal raggio dal quale emana. Mi
chiedete quale sia la differenza fra i termini tipo e qualità. Direi che il tipo di forza indica
l’aspetto vita, mentre la qualità indica l’aspetto coscienza e che entrambi sono aspetti
dell’Entità o dell’Essere che incorpora un raggio. Il tipo si manifesta principalmente per mezzo
di quella che potremmo chiamare direzione dinamica e tramite il potere di produrre un effetto.
Naturalmente ciò deve essere accompagnato dalla giusta qualità e dall’abilità
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nell’azione. La qualità sarà indicata piuttosto dal suo potere d’attrazione. In essa l’aspetto magnetico
è più forte che nel tipo. Gli studenti possono scoprire la qualità della forza che usano
osservando ciò che attirano a sé, come circostanze e persone, nonché le reazioni suscitate negli
altri dalle loro parole o azioni. Nel tipo vi è preponderanza dell’aspetto volontà, nella qualità si
trova soprattutto l’aspetto desiderio. È profondamente vero che i desideri dell’uomo determinano
le forme di vita che egli attrae a sé, come un magnete.
C. La potenza di una forza particolare ci riporta alla regola che stiamo studiando, poiché
contiene in sé il fattore della vera persistenza e, come abbiamo già visto, l’emergere di qualsiasi
forma alla vita operante e attiva dipende dall’attenzione persistente del suo creatore.
L’energia può essere usata in modo dinamico oppure costante; gli effetti di questi due modi di
applicare l’energia differiscono.
580 L’uno viene usato principalmente nell’opera di distruzione ed è il metodo dinamico. Vi
sono ad esempio alcune parole di potere dinamiche che, se usate dai Distruttori Creativi, determinano
la distruzione delle forme. Ma gli aspiranti non hanno a che fare con esse. Il fattore
importante per loro è imparare il significato di persistenza e potenza. Si tratta letteralmente di
persistenza nel tempo e la potenza è, oltre ogni altra cosa, il potere di perseverare, di resistere,
di stare saldi e procedere imperturbati. Studiate quindi con grande attenzione i tipi dinamici, la
qualità magnetica e la potenza persistente delle forze che costituiscono il vostro corredo.
Quando sarete in grado di usare le forze in modo costruttivo o distruttivo, egoistico o altruistico,
secondo il Piano Universale o secondo quello egoistico e personale, allora opererete coscientemente
e seguirete consapevolmente il sentiero della mano destra o quello della sinistra.
D. La velocità della forza usata dipende dai tre fattori precedenti. In questo senso, il termine
velocità non ha alcun rapporto essenziale col tempo, sebbene sia difficile trovare un’altra
parola per sostituirlo. Esso si riferisce al mondo degli effetti che emanano dal mondo delle
cause. Ha forse un rapporto essenziale con la verità, poiché quanto più vero è un impulso e
quanto più chiara è la comprensione del proposito soggettivo, così saranno la giusta direzione
e l’impatto della forza che seguiranno automaticamente. Forse il termine velocità potrebbe essere
meglio interpretato come “direzione corretta”, poiché dove vi sia direzione corretta, vero
orientamento, esatta comprensione del proposito e riconoscimento del tipo di forza richiesto,
l’effetto sarà istantaneo. Quando l’anima ha registrato la qualità desiderata e possiede la potenza
dell’Uno senza Tempo e la persistenza di Colui che è sempre stato fin dall’inizio, il processo
d’espressione della forza e il rapporto fra causa ed effetto è spontaneo e simultaneo, non
sequenziale.
581 Questo fatto può essere appena compreso da coloro che ancora non hanno la coscienza
dell’Eterno Presente. Questo effetto spontaneo e simultaneo è tuttavia la chiave di tutta l’opera
magica e nelle quattro parole – tipo, qualità, potenza e velocità – è riassunta tutta l’opera del
Mago Bianco. Non oso dire di più e non mi è concesso esprimermi più chiaramente. Sono ancora
pochi gli uomini idonei a divenire maghi e pochi (forse fortunatamente) hanno tutti i sette
centri risvegliati in modo da poter lavorare liberamente sui sette piani e con i sette tipi delle
sette energie di raggio.
Vorrei far notare che l’aspirante può studiare questi quattro aspetti dell’energia nella propria
natura. Sul piano fisico egli è apparentemente la causa iniziatrice e, operando con queste
energie, esse susciteranno una risposta e una reazione da coloro che ne percepiscono l’influsso
e ne manifestano l’effetto. Non è forse vero che operiamo e viviamo in un mondo di forze?
Non occorre quindi cercare un campo lontano o una sfera speciale in cui vivere, imparare e lavorare,
poiché dimoriamo in un mondo di forza ed energia. Siamo noi stessi costituiti di unità
di forza o energia, coscientemente o inconsciamente noi manipoliamo forza durante tutte le
ventiquattro ore del giorno. Il campo della nostra formazione occulta è il mondo stesso ed il
mondo delle nostre circostanze ambientali particolari.
PERCORRERE IL SENTIERO
260
582 Nello studiare questa regola abbiamo visto che, nel lavoro magico, l’aspirante ora ha
raggiunto il punto critico dell’oggettività. Egli cerca di diventare un creatore magico e di compiere
due cose:
1. Creare a nuovo il suo strumento o meccanismo di contatto, in modo che l’Angelo Solare
disponga di un veicolo adeguato a esprimere la Realtà. Come abbiamo notato, ciò
comporta giusto tipo, giusta qualità, potenza e velocità.
2. Costruire le forme sussidiarie d’espressione nel mondo esterno per mezzo delle quali
l’Energia incorporata, fluendo attraverso gli involucri ricreati, possa servire il mondo.
Nel primo caso l’aspirante si occupa di se stesso, lavorando entro la propria sfera e imparando
così a trasformarsi e a ricostruire l’aspetto forma. Nel secondo caso egli impara a servire
l’umanità, a costruire le forme d’espressione che incarneranno le nuove idee, i principi che
emergono e i nuovi concetti che devono governare e completare il progresso della nostra razza.
Ricordate che nessun uomo è un discepolo, nel senso inteso da un Maestro, se non è un
pioniere. Una risposta consapevole alla verità spirituale, il piacere che si prova per gli ideali
del futuro, la compiaciuta accettazione delle verità della nuova era non costituiscono il discepolato.
Se così fosse, i ranghi di discepoli si colmerebbero rapidamente, ma purtroppo non è il
caso. È la capacità di pervenire alla comprensione delle prossime realizzazioni della mente
umana che distingue l’aspirante alla soglia del discepolato accettato; è il potere, elaborato nel
crogiuolo della strenua esperienza interiore, di scorgere la visione immediata e cogliere i concetti
di cui la mente deve necessariamente rivestirla, che conferiscono all’uomo il diritto di essere
riconosciuto come collaboratore del Piano (riconosciuto dai Grandi Esseri e non necessariamente
dal mondo); è il conseguimento dell’orientamento spirituale, mantenuto fermamente,
qualunque siano i disturbi esterni nella vita del piano fisico, che indicano a Coloro che osservano
e cercano collaboratori che a un uomo può essere affidato qualche piccolo aspetto
dell’opera da Essi intrapresa; è la capacità di immergere e perdere di vista il se personale inferiore
nel compito di guidare il mondo, guidati dall’impulso dell’anima, o che eleva l’uomo
dalle file dei mistici che aspirano a quelle degli occultisti pratici, seppure d’inclinazione mistica.
583 Il lavoro in cui siamo impegnati è estremamente pratico; è inoltre di proporzioni tali che
occuperà tutta l’attenzione e tutto il tempo di un uomo, anche tutta la sua vita di pensiero e lo
condurrà all’efficiente espressione del compito della personalità (imposto da limitazioni karmiche
e tendenze ereditarie) e alla costante applicazione del lavoro creativo e magico. Il discepolato
è una sintesi di duro lavoro, sviluppo intellettuale, aspirazione costante e orientamento
spirituale, oltre alle non comuni qualità d’innocuità positiva e occhio aperto che può
vedere, a volontà, nel mondo della realtà.
È opportuno richiamare all’attenzione del discepolo alcune considerazioni che, per maggior
chiarezza, elencheremo. Per divenire un adepto il discepolo dovrà:
1. Informarsi sulla Via.
2. Obbedire agli impulsi interiori dell’anima.
3. Non prestare attenzione ad alcuna considerazione terrena.
4. Vivere una vita che sia d’esempio agli altri.
Ad una prima lettura superficiale, questi quattro requisiti potrebbero sembrare facili da conseguire,
ma se studiati con attenzione, diverrà evidente il perché un adepto è definito “una rara
fioritura di una generazione di ricercatori”. Consideriamo ciascuno dei quattro punti.
1. Informarsi sulla Via. Uno dei Maestri ci ha detto che un’intera generazione di ricercatori
può produrre un solo adepto. Perché dovrebbe essere così? Per due ragioni.
584 In primo luogo, il vero ricercatore è colui che si avvale della saggezza della sua generazione,
è il miglior prodotto del periodo in cui vive eppure, è sempre insoddisfatto e il suo desiderio
interiore di saggezza rimane inappagato. Gli sembra che esista qualcosa di più importante
della conoscenza e qualcosa di ben più grande dell’esperienza accumulata nella sua epoca e
nel periodo in cui vive. Egli riconosce la possibilità di un ulteriore passo avanti e cerca di
compierlo per aggiungere una nuova conquista a quelle già ottenute dai suoi predecessori.
261
Nulla lo soddisfa finché non trova la Via e nulla appaga il desiderio che arde al centro del suo
essere, all’infuori di ciò che si trova nella casa del Padre. Egli è ciò che è perché ha calcato
tutte le vie minori e le ha trovate insoddisfacenti, si è assoggettato a molte guide solo per trovarle
“ciechi che guidano altri ciechi”. Null’altro gli rimane se non divenire la guida di se stesso
e trovare da solo la propria via verso casa. Nella solitudine, sorte d’ogni vero discepolo, nascono
la conoscenza di se stesso e la fiducia in se stesso che lo renderanno idoneo a divenire a
sua volta un Maestro. Questa solitudine non è dovuta ad alcun spirito di separazione, ma alle
condizioni della Via stessa. Aspiranti, tenete ben presente questa distinzione!
In secondo luogo, il vero ricercatore dispone di un raro tipo di coraggio, che consente a chi
lo possiede di mai vacillare e di far risuonare chiara la propria nota anche in mezzo al tumulto
del mondo. I suoi occhi sono addestrati a vedere oltre le nebbie e i miasmi della terra, a quel
centro di pace che nessun evento terreno può turbare; il suo orecchio attento e addestrato, avendo
colto un sussurro della Voce del Silenzio, è mantenuto in sintonia con quell’alta vibrazione
ed è quindi sordo alle seducenti voci minori. Anche questo fatto è causa di solitudine e
determina quel riserbo, avvertito dalle anime meno evolute quando si trovano in presenza di
coloro che avanzano in testa.
585 Viene a crearsi una situazione paradossale, perché al discepolo si dice di informarsi sulla
Via, ma non c’è nessuno che possa dargli indicazioni. Coloro che conoscono la Via non possono
parlare, poiché sanno che il Sentiero deve essere costruito dall’aspirante, come il ragno
tesse la sua tela, dal centro del proprio essere. Perciò, in ogni generazione fioriscono e diventano
adepti soltanto le anime che, da sole, hanno “calpestato il torchio della collera di Dio” o,
in altre parole, hanno esaurito il loro karma da sole e, con intelligenza, si sono accinte a percorrere
il Sentiero.
2. Obbedire agli impulsi interni dell’anima. Gli istruttori del genere umano fanno bene ad
insegnare all’iniziato in erba a praticare la discriminazione e a prepararlo all’arduo compito di
distinguere fra:
a. Istinto e intuizione.
b. Mente superiore e inferiore.
c. Desiderio e impulso spirituale.
d. Aspirazione egoistica e incentivo divino.
e. La spinta che emana dai signori lunari e lo sviluppo del Signore solare.
Non è un compito facile né lusinghiero cercare di conoscere se stessi e scoprire che anche il
servizio reso e il nostro desiderio di studiare hanno forse un’origine fondamentalmente egoistica
e poggiano sul desiderio di liberazione o sull’avversione per la monotonia della vita quotidiana.
Colui che cerca di ubbidire agli impulsi dell’anima deve coltivare l’accuratezza
nell’esaminarsi e la sincerità verso se stesso, ciò che ai nostri giorni è ben raro. Egli dica a se
stesso: “Devo essere sincero con il mio Sé” e nell’intimità della sua vita, nel segreto della sua
meditazione non cerchi mai attenuanti alle sue colpe o scuse ai suoi difetti. Impari ad analizzare
le proprie parole e azioni, i propri moventi e a chiamare le cose con il loro vero nome. Soltanto
così si eserciterà alla discriminazione spirituale e imparerà a riconoscere la verità in tutte
le cose. Soltanto cosi si perviene alla realtà e si conosce il vero Sé.
586 3. Non tener conto delle prudenti considerazioni della scienza e sagacia terrene. Se
l’aspirante deve coltivare la capacità di camminare da solo, se deve sviluppare la facoltà di essere
sincero in tutte le cose, ha pure bisogno di coltivare il coraggio. Egli dovrà necessariamente
contrastare l’opinione del mondo, anche nella sua espressione migliore, e ciò accadrà
assai di frequente. Deve imparare a fare la cosa giusta, secondo il proprio modo di vedere e le
proprie conoscenze, noncurante delle opinioni anche dei personaggi più importanti e quotati
della Terra. Deve dipendere da se stesso e dalle conclusioni cui è giunto nei momenti di comunione
e illuminazione spirituale. È a questo punto che molti aspiranti falliscono. Essi non
fanno veramente il meglio; essi non riescono ad agire esattamente come detta la loro voce interiore;
essi trascurano alcune cose che sono spronati a fare nei momenti di meditazione e non
dicono le parole che il loro mentore spirituale, il Sé, li esorta a pronunciare. È l’insieme di
questi dettagli trascurati che determina i grandi insuccessi.
262
Nella vita del discepolo non vi sono inezie; una parola non detta o un’azione non compiuta
possono dimostrarsi i fattori che impediscono l’iniziazione.
4. Vivere una vita che sia d’esempio agli altri. È proprio necessario che mi soffermi su
questo requisito? Sembrerebbe di no eppure, questo è un altro punto sul quale gli uomini falliscono.
Che cosa è, dopo tutto, il servizio di gruppo? Semplicemente una vita d’esempio. Il miglior
esponente della Saggezza Eterna è colui che ogni giorno, nel luogo dove si trova, vive la
vita del discepolo; egli non la vive nel luogo dove pensa che dovrebbe essere. Forse, la causa
del maggior numero d’insuccessi fra gli aspiranti all’adeptato è la codardia. Gli uomini non
agiscono bene come dovrebbero nel luogo dove si trovano, perché hanno sempre qualche ragione
per credere che dovrebbero essere altrove. Quasi senza rendersene conto, gli uomini rifuggono
dalle difficoltà, dalle condizioni disarmoniche, dai luoghi dove esistono problemi e
dalle circostanze che richiedono un’azione d’alto livello e che sono proprio adatte a stimolare
il meglio che c’è nell’uomo, purché egli rimanga al suo posto. Essi fuggono da se stessi e dagli
altri, invece di vivere la vita, semplicemente.
587 L’adepto non pronuncia mai alcuna parola che possa offendere, nuocere o ferire. Perciò ha
dovuto imparare il significato del linguaggio in mezzo all’agitazione della vita. Egli non perde
tempo a compatire se stesso o a giustificarsi, poiché sa che la Legge lo ha posto dove si trova e
dove può meglio servire; ha inoltre imparato che le difficoltà sono sempre opera dell’uomo
stesso e risultato del suo atteggiamento mentale. Se in lui nasce un impulso a giustificarsi, lo
riconosce come una tentazione da evitare. Egli si rende conto che ogni parola pronunciata, ogni
azione compiuta, ogni sguardo e ogni pensiero hanno un effetto sul gruppo, in bene o in
male. Non è quindi evidente il motivo per cui così pochi giungono al conseguimento e così
tanti falliscono?
IL RISVEGLIO DEI CENTRI
Per parlare in termini più tecnici e giustificare quindi l’uso della parola Istruzioni riferendoci
a questo trattato per aspiranti e discepoli, occorre tener ben presente che il compito principale
dell’aspirante è di operare con le energie, sia in se stesso che nel mondo dei fenomeni e
delle esternazioni di natura fisica. Ciò comporta, di conseguenza, lo studio dei centri e del loro
risveglio. Prima deve esserci la comprensione, mentre il risveglio verrà più tardi, a suo tempo
e in due stadi.
588 Vi è dapprima lo stadio in cui, con la pratica di una vita disciplinata e con la purificazione
della vita di pensiero, i sette centri vengono automaticamente portati alla giusta condizione in
quanto a ritmo, vitalità e attività vibratoria. Questo stadio non comporta pericoli e all’aspirante
non e permesso alcun pensiero diretto in relazione ai centri. Con questo intendo dire che non
gli si permette di concentrare la mente su un centro qualsiasi, né egli deve cercare di risvegliarli
o infondervi energia. Egli deve occuparsi unicamente del problema di purificare i corpi
in cui si trovano i centri, che sono essenzialmente l’astrale, l’eterico e il fisico, e ricordare
sempre che il sistema endocrino e in particolare le sette ghiandole principali sono le effettive
esteriorizzazioni dei sette centri maggiori. A questo stadio l’aspirante lavora tutt’attorno ai
centri, si occupa della materia che li attornia e della sostanza vivente che li circonda completamente.
Questo è tutto ciò che può fare la maggioranza senza incorrere in alcun pericolo; è lo
stadio in cui si trova la maggior parte degli aspiranti odierni e nel quale essi dovranno impegnarsi
ancora per molto tempo.
Segue uno stadio in cui i centri, grazie all’efficace lavoro compiuto nello stadio precedente,
come si dice in linguaggio esoterico, vengono “liberati entro la dimora che li imprigiona”; ora,
sotto la direzione oculata di un istruttore, diventano oggetto di precisi metodi per risvegliarli e
caricarli, metodi che variano secondo il raggio della personalità e il raggio egoico
dell’aspirante. Da ciò deriva la difficoltà presentata da tale soggetto e l’impossibilità di indicare
regole generali.
589 A questo punto è interessante notare, anche se ciò non ha attinenza con il soggetto della
formazione personale, che il metodo di far precedere un lungo periodo di purificazione prima
263
di infondere energia in modo scientifico, è quello impiegato dalla Gerarchia che guida e cura
l’evolversi delle vicende umane. Per lungo tempo i suoi membri si sono impegnati al compito
di purificare la materia mondiale e determinare una purificazione di vasta portata. Questo è il
primo stadio del lavoro e fu possibile a livello generale solo quando l’uomo, nel corso degli
ultimi secoli, divenne su larga scala un’entità veramente pensante. Questa purificazione sta ora
procedendo in tutti i settori dell’esistenza umana, poiché attualmente l’umanità (o per essere
più esatti i tre quinti di essa) si trova sul sentiero della prova. Grazie ai movimenti tesi al benessere
e all’elevazione degli uomini e con l’ampia diffusione dell’igiene, il lavoro procede
sul piano fisico; per mezzo di sollevamenti politici che rivelano gli abusi, d’insoddisfazione
economica che, dopo tutto, non è che uno sforzo per cambiare ciò che è indesiderabile e dare
all’unità umana condizioni di vita che condurranno al dominio del pensiero e da qui a quello
dell’anima; tramite la propaganda religiosa e gli sforzi di molte organizzazioni e numerosi
gruppi sparsi in tutto il mondo che presentano alla mente degli uomini quella che è simbolicamente
detta “la speranza dei Cieli” (usando il termine “Cieli” come simbolo di perfezione e
purezza), il lavoro di questo stadio procede costantemente. Il suo successo è tale che la lordura
e le impurità che circondano l’anima mondiale e impediscono all’umanità la sua vera espressione,
sono note e riconosciute, ciò che permette uno sforzo continuo verso il miglioramento.
Tutto è affiorato e il risultato appare spaventoso e incontrollabile a coloro che vedono soltanto
la superficie. Ma più sotto, il profondo fiume della purezza e della verità scorre con forza.
Una prova evidente del successo del movimento mondiale verso una vita pura e la distruzione
di ciò che la ostacola è che sta per cominciare il secondo stadio. Per la prima volta nella
storia del mondo, la Gerarchia ora può operare direttamente con i centri del corpo
dell’umanità. Abbiamo perciò la formazione del nuovo gruppo di servitori del mondo che, nella
sua totalità comprendente tutto il mondo, costituisce il centro del cuore e il “centro fra le
sopracciglia” nel corpo eterico della famiglia umana. Attraverso il primo la vita spirituale può
cominciare a fluire in tutti i centri e vitalizzarli, mentre il secondo permette di scorgere la visione
e percepire e conoscere i mondi interiori.
590 Vorrei ora accennare a due altri punti per chiarire l’intera situazione. In merito ai centri,
tale è la confusione e tanti sono gli insegnamenti errati, che molti ne sono fuorviati e vi è una
grande incomprensione.
Prima di tutto vorrei dichiarare che non si dovrebbe mai tentare di risvegliare i centri fintanto
che l’aspirante è consapevole di precise impurità nella sua vita o se il corpo fisico non
gode di buone condizioni di salute. Né si dovrebbe fare alcuno sforzo in questo senso se la costrizione
delle circostanze esterne è tale da non offrire un posto o l’opportunità per svolgere un
lavoro tranquillo e ininterrotto. Per impegnarsi in un lavoro efficace e concentrato sui centri è
essenziale poter disporre di parecchie ore di ritiro senza interruzioni. Non insisterò mai abbastanza
su questo punto e ciò valga a far comprendere allo studente ansioso che in questo periodo
della nostra storia, la vita permette a ben pochi di disporre di tali periodi di isolamento.
Tuttavia, questa circostanza è estremamente benefica e non va deplorata. Solo un aspirante su
mille si trova allo stadio in cui dovrebbe cominciare a lavorare con l’energia dei suoi centri,
ma anche questa valutazione potrebbe rivelarsi troppo ottimistica. È molto meglio che
l’aspirante serva, ami, lavori e si eserciti nell’autodisciplina, lasciando che i suoi centri si sviluppino
e si schiudano più lentamente, quindi in modo più sicuro. Inevitabilmente essi si svilupperanno
e il metodo più lento e più sicuro, nella maggioranza dei casi è il più rapido. Uno
sviluppo prematuro richiede molta perdita di tempo e spesso porta con sé i semi di disturbi
prolungati.
La stimolazione eccessiva delle cellule cerebrali è necessariamente uno dei risultati del
fondersi, per un atto di volontà, dei fuochi che circolano nel corpo. Tale stimolazione può provocare
pazzia mentale e il crollo della struttura del cervello; inoltre, l’iperattività della vita cellulare
può anche indurre una frizione interna fra di esse che si risolverà in tumori o ascessi nel
cervello. Non lo si ripeterà mai abbastanza.
591 L’obiettivo alla base di tutto il lavoro di laya yoga (o lavoro sui centri) è fondato sul fatto
che l’energia delle cellule che compongono il corpo o aspetto materia (nella Dottrina Segreta
264
e nel Trattato del Fuoco Cosmico detto “fuoco per attrito”) deve fondersi con il fuoco della
coscienza. Quest’ultima è l’energia, presente nella materia ma diversa dal fuoco della materia
stessa, che è alla base di tutto il sistema nervoso e per questa ragione produce sensibilità e
consapevolezza. È la causa della risposta al contatto e, come ben sapete, conferisce la capacità
di registrare e memorizzare l’impressione. Tecnicamente questo fuoco è chiamato “fuoco solare”;
quando si fonde con il fuoco della materia e con il “fuoco elettrico” dell’aspetto divino più
elevato, l’uomo giunge alla piena manifestazione e la grande opera è compiuta. Ma è
un’impresa molto pericolosa se indotta prima che il meccanismo sia pronto ad affrontarla.
Questa triplice fusione può essere effettuata senza alcun pericolo soltanto da un individuo
altamente organizzato ed integrato e che abbia acquisito la capacità di focalizzare l’attenzione
nella testa e, da quel punto, dirigere tutto il processo di fusione. Ciò comporta la capacità di ritirare,
testualmente, la coscienza nel corpo eterico e al tempo stesso mantenere, in piena consapevolezza,
un punto di contatto nella testa e da quel punto dirigere l’automa, il corpo fisico.
Un esito positivo presuppone determinate condizioni eteriche nel corpo. Una di queste è il
procedimento di bruciare o distruggere (parzialmente o interamente) qualsiasi ostruzione esistente
lungo il midollo spinale, che potrebbe impedire l’elevarsi del fuoco alla base della colonna
vertebrale, comunemente detto fuoco di kundalini, che si trova allo stato quiescente, latente
e potenziale nel centro più basso. È “il serpente assopito che deve sorgere e snodarsi”.’
592 Ogni centro lungo la spina dorsale è separato da quello situato al di sopra e da quello al di
sotto da una rete protettiva composta di una curiosa fusione di sostanza eterica e gassosa, che
deve essere bruciata e distrutta prima che i fuochi del corpo possano circolare liberamente. Alla
base di tutto il sistema nervoso e di quello endocrino vi è una fitta rete di nadi e di centri,
che ne è pure la controparte. Un poco di riflessione dimostrerà quanto sia necessaria
un’estrema cautela, poiché è ovvio che vi sarà un effetto diretto sul meccanismo esterno il
quale, a sua volta, influirà in modo definito su quello che gli psicologi chiamano “comportamento”.
Vi sono quattro di queste “reti” circolari, situate fra i cinque centri lungo la colonna
vertebrale, disposte nel modo seguente: 0/0/0/0/0 mentre tre si trovano nella testa; esse dividono
la testa in due parti e formano una serie di croci: 
Questa croce è molto simile a quella che appare sulla bandiera britannica, che ha sempre
avuto un significato esoterico per gli studenti ed indica un punto d’evoluzione della razza umana.
Questa croce nella testa separa il centro ajna (il centro fra le sopracciglia) dal centro
della testa, poiché è situata dietro il centro della fronte, formando al tempo stesso uno scudo
protettivo fra il centro ajna e quello della gola.
Queste reti eteriche sono in realtà dischi che girano o ruotano a una velocità specifica che
varia da un centro all’altro e secondo il grado d’evoluzione raggiunto dal sistema di centri interessato.
I centri sono veramente visibili solo quando le reti sono state bruciate dai fuochi ascendenti
e discendenti. Molti chiaroveggenti li confondono con le loro reti protettive, che
hanno luce e radiazione proprie.
Mentre la vita, con la purificazione e la disciplina assume una vibrazione sempre più elevata,
il fuoco dell’anima che è letteralmente il fuoco della mente, fa aumentare anche la vibrazione
dei centri e questa attività accresciuta stabilisce un contatto con le “reti” di protezione, o
dischi d’energia pranica, che si trovano su entrambi i lati dei centri. In tal modo, per
l’interazione che si stabilisce, essi si logorano gradatamente e col tempo si lacerano, se posso
usare un termine tanto inadeguato.
593 Molti aspiranti sono convinti di aver elevato il fuoco di kundalini dalla base della spina
dorsale e quindi di fare rapidi progressi, mentre non hanno fatto altro che “lacerare” la rete in
qualche punto. Una sensazione di bruciore o di dolore in qualche parte della colonna vertebrale,
se non di origine fisiologica, nella maggior parte dei casi è dovuta alla lacerazione di una
delle reti, prodotta dall’attività dei centri ad essa associati. Questo avviene molto di frequente
in rapporto con il centro del plesso solare nelle donne e in rapporto con il centro sacrale negli
uomini. Questi due centri, per effetto dello sviluppo evolutivo sono estremamente attivi e altamente
organizzati, poiché esprimono la natura creativa fisica e il corpo emotivo. Perciò, un
265
senso di bruciore e di dolore nella schiena generalmente indica un’indebita attività di un centro,
ciò che produce effetti distruttivi sull’apparato di protezione e non è un vero indizio di sviluppo
spirituale e superiorità. Potrebbe indicare questi ultimi, ma si ricordi che dove vi è vera
crescita spirituale, dolore e pericolo vengono praticamente eliminati.
Si è parlato molto e con leggerezza dell’elevazione del fuoco di kundalini e vi sono molti
malintesi sull’argomento. Vi assicuro che è molto difficile elevarlo; inoltre ciò può esser fatto
soltanto con un preciso atto della volontà e mediante un’intensa focalizzazione mentale e
un’attenzione concentrata dell’uomo, seduto sul trono della coscienza nella testa. La tradizione
Massonica ha conservato chiaramente quest’insegnamento nello stupendo rituale
dell’elevazione del Gran Maestro Massone. Solo quando vi sia uno sforzo unificato e quintuplice,
e solo dopo ripetuti insuccessi, la vita animante scorre attraverso tutto il corpo e dà vita
al vero uomo.
594 Il secondo punto cui vorrei accennare è che tutto questo lavoro profondamente esoterico
deve essere effettuato soltanto sotto la direzione di un istruttore esperto. All’aspirante si ripete
banalmente che “quando l’allievo è pronto, il Maestro appare.” Egli si adagia quindi comodamente
e attende o focalizza la sua attenzione in un tentativo di attrarre l’attenzione di qualche
Maestro, evidentemente convinto di essere pronto o comunque a buon punto. Naturalmente, di
tanto in tanto cerca di spronare la sua spiritualità e si dedica spasmodicamente alla disciplina e
alla purificazione. Ma uno sforzo fermo, costante e prolungato da parte dell’aspirante è veramente
cosa rara.
È certamente vero che al momento giusto il Maestro apparirà, ma questo momento giusto è
subordinato a certe condizioni autoindotte. Quando il processo di purificazione è divenuto
un’abitudine di tutta la vita, quando l’aspirante può, a volontà, concentrare la coscienza nella
testa, quando la luce nella testa risplende e i centri sono attivi, allora il Maestro si occuperà
dell’uomo. Nel frattempo egli potrà avere una visione del Maestro, o potrà vedere una forma
pensiero del Maestro e trarre un reale beneficio e molta ispirazione dal contatto con la realtà
riflessa, ma non è il Maestro e ciò non indica lo stadio di discepolato accettato. Per mezzo della
luce dell’anima si conoscere l’anima. Perciò, cercate la luce della vostra anima e riconoscete
quell’anima come vostra guida. Una volta stabilito il contatto con l’anima, sarà essa stessa a
presentarvi, per così dire, al Maestro. Con tutto il debito rispetto potrei aggiungere che il Maestro
non attende con impazienza di fare la vostra conoscenza.
595 Nel mondo delle anime, la vostra anima e la Sua sono collegate e conoscono l’essenziale
unità, ma nel mondo delle vicende umane e nel procedere della grande opera, si dovrebbe ricordare
che quando un Maestro prende un aspirante nel suo gruppo di discepoli, questi per
molto tempo sarà una responsabilità e spesso anche un intralcio. Molto spesso gli studenti si
sopravvalutano, anche se rifiutano di riconoscere una simile idea; soggettivamente essi hanno
una vera simpatia verso se stessi e sono spesso sconcertati nel constatare che i Grandi Esseri
non fanno loro alcun cenno né indicano la loro vigile attenzione. Essi non lo faranno né devono
farlo fino al momento in cui l’aspirante non avrà fatto pieno uso della conoscenza acquisita
dagli istruttori minori, dai libri e dalle scritture del mondo. Gli studenti devono applicarsi al
loro compito immediato e preparare ì loro meccanismi per il servizio nel mondo, desistendo
dal perdere tempo nell’attesa di un Maestro; dovrebbero acquistare la padronanza nei punti
ancora deboli e, con una vita di servizio e di lotta potranno giungere a un’abnegazione così totale
che nessun ostacolo impedirà al Maestro di avvicinarsi a loro.
Da quanto ho detto sopra, appare evidente che non posso dare istruzioni specifiche per risvegliare
i centri e ardere la rete eterica, che determinerebbe la liberazione dell’energia. Sono
informazioni troppo pericolose e interessanti per poterle affidare al pubblico in genere, spinto
dal desiderio di novità, ma al quale mancano il giusto equilibrio e il necessario sviluppo mentale.
È però giunto il momento in cui l’esistenza di un corpo d’energia sottostante al sistema
nervoso deve essere ampiamente riconosciuta e in cui la natura dei sette centri, la loro struttura
e localizzazione dovrebbero essere comprese tecnicamente e le leggi del loro sviluppo dovrebbero
essere conosciute. Ma per il momento non è possibile dire di più. La natura di questa
scienza dei centri è troppo complessa per essere di utilità pubblica.
266
596 L’insegnamento da impartire in ogni caso particolare e i metodi da applicare dipendono da
troppi fattori perché se ne possano dare regole e istruzioni generali. Si devono prendere in
considerazione il raggio e il tipo, il sesso e il punto d’evoluzione, nonché l’equilibrio dei centri.
Ciò significa considerare se sono eccessivamente sviluppati o sottosviluppati, se vi è preponderanza
di forze sotto il diaframma o sopra il diaframma, oppure se l’energia è concentrata
nel grande commutatore che è il plesso solare. Si devono studiare la qualità e l’intensità della
luce nella testa, poiché esse indicano il grado di dominio dell’anima e la relativa purezza dei
veicoli; si devono considerare con attenzione le diverse “reti” eteriche, come pure la frequenza
di vibrazione della rete e dei centri. Si deve stabilire una sincronizzazione, ciò che è molto difficile.
Questi non sono che alcuni dei punti di cui l’istruttore deve tener conto ed è quindi evidente
che soltanto un istruttore che disponga di una visione sintetica e possa vedere “tutto”
l’uomo, ossia come egli è veramente, è in grado di impartire istruzioni che invertiranno il vecchio
ritmo dei centri, distruggeranno senza dolore e pericolo gli involucri di protezione ed eleveranno
il fuoco di kundalini dalla base delle spina dorsale all’uscita nella testa.
L’allievo trova tali istruttori quando ha svolto il compito della sua vita sotto la direzione
della sua anima, quando ha compreso la teoria della scienza dei centri, quando è padrone della
natura astrale e del centro corrispondente, il plesso solare, e ne ha il dominio. La grande importanza
data dal Cristianesimo al principio cristico ha posto solide fondamenta al lavoro da
compiere. La verità è curiosamente convalidata in uno studio della cifra “otto” in rapporto ai
centri che, si dice, rappresentano il numero del Cristo. Se si conta la milza, i centri sono otto,
tutti multipli di otto ad eccezione del centro alla base della spina dorsale che ha quattro petali,
la metà di otto.
597 Ai nostri giorni e nella scrittura anglosassone, il numero otto è il simbolo fondamentale di
tutti i centri, poiché i petali hanno veramente la forma di un certo numero di otto sovrapposti.
Il termine petalo è puramente figurativo e un centro è formato in base a questo modello. Prima
un cerchio, O, poi due cerchi che si toccano formando quindi un 8. Con l’aumentare del numero
dei petali, non è che un aumento di questi doppi cerchi, sovrapposti gli uni agli altri secondo
diverse angolature, fino al loto dai mille petali nella testa.
In ultima analisi, questi centri hanno una duplice funzione. Essi manifestano l’aspetto divino
di costruzione della forma e con la loro attività portano in manifestazione la forma esteriore;
verso la fine del ciclo evolutivo, sia nel macrocosmo che nel microcosmo, essi portano in
espressione la forza e la vita dell’anima e determinano l’incarnazione di un figlio di Dio pienamente
rivelato, dotato di tutti i poteri e di tutta la conoscenza che la Divinità contiene.

 
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