Quarta Conferenza – Capire il Karma di Rudolf Steiner

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Quarta conferenza

La rivoluzione copernicana dell’etica tramite la

coscienza della reincarnazione e del karma

Stoccarda, 21 Febbraio 1912

Miei cari amici! La vita nel suo insieme prenderà poco a poco una forma del tutto diversa, quando un numero sempre più grande di persone crederà al karma e alla reincarnazione nel modo che è stato esposto ieri. Allora alla propria coscienza si pone la seguente domanda: cosa rende un uomo nel tempo presente uno scienziato dello spirito? A proposito di questo potrebbe facilmente crearsi l’equivoco di confondere il movimento scientifico-spirituale con questa o quella organizzazione esteriore. Tali organizzazioni esteriori ci devono essere, ma è importante capire che ad un’organizzazione esteriore può appartenere in fondo chiunque abbia un interesse più profondo per questioni che riguardano la vita dello spirito e che voglia approfondire il proprio pensiero in tal senso. Già da questo si evince che non si possono imporre dogmi a coloro che entrano in tali organizzazioni. Tutt’altra cosa è però indicare in modo chiaro che cosa renda l’uomo contemporaneo uno scienziato dello spirito. L’acquisito convincimento del fatto che esiste un mondo spirituale è certamente il punto di partenza delle certezze scientifico-spirituali. Ma nelle cerchie di coloro che coltivano la scienza dello spirito si deve ben sapere che ciò che rende scienziati dello spirito è qualcosa di molto più preciso della semplice certezza dell’esistenza di un mondo spirituale. Hanno avuto una tale convinzione, sempre e ovunque, tutti coloro che non fossero dei veri e propri materialisti. Ciò che rende l’uomo contemporaneo uno scienziato dello spirito è qualcosa che la cultura occidentale cerca con tutte le sue forze, tanto che è diventata una qualità caratteristica nella ricerca spirituale di molte persone – mentre, d’altra parte, ciò che caratterizza lo scienziato dello spirito in quanto tale viene ritenuto la più strana balordaggine da parte della cultura esteriore. Grazie alla scienza dello spirito arriviamo anzitutto a conoscere come funziona l’evoluzione dell’umanità, della Terra e del nostro sistema planetario, ma ciò che qui si intende è il raggiungimento di una certezza in merito alla questione della reincarnazione e del karma. Il modo in cui le persone si conquisteranno questa certezza, il modo in cui sapranno integrarla nella vita di tutti i giorni, in futuro trasformerà in alto grado la vita moderna dell’uomo. Questo porterà ad una modalità di convivenza tra gli uomini che è necessaria per il futuro, se si vuole evitare che la cultura vada in rovina. Esperienze dell’anima come quelle che ho descritto ieri può farle in fondo ogni uomo del nostro tempo, non appena arrivi alla certezza interiore della verità della reincarnazione e del karma. A ciò cui mira la scienza dello spirito nel nostro tempo, però, si contrappone il carattere fondamentale del nostro presente che è del tutto esteriorizzato. Questo si esprime in un modo radicale nel fatto che, se da un lato troviamo nella cultura contemporanea un certo interesse per le grandi e centrali questioni della religione, dell’evoluzione, e anche della reincarnazione e del karma – come del resto un forte interesse per questioni relative al Buddha e cose simili – , dall’altro lato, però, quest’interesse scompare molto presto anche negli stessi ricercatori spirituali non appena si inizia a parlare concretamente di come la scienza dello spirito debba animare la vita esteriore in tutti i suoi minimi dettagli. L’intero mondo esteriore è come una grande macchina in cui l’uomo si sente incastrato come un ingranaggio, e non sa far altro che adattarsi a questa situazione. D’altra parte sorgono in lui quelle domande che si presentano ad ogni anima che pensi in maniera un po’ più profonda: la domanda sulla vita dell’anima, la domanda sull’inizio e la fine della vita. E tra questi due mondi c’è un profondo baratro per la maggior parte degli esseri umani. La maggior parte delle persone non sperimenta affatto un’armonia tra le certezze acquisite grazie alla scienza dello spirito e il modo in cui si pensa e si agisce nella vita esteriore. Per i singoli problemi concreti della vita non c’è lo stesso interesse che invece c’è per le questioni teoriche e di principio. Né si può pretendere che questo interesse si crei all’improvviso. Gli scienziati dello spirito hanno però la missione di immettere nella loro vita tutto quello che nasce nell’anima quando essa si va convincendo che le idee della reincarnazione e del karma sono una realtà. Un segno caratteristico dello scienziato dello spirito di oggi è quello di essere occupato a conquistarsi una certezza fondamentale sulla realtà del karma e della reincarnazione. Tutto il resto viene poi da sé come conseguenza di questa convinzione. È chiaro che non è dato a tutti di orientare dall’oggi al domani la propria vita esteriore secondo queste idee. Ma ciascuno può farsi delle idee sul modo in cui questi concetti possono diventare forze plasmatrici per la vita esteriore. Prendiamo ad esempio l’idea del karma. Quando un uomo viene al mondo, le sue capacità sono in fin dei conti la conseguenza delle sue precedenti incarnazioni. Se svolgiamo fino in fondo e con coerenza questo concetto allora dobbiamo trattare ogni uomo come una sorta di enigma interiore nel quale viene a manifestarsi ciò che vive nei recessi oscuri della sua anima. Questo vale non solo per l’educatore, ma per ogni uomo. Se agissimo di conseguenza, il karma, da questione puramente teorica, diventerebbe una faccenda pratica della vita. La vita esteriore, però, oggi è ovunque il riflesso di un convivere umano che è stato impostato escludendo i concetti di karma e reincarnazione, come se si volesse affossare ogni possibilità per gli uomini di concepire queste idee. Così è organizzata la nostra vita esteriore. Niente è ad esempio così ostile ad una reale certezza del karma e della reincarnazione come il sistema di vita secondo il quale per tutto quello che si fa come lavoro uno debba ricevere in pagamento un salario. La cosa sembra strana. Essa non va intesa nel senso che si debba instaurare dall’oggi al domani un nuovo sistema di vita, ma sta di fatto che in un assetto sociale in cui salario e lavoro si corrispondono non può sorgere un’autentica e profonda convinzione della reincarnazione e del karma. È chiaro che l’ordinamento sociale per ora non può che restare così com’è, perché anch’esso è sorto in base al karma e ha il suo motivo d’essere. Ma lo scienziato dello spirito deve anche saper comprendere che all’interno del nostro ordine sociale deve svilupparsi come un nuovo seme quello che deriva dalla conoscenza delle idee della reincarnazione e del karma. Se si accoglie l’idea del karma non si dovrebbe soprattutto sentire che è il caso ad averci collocato nel mondo nel posto in cui ci troviamo ora, ma che quel posto ce lo siamo scelto noi stessi con una decisione subconscia che abbiamo preso prima di nascere, quando eravamo ancora nel mondo spirituale, quale risultato della nostra precedente incarnazione. Una decisione prenatale, presa prima di tornare ad incarnarci, è quella che ci pone nel posto in cui ci troviamo e che ci fa arrivare i colpi del destino che ci investono. Chi la pensa così inizia poco a poco a sentire simpatia, persino amore, per il posto nel mondo nel quale si trova. Ora si potrebbe dire: la cosa mi pare davvero strana! Per poeti, scrittori e liberi professionisti questo potrebbe ancora passare, per questi tipi di persone è facile dimostrarlo. Ma come la mettiamo con tutte quelle persone che si trovano in situazioni di vita in cui svolgono attività tutt’altro che gradite e nelle quali ci si sente trascurati e oppressi? Una buona parte dei progetti sociali oggi tende ad alleviare questo tipo di insoddisfazione. Innumerevoli associazioni, partiti e così via vorrebbero migliorare la vita in modo che la convivenza umana risulti meno insopportabile. Tutti questi tentativi però non tengono conto di un fatto: che l’insoddisfazione per la propria vita che oggi molte persone sentono ha a che fare per certi versi con la direzione generale dell’evoluzione umana, e che il modo in cui gli uomini si sono comportati in tempi passati li ha portati a cercare un karma da cui sono necessariamente derivate le condizioni di vita attuali. La cultura che si è sviluppata da tutto questo è molto complessa, e implica il fatto che un numero sempre maggiore di persone deve svolgere un lavoro che non ama. Sono ben poche le persone che fanno un lavoro che amano veramente. Recentemente una persona mi ha detto: «Se guardo alla mia vita passata mi dico: se la potessi rivivere, la vorrei di nuovo esattamente com’è ora». Una persona che parla così è un’eccezione al giorno d’oggi. Non si può dire che ciò non abbia a che fare necessariamente con l’intero karma dell’umanità. La nostra vita è diventata molto complicata, ma in fondo lo è diventata proprio in conseguenza dei vari karma individuali degli uomini che ora vivono sulla Terra. Ciò non vuol dire che per il futuro ci si debba aspettare un karma meno complicato. Esteriormente la vita diventerà sempre più complessa. Per quanto le macchine possano risparmiare all’uomo una grande Da questo si riconoscerà che parallelamente al cambiamento della cultura esteriore dovrà accadere anche qualcosa di completamente diverso. Cosa sarà necessario affinché i concetti di karma e reincarnazione possano far ingresso nell’educazione scolastica in tempi relativamente brevi, come è accaduto per il sistema copernicano che ora viene insegnato anche ai bambini? Come ha fatto il sistema copernicano ad afferrare gli animi? Non dimentichiamo che questo sistema è stato elaborato da un canonico cristiano che ha dedicato la sua opera al Papa, convinto che fosse in linea con i principi del cristianesimo. All’epoca non c’era ancora una prova che dimostrasse la validità di questo sistema, e tuttavia esso ha conquistato il cuore degli uomini con straordinaria velocità. quantità di attività, in questa incarnazione la soddisfazione sarà una cosa rara se non subentreranno delle condizioni culturali del tutto diverse. E questo cambiamento può solo verificarsi come conseguenza del compenetrarsi da parte degli esseri umani delle verità del karma e della reincarnazione. Il sistema fu dimostrato soltanto nel 1851 da Foucault attraverso la scoperta della rotazione della Terra attorno al proprio asse, ma già nel 1822 era stato tolto dall’indice, ancora prima che ne fosse dimostrata la sua validità. In modo analogo la verità di karma e reincarnazione si dovrà radicare fin nei cuori dei bambini se la nostra cultura non vorrà andare distrutta. E gli scienziati dello spirito dovranno contribuire all’affermarsi di questa verità. Cosa presuppone tutto ciò? Dal modo in cui è stato accolto il sistema copernicano possiamo imparare come dovranno diffondersi gli insegnamenti del karma e della reincarnazione. Cosa ha fatto sì che il copernicanesimo potesse diffondersi così velocemente? Per rispondere a questa domanda ci tocca dire qualcosa di inaudito, di eretico. Ma la scienza dello spirito va afferrata dagli scienziati dello spirito con la stessa serietà con cui fu afferrato il cristianesimo dai primi cristiani, i quali dovettero a loro volta contrapporsi a tutta la vita culturale di allora. L’eresia è questa: il copernicanesimo, la cui importanza come fatto culturale è innegabile, si è potuto diffondere solo per il fatto che si può essere superficiali! Non c’è bisogno di essere una persona profonda per credere al sistema copernicano. Non c’è bisogno di coltivare una vita interiore, basta solo votarsi a quella esteriore per credere al copernicanismo. Le varie affermazioni delle moderne opere monistiche, 3 nelle quali viene detto tra l’altro che la Terra è solo un granello di polvere nell’universo, non dimostrano profondità, bensì banalità. Sta di fatto però che questo granello di polvere interessa molto noi uomini, e quello che si trova là fuori ci riguarda molto meno in rapporto alla vita sulla Terra. Che cosa devono allora fare gli uomini per potere accogliere la realtà del karma e della reincarnazione? Proprio l’opposto di quello che è stato necessario per accogliere il copernicanesimo, ossia coltivare una vita interiore: questo è ciò che è necessario per accogliere la realtà del karma e della reincarnazione. Cose come quelle di cui ho parlato ieri possono venir prese sul serio solo da coloro che riescono ad immergersi fin nelle profondità del loro stesso essere. Il copernicanesimo è oggi diffuso ovunque, in libri, illustrazioni e fotografie. Già questo ci mostra l’enorme esteriorizzazione che caratterizza la nostra cultura. I concetti di karma e reincarnazione potranno essere rappresentati poco per mezzo di immagini, poiché sono dei fatti troppo intimi. 3 Con la parola monismo si designava allora un movimento culturale che aspirava a realizzare l’unità, un “Monon”, tra mondo spirituale e mondo materiale. Questo accadeva però ampiamente attraverso la riduzione dello spirituale al materiale. Nel campo della scienza dello spirito dovrà quindi compiersi davvero questa interiorizzazione. Molto più importante di tutti gli schemi esteriori è il dirigersi dell’anima verso le forze che operano all’interno dell’anima stessa, allo stesso modo in cui nel mondo esterno operano le forze della natura. Di queste leggi interiori l’uomo contemporaneo capisce molto poco. Oggi si è considerati persone illuminate se si dice che l’uomo ha superato lo stadio infantile del credere ed è ormai entrato nell’età adulta che aspira al conoscere. Il Conoscere, dicono, deve sostituire il Credere. Una tirata simile non deve fuorviare lo scienziato dello spirito. Un ricercatore spirituale di altri tempi disse una volta: «Io credo solo a ciò che conosco. Altri possono pure essere fieri di credere a ciò che non sanno». Simili argomentazioni, come quella per cui il Conoscere deve sostituire il Credere, non prendono in considerazione i nessi karmici all’opera nella vita. Quando con la ricerca spirituale si esaminano le persone che hanno fede e ci si chiede: «Come mai questo individuo è così intimamente credente, in un certo senso un genio della devozione sovrasensibile?» si riceve la strana risposta che queste individualità, così profondamente credenti, sono state in precedenza persone che sapevano tante cose. Sono state nella loro precedente incarnazione delle persone che avevano una grande conoscenza; l’elemento della scienza in questa incarnazione si è trasformato nell’elemento della fede. Specialmente nel caso dei monisti, che non credono ma vogliono solo conoscere ed accettano soltanto ciò che l’intelletto e i sensi hanno da dire, si tratta di persone che nella loro precedente incarnazione sono state ottuse. Le persone che ora vivono la fede con entusiasmo, senza tuttavia essere fanatiche, sono state delle persone sapienti nella loro vita precedente, mentre coloro che oggi sono “monisti”, nella loro precedente incarnazione sono stati ottusi nei confronti dei fenomeni della vita e della natura. Se si osservano le cose dal punto di vista karmico allora non sembreranno affatto così incredibili. Si provi ad osservare la forza interiore di chi in una vita è credente. Proprio l’atteggiamento animico del credere agisce in modo vitalizzante sulla nostra anima, mentre il non riuscire a credere la fa inaridire. La fede agisce sul corpo astrale come il nutrimento sul corpo fisico. Essa ha un’immensa importanza per la salute dell’anima. Chi non riesce a credere si ritrova con un corpo astrale rinsecchito. 83 Quando si esamina tutto questo attentamente – e per farlo basta rivolgere l’attenzione ad una singola esistenza –, diventa chiaro che attraverso la mancanza di fede ci rendiamo poveri per la prossima incarnazione, ottusi e incapaci di accogliere la conoscenza in un’incarnazione futura. La conoscenza e la fede stanno quindi soltanto teoricamente in contrasto tra loro. Il volerle contrapporre assomiglia a una discussione tra due persone delle quali una dica: «Al progresso dell’umanità hanno contribuito finora solo le donne» – e l’altra persona risponda: «No, solo gli uomini»! Lo scienziato dello spirito sa che la fede e la conoscenza si comportano l’una rispetto all’altra come nella vita fisica esteriore i due sessi si comportano l’uno con l’altro, non c’è differenza. Questo parallelismo si spinge fino al punto per cui: • come un essere umano di regola si incarna una volta come uomo e la successiva come donna, e così via attraverso le varie incarnazioni,

• allo stesso modo, un’incarnazione in cui si è prevalentemente persone di fede si alterna con un’altra in cui si è prevalentemente persone di conoscenza. Queste polarità si completano fruttuosamente a vicenda. Ci sono anche altre forze dell’anima umana che stanno tra loro in un simile rapporto di reciproco completamento. Ad esempio la capacità di amare e la forza interiore dell’affermazione di sé, l’armonia interiore che ci fa poggiare su noi stessi e ci dà di sapere qual è il nostro compito nella vita. Anche qui si alternano le incarnazioni per l’individuo: • da un’incarnazione caratterizzata da amore pieno di dedizione per il mondo circostante • ad un’incarnazione nella quale ci si sente chiamati a non perdersi nel mondo esterno, ma a rafforzarsi nella propria interiorità concentrandosi sul proprio progresso, a patto che questo non porti a una mancanza d’amore verso il prossimo. Anche questi due modi di vivere si richiamano a vicenda. Non è vero quindi che basterebbe che uno scienziato dello spirito fosse pronto al sacrificio, poiché per offrire qualcosa bisogna prima averlo. Se si ha poco da offrire, allora anche il sacrificio di se stessi avrà poco valore. È una forma di egoismo o di pigrizia il non tendere a quella perfezione che rende il nostro contributo realmente valido per l’altro. Il mondo esterno rivolge facilmente il seguente 85 rimprovero allo scienziato dello spirito: «Tu cerchi solo il progresso della tua anima!». Certamente in questa ricerca emergono molti aspetti spiacevoli, tanto egoismo, ma nel nostro tempo si sperpera un’infinità di forze in nome dell’amore di dedizione. Con questo non intendo certo incitare al disamore, ma l’amore senza saggezza può risultare qualcosa di molto sbagliato che provoca più danni che vantaggi. Gli uomini d’oggi hanno bisogno di tornare a nutrire le loro anime per dare un nuovo impulso all’evoluzione dell’umanità. Per realizzare questo c’è bisogno di azioni nuove che non poggino esclusivamente sulla tradizione. La scienza dello spirito ha la missione di essere un seme culturale che deve germogliare nel futuro, e qui c’è di nuovo una relazione come quella tra fede e ragione, tra amore per l’altro e affermazione di sé. Chi è convinto che alla propria morte seguirà una vita eterna che esula dalla Terra non potrà dare il valore giusto alla vita terrena per l’evoluzione dell’uomo. Noi impariamo di più proprio dai nostri insuccessi, e quanto è raro aver la possibilità in una vita di rifare meglio ciò che abbiamo fatto in modo sbagliato! Se tutto quello che abbiamo imparato nella nostra vita sulla Terra andasse perduto quando moriamo, la vita non avrebbe alcun senso. Non ha senso parlare di 86 un continuo cammino di perfezione se si crede ad una vita eterna al di fuori della Terra, o se non si crede affatto ad una vita dopo la morte. La cultura contemporanea è organizzata in modo tale da racimolare ben poco per la prossima epoca culturale. Le anime si sono impoverite nel corso delle incarnazioni. Prima del mistero del Golgota c’erano forze di chiaroveggenza e magiche, forze di volontà – fino a quando poi, al tempo del “Cristo Gesù”, erano rimaste soltanto forze demoniache e malvagie. Basta leggere i Vangeli a questo proposito: la relazione con le forze divino-spirituali era andata perduta negli uomini. Poi venne lo Spirito del Sole e da quel momento gli uomini hanno vissuto due, tre o anche quattro incarnazioni, ma il cristianesimo ha agito solo debolmente su di essi perché si trattava di anime che si erano infiacchite nel corso dell’evoluzione umana. Quanto si fossero indebolite ce lo mostra l’ondata culturale di Buddhismo che ne è seguita. Il Buddhismo conserva le dottrine del karma e della reincarnazione come facenti parte della tradizione, ma vede il senso dell’evoluzione futura nel far di tutto per lasciare la Terra il più presto possibile. Tutto ciò che è atto a entusiasmare gli uomini per la missione da compiere sulla Terra è completamente sparito nel Buddhismo. Se il Buddhismo si diffondesse in Occidente questo sarebbe una prova di quanto esili siano divenute le anime, quanto incapaci di vivere, quanto inadatte ad affrontare la loro missione sulla Terra. Quando il cristianesimo si diffuse in Occidente anche le anime che lo accolsero erano deboli, e per questo il cristianesimo ha potuto sviluppare solo la sua veste esteriore. E allora ciò di cui gli uomini hanno bisogno adesso è un’interiorizzazione delle loro anime.

• L’anima umana ha avuto deboli incarnazioni – e il cristianesimo l’ha sostenuta esteriormente; • ora le anime umane devono rinforzarsi interiormente. Perciò non è tanto importante quello che si fa nella vita esteriore, ma il modo in cui si fa fluire la vita interiore in quella esteriore, il modo in cui ci si rinforza e ci si interiorizza accogliendo le verità del karma e della reincarnazione. Per quanto sia soltanto un modesto inizio ciò che la scienza dello spirito ha da dare, ha comunque un valore immenso, poiché porta all’umanità ciò che dovrà essere un cardine fondante della cultura futura. La vita diventerà sempre più complicata, a questo non c’è rimedio. Ma nella vita secondo la scienza dello spirito gli uomini si uniranno grazie a ciò che vive nelle loro anime. La scienza dello spirito porta beatitudine nella vita interiore, ma per far questo deve dapprima far ingresso nelle anime degli uomini. Alla pienezza della propria vita interiore deve lavorare ogni singolo uomo, mentre prima si faceva più affidamento su istanze esterne. Le istituzioni esterne diventeranno però sempre più complicate, al punto che gli uomini non ci si raccapezzeranno più. Ma l’uomo vero deve saper trovare la propria via a partire da se stesso. È un po’ come quando si va per strada: non è prescritto per legge che gli uomini non debbano cozzare gli uni contro gli altri, la cosa però viene evitata seguendo un impulso interiore. Anche se oggi c’è la tendenza a imprigionare l’essere umano per motivi di sicurezza tra un medico e un poliziotto, per fortuna non siamo ancora arrivati a questo punto. Quando le idee della reincarnazione e del karma si radicheranno nelle anime degli uomini nascerà un nuovo modo di vivere in tutti i campi. A noi non interessa più di tanto ciò che è stato detto, la cosa più importante è che la scienza dello spirito ci animi con le idee del karma e della reincarnazione al punto da poter intuire come sarà la vita quando tutti gli uomini saranno pervasi da queste idee. La nostra cultura si è impostata sul rifiuto delle idee del karma e della reincarnazione. Essa si comporta nei confronti della cultura futura proprio come chi, ritenendo che karma e reincarnazione siano un’assurdità perché dopo la morte non si vede nulla dell’anima, è di fronte a chi afferma: è possibile arrivare a sapere che karma e reincarnazione esistono se si osserva attentamente l’essere umano. La convinzione di star lavorando alla nascita di una nuova cultura è ciò che nel tempo presente può tenere unito un gruppo di uomini. E in questo senso si possono chiamare questi uomini scienziati dello spirito.

Risposta a domande Domanda:

l’anima dei bambini è ricettiva alle idee di karma e reincarnazione e a ciò che è connesso con queste?

Risposta: il nostro compito è quello di fare una cernita nel novero degli adulti, perché la pedagogia esistente è parte integrante delle nostre istituzioni esteriori. Se i concetti di karma e reincarnazione venissero portati direttamente ai bambini nelle scuole si causerebbero loro dei conflitti interiori, perché essi sono immersi nella vita esteriore ancor più degli adulti. Disarmonie interiori ce ne sono già a sufficienza, basti pensare alla discrepanza tra la lezione di religione e quella di scienze. Quindi per il momento vogliamo parlare solo agli adulti. D’altro canto le idee di karma e reincarnazione sono a loro volta così fruttuose per la vita sociale da rendere comprensibile il fatto che uno ne sia intimamente compenetrato. E allora si può certamente fare qualcosa per far fluire velocemente nell’età infantile l’idea del karma e della reincarnazione. A questo proposito si può leggere l’opuscolo che uno dei nostri ha scritto, e che non tratta di scienza dello spirito, ma descrive la pedagogia su base scientifico-spirituale adatta alle diverse età, ai diversi settenni nella vita del bambino. (Dr. Kändler, Lo sviluppo del bambino fino al cambio dei denti e il primo anno di scuola, 1911. Non tutti i bambini sono ricettivi a queste idee di karma e reincarnazione, la cultura esteriore è sempre un risultato del karma dell’umanità, e questo stesso karma è all’opera naturalmente anche nel bambino. Domanda: dopo la morte l’uomo rivive a ritroso ciò che ha vissuto nello stato di coscienza di veglia. Ma cosa ne è di quanto è stato vissuto nella coscienza notturna? Risposta: quello che qui sulla Terra non viene portato a coscienza lo porteremo perfettamente a coscienza nel mondo spirituale. Come sulla Terra è difficile ricordarsi della precedente incarnazione, nel mondo spirituale sarà naturale ricordarsi di tutte le esperienze precedenti, delle precedenti incarnazioni e così via. Non nel kamaloka (il luogo delle brame, il purgatorio), bensì nel mondo dello spirito emergerà come ricordo tutto quello che appartiene alla nostra vita notturna. Domanda: come trova lo scienziato dello spirito la coerenza nei suoi sogni? Risposta: Per prima cosa è necessario cercare di non dimenticarli. La capacità di ricordare i sogni indica già un rafforzamento della nostra vita animica. In secondo luogo i nostri sogni hanno a che fare in maniera essenziale con la nostra volontà individuale, più che con la nostra vita cosciente. Si può scoprire molto di più sullo stato della propria anima attraverso i propri sogni di quanto i sogni in se stessi non sembrino raccontarci. Dalle immagini del sogno ci si deve formare un’atmosfera di sentimento che ci porti a comprendere ciò che il sogno vuole dire.

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