Capire il Karma – Rudolf Steiner

CAPIRE IL KARMA

La vita come una giornata

Rudolf Steiner

In copertina: uno schizzo alla lavagna di Rudolf Steiner

Testo originale tedesco: Karma verstehen (Archiati Verlag e K., Bad Liebenzell 2008

Prima conferenza

La vita come una giornata nel ricordo del suo grande ieri

• Per ottenere un’immagine della propria vita precedente l’uomo deve poter decisamente volere tutto ciò contro cui si è ribellato

• La consapevolezza della reincarnazione e del karma renderà la prossima vita armonica, la mancata conoscenza di queste realtà la renderà un tormento

Seconda conferenza

Ciò che più ho detestato il mio vero Io lo ha voluto più di ogni altra cosa

• Esercitarsi a volere con tutte le proprie forze quanto non vogliamo ci aiuta a creare un’immagine di noi stessi – come un ricordo che è un sentore della precedente incarnazione

• Le rappresentazioni ci giungono dalla vita presente, i sentimenti e gli impulsi di volontà da quella passata

• Molte persone cui viene “salvata” la vita, sono chiamate a vivere per lo spirito

Terza conferenza

Il sentimento-ricordo dell’uomo che è nascosto in noi

• Riflettere su eventi non voluti o inspiegabili nella nostra vita produce una “memoria di sentimento” che ci rimanda all’essere che è nascosto in noi

• Tra una incarnazione e l’altra i rapporti basati sulle affinità elettive si alternano con i rapporti di consanguineità

Quarta conferenza

la rivoluzione copernicana dell’etica tramite la coscienza della reincarnazione e del karma

• Ciò che fa di un essere umano un ricercatore spirituale è la convinzione dell’esistenza della reincarnazione e del karma

• L’adesione al sistema copernicano ha reso gli esseri umani superficiali; con la scienza dello spirito essi ritrovano interiorizzazione e profondità

• Risposte a domande

Quinta conferenza

Il senso di responsabilità anche oltre la nascita e la morte

• La scienza dello spirito non ha bisogno di alcuna organizzazione esteriore; essa porta a tutti gli uomini le due verità di karma e reincarnazione

• Questo amplia e approfondisce il nostro senso di responsabilità verso la Terra e verso tutti gli uomini collegati con noi per affinità elettiva in un’incarnazione, e per consanguineità in un’altra

Prima conferenza

La vita come una giornata

nel ricordo del suo grande ieri

Berlino, 23 gennaio 1912 21

Miei cari amici! Alle osservazioni che abbiamo potuto svolgere su fatti e realtà spirituali, e che sono state interrotte dai giorni dell’assemblea generale, si potrà ben aggiungere qualcosa che sarà di aiuto per chiarirci certe cose attinenti all’attuale evoluzione dell’essere umano. Mentre i temi che abbiamo trattato in autunno ci hanno condotto alle gerarchie superiori, oggi vogliamo esaminare ciò che ha a che fare con le nostre vicende umane. L’uomo che si confronta con la scienza dello spirito e con le sue conoscenze fondamentali, con reincarnazione e karma, sarà indotto facilmente a chiedersi: perché è così difficile pervenire ad una visione di quell’essere entro l’uomo che passa di incarnazione in incarnazione sulla Terra, quell’essere che, se si arrivasse a conoscerlo bene, ci condurrebbe alla visione delle ripetute vite terrene e del karma? C’è da dire che, il più delle volte, l’uomo affronta nel modo sbagliato tutto quello che ha a che fare con questa domanda. Egli cerca di fare chiarezza su queste cose usando il comune ragionamento intellettuale. Egli si domanda: in che modo è possibile, a partire da fatti della vita esteriore, ottenere riferimenti su cui poter fondare la dottrina del karma e delle ripetute vite terrene? Con uno sforzo di questo tipo, che si basa sul ragionamento, l’uomo può arrivare fino a un certo punto, ma soltanto fino a un certo punto, perché il nostro mondo di pensiero è fatto così da essere dipendente totalmente da quelle strutture della nostra organizzazione umana che sono limitate ad una singola incarnazione, quelle strutture che noi riceviamo vivendo tra nascita e morte avendo in dotazione questa organizzazione. Da tale organizzazione, dal modo in cui sono formati il nostro corpo fisico e quello eterico, dipende ciò che dobbiamo chiamare il mondo dei pensieri. Quanto più acuti sono questi pensieri, quanto più si spingono in ambiti astratti, tanto più sono dipendenti da quella singola incarnazione che l’uomo sta vivendo. Abbiamo già spesso ripetuto che di tutto il vissuto della nostra anima il nostro mondo di pensieri è quello che meno di tutto porteremo con noi quando faremo ritorno nel mondo spirituale. E massimamente dovremo lasciare indietro proprio i nostri pensieri più acuti. Cos’è che l’uomo abbandona più di tutto quando attraversa la soglia della morte? Per prima cosa il suo corpo fisico, ma di tutto ciò che è interiore egli deve abbandonare totalmente quanto ha elaborato nella sua anima in forma di pensieri astratti. Entrambi, il suo corpo fisico e i suoi pensieri, sono ciò che meno di tutto l’uomo può portare con sé quando varca la soglia della morte. Egli porta con sé i suoi istinti, le sue brame, passioni e abitudini, anche lo stile e la natura dei suoi impulsi di volontà, ma meno di tutto i suoi pensieri. Da questo si può concludere che essi sono così legati ad organi esteriori da non costituire uno strumento valido per penetrare nei misteri della reincarnazione e del karma. D’altra parte è necessario sviluppare il proprio pensiero fino ad un determinato livello per poter riconoscere che reincarnazione e karma sono una realtà. Ciò che si può dire in merito è contenuto nel mio breve scritto Reincarnazione e karma e in Teosofia. Non si avrà da aggiungere nulla a quello che l’intelletto di per sé può riconoscere. Non è di questo che ci occuperemo oggi. Ci occuperà piuttosto la questione seguente: come può l’uomo arrivare ad una visione certa della reincarnazione e del karma, una visione che gli dia una certezza interiore sul nucleo essenziale del proprio essere? Si arriva a sviluppare questa visione certa svolgendo interiormente determinate azioni che non sono facili, ma fattibili. Il primo passo per penetrare il mistero del karma è quello di fare nel modo più coscienzioso un esercizio che consiste nel guardare indietro alla propria vita ponendosi la domanda: che tipo di persona sono stato? Sono stato una persona con una forte propensione alla riflessione, una persona portata a riflettere e a interiorizzare, oppure una persona che ha amato provare sensazioni esteriori? Sono stato uno al quale durante la scuola piaceva sempre leggere ma non far di conto, uno che le ha date spesso ai suoi compagni ma al quale non piaceva prenderle, oppure uno che molte volte le ha buscate? Dobbiamo guardare indietro alla nostra vita e chiederci: per cosa ero più portato, per l’attività intellettuale, per la sfera dei sentimenti, oppure per l’azione? Cosa mi è riuscito facile, cosa difficile? Cosa mi è successo a cui avrei voluto sottrarmi? Una volta guardato così alla propria vita, giunge il momento di sviluppare una conoscenza più intima della propria essenza spirituale. Allora si dovranno porre chiaramente di fronte alla propria anima tutte quelle esperienze che non si sono fatte di buon grado. Per esempio, uno che tanto volentieri avrebbe voluto diventare poeta ma è stato invece costretto dal padre ad imparare un mestiere, deve chiarirsi cosa gli è accaduto da giovane, che cosa gli è toccato in sorte e cosa ha voluto assolutamente evitare, da cosa ha voluto fuggire. Tutto questo si riferisce naturalmente ad uno sguardo rivolto al passato. Dobbiamo cercare di portare in chiaro a noi stessi che cosa ci dice un tale sguardo al nostro passato. Una volta fatto questo, ci si deve fare un’immagine di quelle cose che nella nostra vita ci sono piaciute di meno. Si tratta proprio di arrivare a capire quali siano queste cose. A questo punto si deve provare ad immaginare che tutto ciò che nella vita non si è voluto e desiderato ora lo si voglia e lo si desideri fortemente! Come saresti ora tu se avessi desiderato con convinzione e intensamente tutto quello che in fondo non ti è andato a genio? Bisogna qui escludere quello che ci è riuscito bene. La cosa più importante è immaginarsi le situazioni in cui non si sono potuti realizzare i propri desideri, in modo da crearsi un tipo di persona di cui si abbia la chiara idea che non è quella che noi siamo stati. E a questo punto ci si deve immaginare con tutta la forza e la convinzione possibili di essere stati proprio quella persona. Se si riesce ad identificarsi con questo essere, allora si è ottenuto qualcosa di essenziale in questo cammino verso il riconoscimento della propria essenza interiore. Proprio a partire dall’immagine che ci siamo fatti della nostra personalità, ci si svelerà qualcosa di quello che noi nell’attuale incarnazione non siamo, ma che abbiamo portato con noi entrandovi. Vediamo che da chi vuole conoscere la sua essenza spirituale viene richiesto qualcosa che gli uomini cercano di evitare al massimo. Il nostro tempo non è affatto incline a fare ciò che è necessario in questo caso. Nel nostro tempo gli uomini tendono per lo più a ritenere di andar bene così come sono. In epoche precedenti, quando la religione era più importante rispetto ad oggi, troviamo che l’essere umano si tormentava se non rispondeva all’immagine che doveva farsi di se stesso secondo la provvidenza divina. E questo lo portava a ciò che conduce oltre la nascita e la morte, seppure non ancora ad una precedente incarnazione. A questa si arriverà quando si sia posta davanti a sé una controimmagine di se stessi. Allora ci si dirà: questa controimmagine ha a che fare proprio con te. Quando la si avrà, essa ci inseguirà, si cristallizzerà in noi e ci diremo: quest’immagine ha qualcosa a che fare con te, ma non con la tua vita presente. Allora si avrà la sensazione che essa provenga da un’altra vita, da una precedente incarnazione. Se ci poniamo tutto questo davanti all’anima, ci accorgeremo di quanto sia errata l’idea che comunemente ci si fa della reincarnazione e del karma. Avrete sentito spesso che quando un teosofo si trova davanti qualcuno che è bravo in matematica immancabilmente si convince che costui sia stato un bravo matematico già nella vita precedente! Quante serie di reincarnazioni di questo tipo vengono montate da teosofi immaturi convinti di trovare in questo modo la verità! La reale osservazione del ricercatore spirituale mostra proprio l’opposto. Persone che in una vita precedente sono state eccezionali in matematica e nel calcolo, nella loro presente incarnazione non hanno nessuna propensione per tutto questo. Se si vuole sapere quale talento uno abbia avuto con buona probabilità in una precedente incarnazione, si farà bene a riflettere su ciò che in quella presente egli è in assoluto meno capace di fare. Si scoprirà che probabilmente in quella facoltà ha brillato in una precedente esistenza. Dico “probabilmente” perché queste cose sono del tutto vere, ma vengono spesso intralciate da altri fatti. È possibile che qualcuno nella sua vita precedente abbia avuto un talento speciale per la matematica ma sia morto giovane. In questo caso nella vita successiva egli nascerà naturalmente con una certa predisposizione in campo matematico, ma essa si presenterà come un proseguimento della precedente incarnazione. Ad esempio, il matematico Abel, che è morto da giovane, rinascerà di certo con una speciale attitudine per la matematica, ma non appena l’avrà espressa appieno diventerà perfino ottuso nei suoi confronti. Io ho conosciuto un tipo che sin dai tempi della scuola odiava i numeri mentre era molto bravo nelle altre materie, e così i suoi insegnanti dovevano sempre cercare di abbassare un po’ i voti di queste materie per arrivare nelle votazioni finali ad una media che consentisse di volta in volta di promuoverlo. E tutto questo derivava dal fatto che lui nella sua precedente incarnazione era stato un matematico d’eccezione. Se si approfondisce ulteriormente questo tema si mostra che quello che in una vita si fa esteriormente, l’esercizio della propria professione esteriore, nell’esistenza seguente trapassa nella formazione interiore. Per esempio, se una persona è stata un buon geometra, questo si trasformerà nell’incarnazione seguente in un acuito senso della vista. Persone che vedono molto bene hanno portato con sé questa facoltà da una precedente incarnazione. La predisposizione alla matematica si è trasformata in acutezza della vista. Prendiamo un altro caso, quello di un’individualità che sia vissuta dedicandosi in modo particolare alle forme architettoniche. Ciò che questa individualità ha vissuto con esse si traduce in forza di vita interiore e cesella in modo speciale lo strumento dell’orecchio, cosicché questi diventerà un grande musicista. Egli non diventerà dunque di nuovo un grande architetto, poiché le forme presenti nell’architettura dovranno edificare gli organi interni. Le capacità esteriori spesso ingannano su ciò che dalla precedente incarnazione ha condotto all’esplicazione di questo talento. Così dobbiamo anche riflettere sulle capacità che più ci mancano. Questo ci può portare ad individuare ciò in cui abbiamo brillato nella vita precedente. È facile prendere queste cose dal lato sbagliato. Come ci può insegnare una certa riflessione, che cioè è il nucleo essenziale dell’uomo ad essere all’opera di incarnazione in incarnazione, così la chiaroveggenza ci mostra che l’uomo non impara facilmente una lingua per il fatto di aver vissuto in una precedente incarnazione nel luogo della lingua in questione, altrimenti i nostri studenti dovrebbero imparare più facilmente il greco e il latino poiché queste, un tempo, sono state le loro lingue madri. Ciò che ci siamo attirati esteriormente è racchiuso tra nascita e morte e passa nell’incarnazione successiva sotto forma di forze trasformate. Chi in una incarnazione aveva la predisposizione ad imparare molte lingue, non l’avrà anche nella successiva, ma in compenso avrà l’inclinazione a valutare le cose senza pregiudizi, mentre coloro che non hanno portato con sé dalla precedente incarnazione una tale predisposizione giudicheranno in modo unilaterale. Queste sono le cose che hanno a che fare con i segreti della reincarnazione. E proprio guardando a questi misteri ci si formerà un’immagine più precisa di quello che nell’uomo è interiore e di ciò che deve essere considerato esteriore. La lingua non è una realtà interiore. Si può amare una lingua in ragione dello spirito di popolo che essa rappresenta, ma la lingua è qualcosa che agisce da una incarnazione all’altra sotto forma di forze metamorfosate. Quando l’individuo si esercita in queste cose e si dice: ora intendo desiderare e volere quello che fino ad ora ho desiderato e voluto di meno, le rappresentazioni di ciò che ora si vuole in tal modo si conformano in un’immagine della precedente incarnazione. Questa immagine si formerà con grande esattezza, se uno prende sul serio le cose che ho qui caratterizzate, perché dal modo in cui queste nuove rappresentazioni si comporranno in un’immagine uno sentirà chiaramente se questa gli appartiene, oppure se gli è del tutto estranea. Quando attraverso l’elaborazione di queste rappresentazioni uno si è dipinto una tale immagine davanti agli occhi dell’anima, potrà valutare quanto essa sia sbiadita nel corso del tempo. Si avrà il sentimento: quest’immagine non potrebbe essere né tuo padre, né tuo nonno, né il tuo bisnonno. Lasciando agire quest’immagine su di sé si giunge alla certezza interiore del numero di generazioni che si frappongono tra sé e quell’immagine. Supponiamo di avere questo sentimento: tra te e quell’immagine ci sono dodici o sette persone. Proprio un simile sentimento si sviluppa in noi. Se ci sono dodici persone tra noi e quell’immagine, allora basta dividere per tre e avremo quattro. In tal modo si giunge al numero di secoli che di regola ci separano dalla nostra precedente incarnazione. Una persona che dall’immagine che si è formata trae il sentimento che dodici persone la separino da quella stessa immagine, svilupperà la convinzione che la sua precedente incarnazione ha avuto luogo più o meno quattrocento anni prima. La maggior parte degli uomini troverà che in questo modo è in grado di stimare quando ha vissuto la sua precedente incarnazione. Con questo abbiamo toccato cose che sono del tutto estranee all’umanità di oggi. E non c’è dubbio che se venissero raccontate a persone impreparate, costoro le riterrebbero delle incredibili fantasticherie. Il destino della visione scientifico-spirituale del mondo sarà sempre quello di opporsi in un certo modo al sapere che si è consolidato come portato del passato, poiché questo tipo di sapere rappresenta il più grossolano e desolato materialismo. Proprio quando alcune visioni del mondo ci si presentano come se poggiassero sul solidissimo terreno della scientificità, possiamo star certi che esse sono nate dalla più squallida forma di materialismo. E poiché la scienza dello spirito ha il compito di fare qualcosa, ossia di esigere dall’essere umano ciò che egli potrebbe effettivamente realizzare, – per esempio quando la scienza dello spirito gli richiede di impegnarsi a conoscere le sue passate incarnazioni –, mentre oggi generalmente egli vuole proprio il contrario, allora ci si può immaginare quale opposizione questa scienza debba suscitare ovunque, perché gli uomini non saranno assolutamente disposti ad accogliere cose estranee alle loro abitudini di pensiero come lo sono delle verità spirituali. A questo punto forse ci si chiederà: perché questa visione spirituale delle cose si presenta proprio ora all’umanità, perché non giunge più tardi quando gli uomini saranno più maturi? Questo accade perché non si può immaginare una differenza tra due epoche più sostanziale di quella che c’è tra la presente e quella in cui gli uomini si troveranno a vivere nella loro prossima incarnazione. Il modo in cui si sviluppano le facoltà spirituali non dipende dall’uomo, ma dipende dal senso e dal decorso complessivo dell’evoluzione terrena. Il tipo di uomo che incarna la vita culturale attuale è molto lontano dal credere all’esistenza della reincarcanazione e del karma. Si può vedere quanto saggiamente questo fatto sia collegato con ciò che oggi gli uomini compiono e imparano in relazione alle loro facoltà intellettuali: attraverso tutto questo gli uomini fanno sì che nella seguente incarnazione avverrà proprio l’opposto. Nella seguente incarnazione questi uomini avranno una forte nostalgia e inclinazione a voler conoscere la loro vita precedente. Per il fatto che sono uomini tipicamente del presente, rinasceranno con una forte disposizione a voler percepire la loro precedente incarnazione. Ci troviamo ad una svolta dei tempi nella quale gli uomini saranno sempre più pervasi da un sentimento che farà dire loro: la nostra vita resta inspiegabile se non sappiamo come è stata la vita precedente! Essi vivranno da tormentati se non riusciranno ad avere una tale conoscenza. È proprio per questo che la scienza dello spirito giunge adesso: per preparare gli uomini alla loro prossima incarnazione. Perché gli individui che oggi coltivano la scienza dello spirito svilupperanno comprensione per reincarnazione e karma, e grazie a questo sperimenteranno armonia interiore nella loro anima. Avranno come tutti gli altri il desiderio di ricordare la loro passata incarnazione. Gli uomini che oggi rifiutano la scienza dello spirito proveranno qualcosa di simile ad una tortura interiore. Saranno confusi e interiormente disarmonici. Nella loro prossima incarnazione si dovrà dire loro: potrai comprendere cosa ti ha causato questo tormento solo se ti convinci in tutta serietà che sei stato tu stesso a “volere” quel tormento.

Naturalmente essi non ci vorranno credere, ma comprenderanno il loro sentirsi un nulla, la loro desolazione, e capiranno il senso del monito: la vita che volete fuggire in realtà l’avete voluta voi stessi! E allora rifletteranno e si diranno: «Poiché in una passata incarnazione ho vissuto in modo da dire: “Che assurdità! Che idiozia! Come si può credere che a questa vita ne segua un’altra!”, poiché ho avuto tali pensieri, la mia vita è diventata vuota, assurda. Ho seminato in me un pensiero che è una forza reale e che ha reso la mia vita desolata e vuota». Questo è il karma del materialismo. La prossima incarnazione sarà piena di senso per coloro che dicono a se stessi che la vita si svolge in base a causa ed effetto – cioè in modo sensato e armonico. Al contrario, sarà desolata, vuota e senza senso la vita di coloro che respingendo il pensiero della reincarnazione hanno impostato da sé la loro vita in quel modo. E così vediamo che i pensieri non passano direttamente in quanto tali nella vita seguente, ma vengono trasformati in forze. Nei mondi spirituali, nella vita tra morte e nuova nascita, i pensieri non hanno alcun significato nella loro forma attuale, ma soltanto dopo essere stati trasformati in forze reali. Per quanto meraviglioso possa essere un pensiero – quando l’uomo varca la porta della morte quel pensiero sparisce. Rimane soltanto l’entusiasmo che ha accompagnato quel pensiero. Anche della scienza dello spirito, oltre la soglia della morte, l’uomo non porta con sé i pensieri, bensì l’intensità dei sentimenti ad essi connessi. I pensieri in quanto tali hanno un significato solo per il mondo fisico. Nei mondi superiori i pensieri vivono trasformati in forze. I pensieri che negano la reincarnazione vengono sperimentati come tormento, come dolore, come senso di vuoto. Proviamo ad immaginare di avere molto a cuore qualcosa, che ci piaccia molto vederlo quando andiamo in un certo luogo – per esempio ci siamo abituati a veder sbocciare un fiore in giardino e abbiamo gioito spesso nel vederlo – ; e ora immaginiamo che arrivi qualcuno e recida quel fiore: proveremo dolore per questo fatto. Se si cerca di comprendere con la chiaroveggenza da dove nasca il dolore, si capisce che è perché il corpo astrale e quello eterico sono racchiusi nel corpo fisico. Quando ad esempio ci procuriamo un taglio i due corpi, astrale ed eterico, non possono connettersi come si deve con quel punto del corpo fisico, e così sorge il dolore corporeo. Così i pensieri che l’uomo si fa nel presente hanno un effetto fin nel futuro, gli si faranno incontro in futuro come forze operanti in lui. Al contrario, egli non troverà nulla in sé come forze di fede e di conoscenza se non provvede egli stesso ad inviarne nel futuro. E allora avvertirà tutto questo come tormento, come paralisi. Queste sono le cose che devono portarci in chiaro da una certa prospettiva il corso del karma. Ho dovuto parlarne oggi per poter poi individuare ancora più chiaramente i modi in cui l’uomo può rendersi capace di conoscere la sua propria essenza spirituale.

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