A Beirut, 7 mila persone sono scese in piazza chiedendo le dimissioni del governo

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“Distruggere il Libano per salvarlo” (Destroying Lebanon to save it) è il titolo dello studio che il think tank americano Carnegie Middle East Center ha emanato il 10 giugno 2020, solo due mesi fa.
La tesi è semplice ed efficace: Beirut è oggi in realtà un avamposto dell’Iran in Medio Oriente, in quanto è controllato da Hezbollah [l’uno e l’altro dichiarati da Israele Amalek]; per distruggere Hezbollah bisogna distruggere il Libano, e poi dopo il cambio di regime, ricostruirlo con i finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale.
Lo studio del Carnegie detta quanto segue: il Congresso deve approvare una legge che “proibisce a tutti i contribuenti al Fondo monetario internazionale di andare in un soccorso del Libano” ché “ricompenserebbe solo Hezbollah, in un momento [in cui] i manifestanti in Libano chiedono la fine della corruzione e si oppongono al dominio di Hezbollah “.

La distruzione economico finanziaria del Libano era notoriamente già in corso, ed ora capiamo meglio perché e da chi è stata provocata.

Ma c’è fretta: ed ecco che dopo l’esplosione che ha raso al suolo Beirut, vi atterra Emmanuel Macron e che fa? Si fa ricevere da una piccola folla che lo acclama e lo implora di liberare il paese dalla “corruzione”, e lui annuncia. sarà “l’inizio di una nuova era”, “sento la vostra rabbia”, “proporrò un nuovo patto politico per il Libano.

A Beirut, circa 7mila persone si sono radunate nella piazza centrale, chiedendo le dimissioni del governo dopo l’esplosione nel porto del 4 agosto, che ha ucciso più di 150 persone, scrive Reuters . Secondo il giornale, i manifestanti hanno lanciato pietre contro la polizia, cercando di sfondare l’edificio del parlamento. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni. Durante i disordini, circa 100 persone sono rimaste ferite.

Martedì nel porto di Beirut c’è stata una forte esplosione. In città è stato introdotto lo stato di emergenza. In un raggio di 10 km, i balconi sono stati strappati dai muri di molti edifici, le strade sono ingombre di detriti di case danneggiate e auto rovesciate. L’onda d’urto si è fatta sentire anche a Cipro, situata a una distanza di 240 km dal Libano. Subito dopo l’emergenza, si è scoperto che il nitrato di ammonio è stato detonato – nitrato di ammonio (o forse di un ordigno esplosivo) , che è arrivato al porto sulla nave Rhosus, noleggiata da un nativo di Khabarovsk, residente a Cipro Igor Grechushkin.

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